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Capitolo 4

“Perché con facciamo scambio? Ti pago la differenza; lo capisco bene che la tua parte rende di più della mia, ora.”

Andrea lo guardava, lasciando che i suoi occhi trasparissero disinteresse, ma in cuor suo gongolava ed il cuore gli batteva a mille.

“Ci penserò. Sai per ora la ricerca sta fruttando bene, ma non posso assicurarti che duri in futuro”; fingeva anche altruismo, dando lenza per tirare il tonno dove voleva lui. “Mi sento in difficoltà a chiederti anche dei soldi!”

“Andrea, tanto lo sai che non sono contadino io. Se a te va bene, io sono contento così. Ti darò il 10% dell’oro che recupero.”

E rimasero d’accordo così.

 

Antonia non era d’accordo.

“Hai cercato di tenermi all’oscuro perché avevi la coscienza sporca!”

“All’oscuro? Ma se tutto il paese ne parlava! Ma non vedi come ha lasciato andare in rovina il suo campo! A lui non fa nessuna differenza. Vuole una miniera d’oro? Io gliela do!”

“Ma non è così che aveva deciso tuo padre!”

“Sempre tutti dalla sua parte siete. Meno fa e più gli piovono grazie dal cielo!” Andrea non ne poteva più.

“Se ne va in guerra e ti torna con una donna da far girare la testa ai cadaveri! Si ritrova tra le mani un campo che è veramente una miniera d’oro e non se ne cura! Ed ora, il Signore gli manda anche un figlio, mentre sono anni che noi ci proviamo senza riuscire!”

La fulminò con lo sguardo, convinto che la colpa fosse di lei, così trascurata, così dismessa.

“Comunque, domani siamo dal notaio. Mi riprendo solo ciò che mi è dovuto; la decisione è presa!”

Approfittando del cambio di luna, Andrea sgusciò fuori in silenzio, nell’oscurità più assoluta, e si recò al suo campo.

Vi nascose di nuovo le pagliuzze che aveva recuperato per dare credibilità alla storia ed un po’ di soddisfazione a quell’ingenuo di suo fratello. Non tutte però; una parte la tenne per sé, per ricordo, o forse per avidità.

 

Mai lo aveva visto lavorare così duramente in tutta la sua vita, ma subito dopo avere preso possesso di quel campo, aveva iniziato a sgobbare sulle rive del fiume dall’alba al tramonto.

Andrea lo guardava; anche lui si doveva dar da fare a lavorare quel terreno per troppo tempo trascurato.

Ma se più Andrea si adoperava più il suo campo diventava produttivo, più passavano le settimane meno oro riusciva a trovare il povero Giacomo, nonostante aumentasse di continuo gli sforzi profusi.

Si era anche comprato una bateia, sperando che il nuovo metodo portasse più frutti; per ore, con i piedi immersi nelle acque, imprimeva a quella scodella larga e poco profonda un ritmico movimento rotatorio nella speranza che le pagliuzze più pesanti restassero sul fondo, visibili e catturabili.

Ma anche con questo sistema i risultati scemarono, finché un giorno, recuperato il recuperabile, Giacomo dovette gettare la spugna; l’entusiasmo scemò e quel campo, già poco fertile, trascurato, andò in stato di abbandono.

Segue

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