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L’ESORCISTA

Ovunque io vada vengo accolto con festeggiamenti ed elargizioni di doni.
Mi dicono che sono benedetto da Dio stesso, ma io faccio solo il mio lavoro; lungo la strada che percorro vengo fermato spesso dai gendarmi ma appena conoscono il mio mestiere, si fanno il segno della croce e mi lasciano andare.
Siamo nel 1264 annus domini e la vita è difficile, le persone fanno fatica a procurarsi il cibo da mangiare, specialmente quelli che abitano nelle città; la campagna è dura coltivarla ma almeno, in tempo di mercato cittadino qualche moneta si riesce a portare a casa.
Poi ci sono le tasse, la metà di ciò che si ha in casa appartiene, per diritto al feudatario che non disdegna di mandare i suoi sgherri a ripulire di ogni avere le case di chi sta sui propri terreni.
Non credo che questo comportamento finirà mai e, non credo nemmeno, che fra 1000 anni cambierà qualcosa.

Sicuramente ci saranno persone nuove ma il ricco cercherà sempre di trarre propri vantaggi nei confronti dei poveri.

Siamo perennemente in guerra ed i contadini sono chiamati continuamente a schierarsi con il loro signore, la campagne si svuotano di figure maschili e le donne fanno quel che possono per mandare avanti la casa ed i bambini, difatti, mi dicono, che in città sono aumentati i bordelli; non pensate male io sono un soldato di Dio.
Mancano ancora poche miglia e sono arrivato al paese dal quale mi hanno chiamato.

Entro, con il passo stanco del mio cavallo, e subito uno stalliere si propone di prenderlo in consegna per farlo riposare, “Dov’è la chiesa?” gli chiedo. Fa un gesto per indicarmi che è proprio lì davanti a me. A me non sembra una chiesa, non ha il campanile ed è solo una casa in mattoni anziché di paglia e malta.

Libero del mio cavallo, mi aggiusto spada e cinturone ed entro in quella “casa” chiamata “chiesa” dagli abitanti del luogo, o almeno dallo stalliere.

Dentro è proprio una chiesa c’è un altare in fondo al corridoio e tante sedie rivolte verso di esso.

Sentendo il rumore che faccio entrando si affaccia un uomo minuto con il viso stanco, probabilmente non mangia da diversi giorni perché continua a guardare la mia bisaccia.

“perchè mi avete chiamato” gli chiedo.
“Vede figliolo qui in paese non vengono nemmeno più a riscuotere le tasse perché abbiamo un problema”,”che problema avete” gli chiedo.

Abbassa gli occhi e facendosi il segno della croce afferma deciso “abbiamo il diavolo in persona”.

Ho capito qualche paesano ha dato di matto ed hanno chiamato me.

“Non è come pensi” continua come se mi avesse letto nel pensiero “In tanti ci hanno provato ma sono fuggiti”.
“C’è una casa, in fondo al villaggio, nella quale non si può entrare, è infestata. E della famiglia che vi abitava non si sa più niente”.
“Buon frate portami in quella casa, indicami qual’è”
“Il frate comincia a tremare ma poi acconsente”.
Usciamo dalla “chiesa” e ci incamminiamo in un leggero pendio, noto una casa in fondo e man mano che ci avviciniamo noto anche che le case vicino sono chiaramente disabitate.

Dico al frate di tornare in chiesa e pregare, al resto ci penso io.

La porta d’ingresso cigola, dentro c’è luce perché le finestre sono tutte rotte.

E lo vedo, vedo un’ombra vestita con un saio nero e con il cappuccio alzato, è molto piccolo.

Sguaino la spada e mi preparo, questi abbassa il cappuccio e mostra il viso di una bambina sorridente, ha tutti i denti appuntiti e solo allora mi accorgo che la pelle è verde!

Comincio a preoccuparmi, sento che mi sta leggendo nel pensiero lo sento chiaramente…vedo mia madre, mio padre ed il mio fratello che mi dicono.. vai via, vai via.

Alzo la spada per prepararmi alla lotta ma questa si affloscia come se fosse di pergamena, eppure era puro acciaio forgiato!
Comincio ad aver paura.

La bambina con voce rauca mi dice “Questo è il tuo cuore” e mostra il mio organo nella sua piccola mano, “se lo rivuoi sei ancora in tempo per andare via stregone dei miei coglioni…” e comincia con improperi inenarrabili nei miei confronti.
Dico solo con tremore: “Rivoglio il mio cuore e vado via”
Lo hai già maledetto figlio di baldracca, mi dice.
Penso allo stalliere, al frate ed alle tasse non pagate da quel paese.

Dico solo terrorizzato: “D’accordo vado via”.
Mi giro e corro verso la porta cigolante, sento una risata dietro di me, una risata di uomo adulto adesso… e sono fuori.
Vado dallo stalliere, riprendo il cavallo e corro, corro via da quel paese dimenticato da Dio.
Mentre corro lungo la strada che mi allontana dal paese penso. “E’ tempo di cambiare mestiere, non avevo mai visto una spada di acciaio forgiato sciogliersi in mano, si è tempo di cambiare mestiere”.

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