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Quella notte indimenticabile, tutto era diverso, eppure così familiare allo stesso tempo.

L’aria fresca della notte mi portava con sé in un vortice di ricordi, mancanze mai affievolite, dolori mai del tutto sepolti.

Ero sopravvissuta, mi dissi. Avevo attraversato con coraggio i meandri del mio cuore, avevo accolto i miei demoni, e avevo riempito le mie voragini con cascate d’amore per me stessa. Ero sopravvissuta, ero viva.

Alzando gli occhi al cielo, rimasi totalmente rapita dall’immensità di quel cielo puntinato di stelle; sembrava volesse inglobarmi, avvolgermi, in tutta la sua luminosità. Ero parte di quell’infinita grandezza, ed ero finalmente in pace con me stessa.

Per una frazione di secondo, una stella cadente tagliò un pezzo di cielo con la sua scia sfavillante. Fu in quell’istante, che rammentai chi ero e cosa mi accadde, esattamente un anno fa.

Ero una donna persa, distrutta dal dolore e imprigionata dalle sue stesse paure.

Non avevo più nulla, se non un cumulo di macerie nel cuore.

Quel pomeriggio di una calda estate, ricordai, vagavo sola per le vie della mia città. Forse, cercavo un conforto, un rifugio, o una distrazione. E, quasi per magia, si materializzò davanti ai miei occhi una graziosa bottega d’artigianato.

Entrai, senza esitare. Seduta al centro del negozio, vidi una signora di mezza età, con i capelli sale e pepe, che era intenta a completare il suo lavoro, un grande cesto in vimini. Per un po’ rimasi in silenzio, estasiata nell’ammirare la danza che le sue mani abilmente eseguivano tra un intreccio e l’altro. Salutai timidamente e la signora alzò i suoi grandi occhi su di me. Mi sorrise e mi fece segno di sedermi su di una piccola sedia in legno, posta di fronte a lei.

Non so perché, ma in quel luogo, in compagnia di quella singolare signora, mi sentii immediatamente a mio agio e mi venne del tutto naturale parlarle della mia storia. Mentre le parole fuoriuscivano quasi strozzate dalla mia bocca, mi toccai quasi con timore le braccia e il viso, lì dove portavo i segni indelebili di un amore letale.

Lei si accorse del mio gesto, mi guardò teneramente, e mi disse:

<< Vedo il tuo dolore, bambina mia. Non lasciare che sia lui a guidarti. Segui il tuo cuore e perditi. Perditi perché è l’unico modo per ritrovarti. Un giorno, ti ritroverai sotto un cielo stellato, una stella cadrà sotto i tuoi occhi, e il tuo vero desiderio si compirà >>.

Quelle parole profetiche mi cambiarono la vita da quel momento in poi.

Seduta in riva al mare, con le onde che dolcemente lambivano i miei piedi, ripercorsi il mio lungo viaggio. Sorrisi, ero felice. Ma, qualcosa mi mancava.

D’un tratto, percepii dei passi, sprofondare nella sabbia, e dirigersi sicuri verso di me.

Dopo un po’, mi voltai e vidi un bambino dai grandi occhi azzurri, seduto proprio accanto a me.

Una lacrima mi rigò il viso, avevo il cuore in gola.

<< Mamma sei tornata? >>

<< Sì amore, sono qui >>.

<< Non mi lascerai più? >>

<< No, mai >>.

<< Per sempre >>.

<< Per sempre >>.

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RiversFlowsInYou87

"Lei non ha una religione. La sua fede risiede nelle stelle, nei fiori, nell'oceano, e in sè stessa." (Zachry K. Douglas)

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11 Comments

  1. FilippoArmaioli
    FilippoArmaioli

    Bello. (La bottega d’antiquariato mi ha fatto pensare a “Cose preziose”. Ma solo perché l’ho visto da poco.) Ma il bambino spunta alla fine perché era affidato al papà divorziato? Spunta improvviso, ma perché non è già con la madre?

  2. Alcano
    Alcano

    Devastante! Non ho altro aggettivo da proporre per questo meraviglioso racconto. Scarno ma essenziale, quello che a me piace di più, scevro di abbellimenti inutili ma davvero emozionante nel finale.