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“Un altro corpo è stato rinvenuto nello Sprea.”
L’ uomo spense il televisore e fece un ultimo tiro del suo sigaro. Le sue mani grandi e tozze tremavano. Prese il telefono, compose un numero e gli rispose la segreteria telefonica. Sospirò. Sua figlia non gli rispondeva spesso, ma ormai  erano diversi  giorni che provava a contattarla senza esito. Non era da Birgitte. Ah, la piccola Birgitte, ormai aveva vent’ anni e si sentivano di rado e si vedevano ancora meno da quando a  diciotto anni era andata via di casa. Prese il giaccone appoggiato sulla poltrona e decise di dirigersi alla stazione di Polizia. Aveva una brutta sensazione, un brutto presentimento e sapeva  che era l’ unica cosa da fare. Quando uscì dal portone di casa una brezza fredda lo assalì, il freddo sembrò invadergli le ossa. In fin dei conti era Dicembre, e la temperatura era di -5°C. L’aria era densa di fumo, ed il cielo era pieno di nuvole scure e minacciose. Eppure questo non sembrava scoraggiare i numerosi turisti che in quei giorni visitavano la città. Si muovevano curiosi, senza meta e guardavano con stupore i mercatini di Natale. Hans sorrideva sempre davanti a quella scena, quelle persone gli ricordavano i bambini stupiti davanti al suo negozio di giocattoli. Avevano le stesse espressioni, la stessa gioia e la stessa ingenuità. Arrivò davanti alla stazione, fece un lungo respiro ed entrò. Là dentro vigeva il caos, gente che si muoveva in tutte le direzioni, odori nauseanti, e un vociare confuso. Decise di recarsi allo sportello informazioni, e si schiarì la voce.
“Devo fare un denuncia di scomparsa..”
La donna allo sportello non alzò nemmeno lo sguardo, e con disinteresse gli indicò un lungo corridoio.
“La ringrazio” disse con un filo di voce. Pareva un uomo affranto e senza forze.
Percorse il lungo corridoio dalle mattonelle nere e bianche, e pensò a quante persone prima di lui erano state in quel posto per denunciare la scomparsa dei propri cari. Ad un tratto vide una porta socchiusa dalla quale proveniva una luce soffusa  e l’ odore di una sigaretta, bussò alla porta e il poliziotto lo invitò ad entrare. Lo sguardo dell’ uomo  lasciava trasparire solo una sorta di indifferenza e insofferenza per quella mansione d’ ufficio. Una volta presi i dati e raccolto abbastanza materiale per la denuncia Hans venne liquidato in poco tempo con un semplice “le faremo sapere se la troveremo, ma non si preoccupi, è normale per ragazzi di quell’ età sparire per qualche giorno.” Ma Hans sapeva, sapeva che tutto ciò non era normale, non era da Birgitte. E’ vero, non gli rispondeva subito, e non si sentivano spesso, ma non era mai sparita per giorni senza prima avvisarlo. Non poteva fare a meno di ripensare continuamente allo loro ultima chiamata. Il suo tono di voce era strano sembrava turbata, affannata. E poi aveva detto qualcosa di strano riguardo alla scatola dei giochi su in soffitta. In quel momento lui non ci aveva fatto caso, ma ora qualsiasi cosa prendeva un significato diverso. Si diresse subito verso la sua abitazione con un passo svelto e alla ricerca di risposte. Una volta entrato in casa il caldo e l’ odore del suo sigaro sembrarono assalirlo, ma lui non ci fece caso. Accese le luci,  e tentò di scavalcare tutti i cartoni di pizza e le birre che aveva lasciato per terra.
La casa è una discarica, pensò.
E poi si diresse verso le scale che portavano alla soffitta. Non ci saliva da tredici anni, da quando era morta Anne. Aveva messo tutte le sue cose in degli scatoloni e poi li aveva portati là sopra, perché ogni suo ricordo era doloroso come una pugnalata al petto. Le scale erano completamente ricoperte di polvere, e in soffitta aleggiava un odore di chiuso quasi insopportabile, ma quello non era il momento di lamentarsi. Si mise a cercare tra gli scatoloni, e non ci mise molto a trovare quello che cercava. La scatola a differenza di tutte le altre non era impolverata, e tutto ciò che era al suo interno era riposto con cura e attenzione. La prese e la portò giù. Una  volta sceso decise di indagare approfonditamente al suo interno, e cercare degli indizi. Un peluche di pezza attirò la sua attenzione, aveva un’ aria malinconica, eppure lui non ricordava di aver mai regalato nulla di simile a Birgitte. Il peluche aveva delle lunghe orecchie bianche,e ricordava un coniglio, eppure non sembrava affatto tenero. Dei bottoni neri e opachi erano cuciti al posto degli occhi, e la bocca era inesistente. Spostandolo Hans si accorse che dentro il pupazzo vi era qualcosa, dei disegni. Erano di Birgitte, ma non erano i soliti disegni che faceva quando era piccola. Questi avevano un’ aria cupa ,vi era sempre un’ ombra, scura e tetra che sembrava incombere su di lei. E poi in uno c’era il coniglietto, e sotto Birgitte ci aveva scritto “IO”. Ma cosa voleva dire tutto ciò? Hans continuava a non capire, percepiva solo che forse lui di sua figlia non sapeva nulla e non conosceva nulla. Da quando Anne, sua moglie era morta, lui aveva smesso di comunicare con sua figlia. Quella terribile notte, lui stava ancora in negozio per fare il bilancio e ad un tratto squillò il telefono, era Birgitte che gridava con una voce disperata.
“Papà vieni, per favore, la mamma non sta bene.”
E da lì il vuoto, lui non si ricordava più nient’ altro, e nemmeno dei giorni che seguirono. Cominciò a chiudersi sempre di più in se stesso fino a ridursi a parlare per monosillabi. La diagnosi del medico legale era suicidio in seguito ad una crisi depressiva. Eppure lui non riusciva a crederci, Anne sembrava turbata prima di morire, ma  non depressa. Ed ecco che in quel momento tutti i suoi dubbi ormai dormienti parvero risvegliarsi.
Cosa si era fatto sfuggire? Cosa non aveva visto?

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