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Mi serve aria.
Ora.
Come cazzo faccio a pensare se non mi arriva l’ossigeno al cervello? Quindi è questo quello che si prova in un attacco di panico?

Merda, devo rispondere al messaggio. Lo sa che sto leggendo.

(“Pensa qualcosa di divertente, sbrigati, sii simpatico, stempera, manda tutto in caciara, sei bravo in questo. Fallo. Sopravvivi.”)

La faccina che ride con le lacrime, funziona sempre. Che spiscio. Ora arriva quella di risposta. Eccola. Uguale e contraria, secondo trama.

Ho guadagnato qualche secondo, ma la mossa è a me. Si aspetta che dica qualcosa.

(“Cristo non smetti di parlare da 30 anni. Parla. Sii rassicurante, spiega che è stato un equivoco, che purtroppo hai detto ESATTAMENTE quello che volevi dire.”)

La verità uscirà fuori tanto, solo che preferirà farlo fra qualche mese a 40 euro a seduta. Ridendo e piangendo contemporaneamente come quella faccina di merda. Ora non mi va di piangere, ma sto cercando di capire perché non dovrei.
C’è poco da dire. Non ero pronto. Perché ho chiesto se non volevo sapere? Eppure mi atteggio sempre quando cito Sun Tzu, peccato che a quanto pare sono così ritardato da non capirlo poi:

“Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia”

Io non ti conosco. Non come vorrei. Non come avrei voluto. Pensavo di conoscere me, ma a quanto pare adesso sono uno che deve anche reimparare come si respira. Dio quanto non voglio vivere questo momento.

(“Come farai adesso a riprenderti quel cadavere che hai  lasciato in mezzo alla chat? Stupido.”)

Sono andato, mi sono inginocchiato e ho scoperto il fianco. Doveva essere una conquista, è stato un suicidio rituale. Porco, bue e pecora. Sempre io. Carnefice e vittima. Ho fatto come sempre tutto io. Dall’altro lato, avverto che sente l’odore del mio sangue. È in imbarazzo. Ho capito che ha capito.

(“Confondi, sfoca, sfuma, rasterizza. Non è Photoshop ma funziona ugualmente.”)

Qualche minuto e avrò confuso entrambi abbastanza da far sembrare la conversazione quasi piacevole. Un esperimento, una boutade. Scrive all’improvviso:

<< È stato bello comunque….mi lusinghi tanto>>

La chiarezza delle formule fisse. Quanto vorrei non saper leggere tra le righe a volte e
insistere, perché troppo stupido per capire.

Sto scrivendo…

Perfetto, riesco a farlo senza riflettere, senza vedere e in ipossia.
È passata un’ora. L’ho notato adesso. Non so di cosa ho parlato. Rileggo tutto. Non sembra che l’abbia scritto io. Ma significa solo una cosa:

(“Si, sei già tornato. Sei di nuovo il morto vivente che eri prima. Non pensarci, non pensare, non. NON. Ne riparliamo tra qualche mese, dove sai tu. Pornazzo, dai…”)

 

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