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Si accese una sigaretta ed iniziò a passarla nervosamente da un angolo all’altro della bocca.

“Non ho la minima intenzione di prendermi cura di lui come fosse un bambino”; in cucina, Andrea si sfogava con Antonia. “Non dopo tutto quello che ho passato.”

“Lo sai che ha qualche problemino.”

“Problemino? Quello ci marcia solo su! Non iniziare a ragionare come i miei che lo hanno sempre difeso e non gli hanno mai fatto prendere alcuna responsabilità. I suoi problemi sono dovuti al modo in cui è stato educato; ci voleva maggiore disciplina e anche qualche bella punizione in più!”

Era tornato dall’incontro con il notaio irritato ed amareggiato; la casa era stata divisa in due, un piano ciascuno, e questo gli stava bene. Anche il campo, quello che solo lui lavorava, era stato diviso in due; ma la parte buona, con la terra fertile, era stata lasciata a Giacomo, che neanche sapeva come trattare. A lui era toccata la parte vicina all’Oglio, dove il fiume aveva depositato sabbie chiare e scintillanti su uno spesso strato argilloso, rendendone povero il terreno.

“Sono anni che il campo lo lavoro io, spezzandomi la schiena per far rendere un poco anche la parte meno fertile, ed ora mi ritrovo solo con quella. Le poche volte che mi aiuta, si stufa dopo poco, e se ne torna a bighellonare per il paese.”

“Qualche problema ce l’ha, altrimenti non avrebbe a mala pena finito solo la terza media” replicò Antonia. “Almeno tu sei riuscito a prendere il diploma.”

Era vero; era stato così orgoglioso quando i suoi l’avevano iscritto al Regio Istituto Tecnico Agrario Giuseppe Pastori, a Brescia. Due anni dopo vi avevano mandato anche Giacomo ma, neanche passato un trimestre, ne era stato espulso per scarso rendimento e condotta irrequieta. Da allora i genitori avevano perso interesse anche per i suoi risultati scolastici, per non creare frustrazione al fratellino ‘vittima innocente di quell’Istituto che non aveva saputo gestire il comportamento di un ragazzo un po’ esuberante’.

“Alla fine, quello coccolato e protetto era sempre lui, anche se a darsi da fare ero io!”

Sembrava che la rabbia covata in tanti anni venisse a galla tutta d’un colpo; insieme all’invidia.

Guardò Antonia, nella penombra, indaffarata a preparare la cena alla stufa, i capelli raccolti sotto un triste foulard, le ciabatte lise da cui spuntavano grigi calzini di lana; gli sembrò sciatta come non mai. Si erano sposati subito prima che partisse per il fronte, in Egitto, regolarizzando la sua posizione dopo anni di fidanzamento, come conveniva ad un ragazzo timorato di Dio.

E suo fratello invece? Spedito in Jugoslavia se ne era tornato indietro quattro anni dopo con una slava, bionda come il grano, con due gambe che arrivavano fino a lì ed un seno che il vestito faticava contenere; neanche si erano sposati. Ed il padre, rimasto vedovo, non aveva aperto bocca, accettando la situazione e vivendo insieme a loro al pian terreno di quella casa che ora il notaio aveva equamente diviso, secondo la volontà del genitore defunto.

 

Per colpa di quella donna aveva fatto anche la figura del fesso in paese, e pure con sua moglie.

Non erano passati neanche due mesi da quando Ankica era arrivata; Andrea aveva quasi finito di confessare i soliti peccatucci settimanali, ma ce n’era ancora uno che gli era rimasto nella strozza e si vergognava a parlarne. Alla fine, aveva preso il coraggio a due mani: “… ancora una cosa”, aveva detto al don Sergio.

Il prete si era seduto di nuovo in attesa che sputasse il rospo.

“Ogni volta che esco da casa, non riseco ad evitare di gettare un occhio nella casa di mio fratello, sperando di vedere Ankica. Una volta l’ho colta a cambiarsi, sbirciando tra le persiane socchiuse, nella penombra della camera; don Sergio, sono rimasto lì a godermi lo spettacolo!”

“Non desiderare la donna d’altri; questo ti costerà altre tre Ave Maria. … è la moglie di tuo fratello; facciamo quattro!”

Don Sergio aveva sorriso tra sé e sé; non solo non era la moglie del fratello, ma probabilmente non c’era in paese nessun uomo sotto gli ottanta che non avesse fatto gli stessi pensieri su quel bel pezzo di femmina.

Fatto sta che il suo segreto, confessato con imbarazzo, era diventato in breve di pubblico dominio, oggetto di battute e risate. Era stata Antonia a non prendere la cosa con troppo spirito, e gli era toccato dormire più di una settimana sul divano per purgare anche con lei i suoi pensieri peccaminosi.

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3 Comments

  1. Vecchietto
    Vecchietto

    “Si accese una sigaretta ed iniziò”. il primo rigo delle sue riflessioni.
    L’uso non corretto della congiuntiva eufonica(ed) è un anomalia diffusissima.
    Ma le congiuntive e le disgiuntive eufoniche vanno usate soltanto tra vocali uguali. Nel caso diverso non c’è motivo di ricorrere alla forma eufonica.
    Attendo di leggere la continuazione. Un caro saluto.

  2. Alcano
    Alcano

    Per ora commento solo il tuo modo di scrivere perché la trama ancora non si è ben dipanata , anche se stai sviscerando (in senso metaforico) i tuoi personaggi molto bene, dando loro un carattere preciso. La scrittura è ottima, con nessun refuso e scorre precisa, mi ha fatto piacere leggerti. Un bravo di cuore.