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Siamo in balia del mare ormai, abbiamo perso tutte le vele e l’albero maestro si è spezzato con un rumore sinistro che non dimenticherò mai.

Il viso del Capitano è inguardabile, traspare tutta la tristezza e la paura per quello che ci aspetta.
E’ palpabile che non sa cosa fare, siamo alla deriva in mezzo al mare.

Siamo partiti dalla Florida con tutte le nostre buone intenzioni, dovevamo fare solo un giro di addestramento per i novizi, poi la burrasca ci ha colti di sorpresa e ci siamo ritrovati nel bel mezzo di una tromba d’aria.

La nave non ha retto l’impeto del mare ed eccoci qua nel bel mezzo di una bonaccia alla mercè degli eventi, non possiamo fare niente.

Il Capitano continua a tacere annichilito, allora qualcuno di propria iniziativa comincia a fare un elenco del cibo che abbiamo a bordo. Penso che sia inutile, fra una settimana saremo tutti assetati e cotti da sole.
Vedo, finalmente, il Capitano che prende il binocolo e scruta l’orizzonte, lo fa per darsi un tono, lo sa benissimo che non possono esserci tracce di altre navi in questo tratto di mare, le correnti ci hanno sospinto fuori da ogni rotta.

Questa nave è sprovvista di remi, non possiamo muoverci, dobbiamo solo sperare nella fortuna.

In lontananza il vapore acqueo che sale dal mare ci dà l’impressione che siamo vicini alla terra ferma, sorrido, sono proprio dei novizi chi pensa questo.

Sono passati due giorni e già ci sono stati dei litigi fra alcuni marinai; il Capitano ha mostrato la sua pistola e tutto si è risolto con mugugni e sguardi rabbiosi. Se non troviamo una soluzione ci uccideremo tra di noi.

Una settimana è passata e la bonaccia accarezza gentilmente la nave trasportandola, con le sue correnti, verso l’ignoto.

Si sente un grido: “Terra!! Terra”, ogni uomo ferma i propri pensieri e, coprendosi gli occhi dal riverbero, guarda in ogni direzione.
Si, un isolotto si staglia chiaramente dalle acque. Il Capitano esce dal suo torpore ed ordina di calare la scialuppa di salvataggio e di trainare la nave con i remi di questa. La nave non ha remi, questo è l’unico modo che abbiamo per spostarci.
Lentamente, molto lentamente la nave comincia a seguire fiduciosa la scialuppa che con fatica immane tenta di avvicinarsi all’isolotto.

Ci sono voluti due giorni affinché la nostra nave, o quel che ne rimane, cali l’ancora nella spiaggia dell’isolotto. Il morale è alle stelle, forse troveremo acqua e qualcosa da mangiare, non importa che cosa.

Senza aspettare alcun ordine dal Capitano tutta la ciurma scende dalla nave, sentire la sabbia sotto i piedi è qualcosa di difficile da dimenticare.
Tutti si sparpagliano nell’isolotto alla ricerca di qualsiasi cosa, oramai il Capitano non lo ascolta più nessuno.

Quando i primi che si sono inoltrati nella boscaglia tornano alla nave non portano buone notizie, l’isolotto è disabitato, è solo pieno di insetti.

Dopo questa notizia qualcuno risale sulla nave, altri si preparano a dormire sulla spiaggia. Io sono tra quelli che risalgono sulla nave, non sopporto gli insetti.
Nella mia amaca, prima di addormentarmi, penso se gli insetti sono buoni da mangiare.

Il sole è sorto, inizia un nuovo giorno, un nuovo giorno di disperazione.
Scopro che nella notte qualcuno ha ucciso il Capitano e che dalla spiaggia arriva odore di arrosto.
Oddio, speriamo che non sia quello che penso.

Scendo dalla nave, i miei compagni stanno mangiando pezzi di carne abbrustoliti.
Si girano verso di me e sorridono.
Il sangue mi si gela nelle vene.

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