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Mentre mi confidava che suo fratello Hiroshi era un lottatore di sumo, non mi venne affatto di pensare a quei tizi iperobesi in mutandoni che si sfidano in arene anguste, rivaleggiando tronfi pur se rinchiusi come polli in gabbia. Pensavo invece solo a quanto fosse carina e speciale Yumiko, stretta nel suo setoso kimono, anche se i suoi dolci invitanti occhi non somigliavano a quelli luccicosi dei manga e degli anime. Se quelli del Sol Levante ci togliessero il sole, pensavo, tipe come lei la luce la restituivano subito, e con interessi. La giovane giapponese l’avevo conosciuta nel mio viaggio a Tokyo, da cui non ero ancora tornato. Mi esprimo con lei in un imperfetto inglese; ma pur sempre meglio di quanto potrei nel suo idioma dai pittogrammi così astrusi, incomprensibili. Anche il cuore di Yumiko era un simile labirinto: dopo mesi, ancora non capivo bene se si fosse innamorata di me o se non fossi altro che il suo agognato souvenir d’un viaggio in Europa mai fatto. E io, lo ero? O ero attratto dal suo nipponico sorriso com’è meccanicamente naturale che lo sia un metallo ad una calamita?

Suo zio lavorava il pesce. A Okinawa. Se avessi dovuto aiutarlo per contraccambiare coi proventi d’un mestiere e la dignità dell’impegno tutto l’affetto,il rispetto e i delicati manicaretti che mi sostentavano, avrei vissuto una vita in pieno stile “Capitani Coraggiosi”…ossia con una puzza di pesce fetente perennemente nelle narici che mi avrebbe steso il naso e sarebbe divenuto il mio di odore tutt’addosso, irrespirabile…

Yumiko preparava e vendeva sushi. Pesce crudo. Tagliato e unito con semi di sesamo, alghe Nori, caviale di salmone. (Tutti ingredienti che non mancavano, così che non servivo neppure come aiutante). L’ammiravo che affettava quei frutti del mare con coltelli affilatissimi, che mi facevano temere il peggio. Li faceva roteare con perizia, e dentro sé rimuginava un grido contenuto, che le esplodeva solo in mente, colpo su colpo:”Banzai!”… (In realtà, non doveva farlo ma voleva rendere acrobatico il suo mero ruolo di cuoca). Questa “Ninja del ‘Kung Food’ ” accontentava i clienti facendo spettacolo, ma era pur sempre una fidanzata armata che non sapevo se dover temere. Se l’avessi lasciata (putacaso) avrebbe fatto harakiri, o seppuku? O mi avrebbe porzionato come un filetto? La verità era che conoscevo poco il Giappone, e lei.

Dopo qualche mese mi misero a cuocer lentamente polpettine di riso, per i nighiri. L’alga Nori serviva per hosomaki,futomaki, e i triangolari onigiri; il caviale rosato era per i gunkan. Ogni tanto friggevo frittatine, per i ripieni, o tagliuzzavo in pezzi minori la frutta e la verdura ancora troppo grossolana.
-Se serviamo solo pesce crudo e basta,è sashimi. Che se è posto su una ciotola di riso al sesamo, però,si dice chirashi!,- mi spiegava Yumiko, sperando di rendermi migliore come chef e come giapponese d’adozione, per istruirmi al meglio sulla nuova patria. Ma a me il pesce, cotto o crudo,non piaceva. E vedendomi tanto attorno a me,quanto mai prima, piaceva ancora meno. Mi andava meglio col cioccolato. Ne ricevevo a San Valentino, di buona qualità,e il mese seguente, per tradizione, al White Day, dovevo spendere di più in cioccolato bianco…per dire che accettavo la corte femminile che mi si era proposta…Io la ricevevo sempre la mia parte e poco mi danneggiava dover contraccambiare più generosamente. Per quel che sapevo, lei non spendeva niente per amici e colleghi, zero,quindi non c’era nessuno per cui essere geloso.

C’è una cosa però. Non è che non possa migliorare, ma per ora…Una sola cosa, il resto è stato,devo dire,se non proprio facile, fattibile. E’che non ho mai sopportato di dover pasteggiare sul tatami scomodamente.
-Ti lamenteresti di intrecciare le gambe? O di piegare le ginocchia?-
-Ma no, è che…-
Non sapevo come dirlo, era una debolezza. Una sciocchezza, per la quale non volevo apparire ridicolo. Rimpiangevo le care vecchie occidentali sedie, tutto qui…

…Sayonara!…

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FilippoArmaioli

Scrivo da anni: su Alidicarta, Meetale e Owntale. Teatro, romanzi e racconti. Su Facebook, ho dei gruppi come "I fan del Sugo Besugo" o "Concorso di bellezza Miss Utopia".

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