Leggere scrivere e pubblicare Racconti online su Owntale

Una piattaforma ricca di funzionalità dove pubblicare, leggere e scrivere racconti gratuitamente. Mettiti alla prova e raggiungi il punteggio milgiore!

Mi hanno chiamato dalla tenda del Comandante, il servitore era nervoso quando lo ha detto, ha abbassato gli occhi ed è corso subito via per paura gli chiedessi qualcosa.
Non sa che io non chiedo niente ai servitori del Comandante, sarà lui a dirmi cosa vuole.
Mi avvio ubbidiente verso quella tenda, intorno a me l’accampamento brulica di attività; il fabbro suda mentre fa il filo alle spade mentre una lunga fila di soldati aspettano il loro turno, il cuoco se la prende con lo schiavo perché non ha girato a modo lo spiedo e lo prende a frustate, qualche matrona mi osserva con la coda dell’occhio sorridendo.
L’accampamento è vivo, è una buona cosa.
La tenda del Comando è ampia, spaziosa ed enorme; simbolo del potere.
Entro e mi presento alle guardie poste all’ingresso, questi grugniscono qualcosa e mi fanno passare,
Il Comandante è li sul suo scranno che mi aspetta, mi fa cenno di avvicinarmi.

Dopo che mi ha dato gli ordini esco dalla tenda, adesso non sembra più un luogo tranquillo, ho appena avuto l’ordine di coprire l’avanzata dell’esercito arrampicandomi sul “passo dell’averno con i miei uomini”. Devo uccidere tutto ciò che è vivo per poter garantire il passo sicuro. Inoltre non ci sono strade per arrivarci, occorre arrampicarci.

Avverto i miei uomini del comando che ho avuto, essi non dicono niente ma dai loro visi capisco che non ne sono contenti, quel dirupo è difficile a scalare a mani nude.
Dobbiamo farlo all’imbrunire, quando le ombre si allungano.

Saliamo, impongo il silenzio.
Vedo i miei uomini che goffamente conquistano metro dopo metro di quel dirupo che sembra non finire mai, un paio di loro perde la presa ed in silenzio precipitano nel buio.
E’ una fatica immane a causa delle nostre pesanti armi, ci impediscono di agilità; ma alla fine ci siamo, siamo quasi tutti in cima al dirupo e siamo pronti a coprire l’avanzata del nostro esercito dall’alto, con le nostre frecce.

E’ l’alba non abbiamo dormito, un soldato mi avvisa che il nostro esercito è in movimento e che tra poco passerà sotto di noi. Dobbiamo stare attenti che al nemico non venga la nostra idea, colpire le truppe dall’alto di quella maledetta gola di rocce.

Organizzo dei turni di guardia e mando qualche esploratore nei dintorni.
Tutto è calmo, il nostro esercito sta transitando pacificamente nella gola sotto di noi e non c’è nessun nemico qua sopra.

Ormai il nostro esercito ha passato la gola dell’averno.
Ordino agli uomini con me che dobbiamo calarci e riprendere i nostri cavalli lasciati all’accampamento ormai vuoto.

Scendere è più facile.

Prendiamo i cavalli ed andiamo incontro al nostro esercito che oramai è lontano, sproniamo i cavalli ho sonno e vorrei mangiare qualcosa.

Passa un’ora e nel cielo vedo una miriade di corvi, ci avviciniamo e lo vedo.
Tutto il mio esercito, il mio Comandate ed i miei compagni trucidati e scomposti dall’agonia riversi in un mare di sangue.
Non c’è più niente ormai, solo il gracidare dei corvi che strappano la carne dai cadaveri.

Allora capisco, sono stati assaliti dal nemico in campo aperto ed hanno fatto strage.
Penso tristemente che il Comandante pensasse ad un attacco dal dirupo chiamato “Averno”.

1
0
TAGS:

Commenta il racconto di

Lascia un commento

1 Comments