Questo saggio ha come tema quello di prendere in considerazione e far conoscere un genere che nonostante la sua esistenza è stato ignorato per molto tempo, troppo tempo, sebbene sia più che accreditato e faccia parte delle nostro mondo e delle fantasie che ne emergono.
Il genere che vi propongo, che io indicherei rosso (o rosso e nero), è un genere ribelle e sovversivo, che si contrappone ad una società sempre più pressante nei riguardi del popolo, in particolare i cittadini comuni e borghesi non collegati all’élite. Questi ribelli vengono schiacciati dai poteri forti in modo immediato o costante a seconda del potere esercitabile e dell’urgenza nel reprimere ogni ostacolo all’accrescimento e mantenimento della posizione della casta.
L’ultraviolenza non è altro che la protesta a questo trattamento per la distinzione fra le persone e la sottomissione del popolo attraverso la soppressione di ogni diritto civile, informativo e facoltativo. L’idea nell’ultraviolenza è quello di abbattere ogni elemento che possa imporre un regime totalitario. Per questo si pone di affrontare ogni censura, indottrinamento, incostituzionalità, dittatura o controllo (da quello spionistico e fisico a quello immateriale ed economico) al fine di impedire un indirizzamento delle masse volto a favorire quelle che altro non sono le figure massoniche a capo di questi sistemi di controllo. Sistemi che possono basarsi sul controllo mediatico (per favorire l’opinione ed darne credito nonostante la palesità dell’ingiustizia), istruttivo (al fine di formare nuove menti approvanti operati illeciti, per via della credulità avvolta dalla scarsa capacità di pensiero), giudiziario (al fine di controllare leggi e sentenze riguardanti la libertà e l’assoluzione a seconda dell’individuo anziché del reato) tecnologico (al fine di porre aperture e chiusure su tecniche innovative o antiprogressiste per la medicina, l’industrializzazione influenzando questi ed altri settori in crescita o sviluppo) favorendo le correnti che si vuole infondere nel panorama globale e nazionale.
Lo scopo dell’ultraviolenza è quindi quello di contrapporsi a fenomeni d’impoverimento sociale, di ogni genere, e di ripristino di equilibrio tra le classi sociali, poiché si nasce e si muore uguali la vita non è fatta per imprimere distinzioni.
L’ultraviolenza non ha schieramento politico, ma si può rivedere nei valori di una politica negli interessi del cittadino (poiché la politica fa parte della vita quotidiana a cui non è possibile e consono estraniarsi). Non è di destra o sinistra ma di valori che possono alterare ed evolversi finché sono negli interessi di ogni individuo civile. Pur accostandosi ad una visione anarchica non si rivede in ciò, poiché nell’ultraviolenza viene presa in considerazione anche la fattibilità delle idee e quindi non può esaltare un concetto che può apparire perfezione nella teoria ma disastroso nella pratica.
L’ultraviolenza crede nei diritti di ciascun individuo, non esistono razze o specie, è l’animo a distinguere gli umani, la morale non la pelle. Chiunque finché rispetta il prossimo è libero di credere e comportarsi a proprio piacimento, non esiste imposizione se non quella del rispetto.
L’ultraviolenza tende all’ateismo, tuttavia se una religione propone ideali di pace e umanità, praticandoli non solo a parole, questa è ben accetta. Le religioni stesse hanno lo scopo di unire le persone (e lo vediamo anche dallo sviluppo umanitario, tecnologico ed artistico apportato da queste) ma qualora dovessero dividerle, o imporsi sulla libertà, queste vanno cancellate.
L’ultraviolenza non fa distinzione tra uomo e donna, i sessi sono uguali, e ognuno è libero di amare chi voglia purché l’amore sia accettato, la scorrettezza è la stessa per qualunque persona si importuni e va punita.
L’ultraviolenza è un valore non una tendenza, non segue le mode, piuttosto le mette in discussione e se necessario le affronta.
L’ultraviolenza rifiuta il politicamente corretto e ogni perbenismo che possa minare la libera espressione o critiche di tematiche sociali sia che esse avvengano per dibattito o in maniera artistica.
L’ultraviolenza rappresenta il risentimento e la violenza da essa derivante, l’elemento che però la contraddistingue da un immorale e insensata furia è lo scopo e il metodo con cui si propone per un cambiamento etico e civile (quanto più possibile), disapprovando l’aggressività basata sulla bassezza, e qualunque depravazione contenuta nella corruzione degli ideali da cui nasce. Infatti questa si pone come rielaborazione dell’odio, portandolo a stadi superiori per cui senza porsi nella sua brutalità anche l’individuo può grezzo o ignorante può rendere beneficio comune attraverso il suo disprezzo, ed ogni istinto rivolto al disturbo altrui e alla devastazione dei beni condivisi. Questa elevazione di ogni sentimento attinente alla violenza al fine di risanare squilibri e ingiustizie, riqualificando il proprio odio e convertendolo in maniera produttiva a livello personale sociale, è ultraviolenza.
I temi
Le tematiche di questo concetto riguardano la soppressione dei diritti civili e l’impegno sociale per contrastare ogni limitazione e imposizione da parte dello stato o multinazionali per il controllo assoluto, fisico ed immateriale su quello che è il panorama globale. Infatti l’ultraviolenza riconosce l’esistenza di società segrete con l’aspirazione della conquista totale e repressione, come dell’attivismo per combattere la sfrenata ricerca della superiorità per sfruttamento di vite senzienti o meno. La diffidenza è un tema chiave (come hanno sostenuto anche numerosi scienziati nella storia) poiché nulla può essere dato per certo e la certezza senza (a volte anche con) prove e fatti è nulla, quindi la costante ridiscussione è sempre lecita e il dubbio non deve considerarsi da offesa come vorrebbero far passare gli impositori (sempre che questo non violi in modo deprecabile e infamatorio confutato il rispetto). Riguardo il progresso tecnologico questo riceve la sua accoglienza, ma osservando una scrupolosa analisi nel suo impiego, introduzione, aggiornamento e impatto sull’ambiente con la priorità di non danneggiarlo minimamente, anche a costo di negarne l’uso se questo dovesse rivelarsi nocivo. La preservazione dell’ambiente è considerata fondamentale, riflettendosi in una visione ecosostenibile, ponendo il massimo rispetto della propria civiltà e punizioni corrispettive al grado del torto commesso (su persone e non), ponendo anche obblighi di prestarsi (da sanzioni a volontariato) nei confronti dell’ambiente e altri beni condivisi (come infrastrutture e servizi), ma prima di tutto all’educazione nei riguardi degli interessi comuni e inviolabili. La cultura è fondamentale, non vi è nulla di sbagliato in questa e ogni conoscenza deve essere pubblica, purché si venga prima istruiti sulla questione nel rispetto e nei rischi che pubblicamente si possono avere. Per situazioni in cui le restrizioni sarebbero opportune queste possono essere vincolate da fasce di età (unicamente), non da alcun altra distinzione che possa categorizzare i cittadini, civili o altro.
Noi ed ogni cosa presente è conseguenza del corso degli eventi vissuti, la storia e la sua trascrizione sono inviolabili, nulla deve imporsi sulla cronaca per alterarla e deviarla dal suo resoconto documentato e l’esattezza può essere discussa ma non aggiustata secondo canoni estetici e propagandistici. Niente va cancellato o rimosso dalla memoria storico esistenziale. Il passato e gli errori racchiusi in esso servono da percorso e monito per non ripeterli, qualunque aspetto positivo o negativo di un’idea o corrente, giusta o sbagliata che fosse va ricordata per quello che è senza alterare i contenuti per fornire versioni di parte intente a modificare i fatti e la maniera di un dato svolgimento.
Simbolo
Il simbolo dell’ultraviolenza è composto da una “V” e una “U”. Mettendolo su una bandiera questa risulterebbe con sfondo nero e lettere in rosso (somigliando molto a quella presente in “V x Vendetta). La U (uniforme) posizionata in basso rappresenterebbe un cerchio (simboleggiante un muro, di genere culturale, sottomissione e mancanza di diritti) andato a distruggersi per volere della V (volontà) che da un nulla nel cerchio, poi un piccolo punto, si è espanso fino a frantumare la barriera in cui era imprigionato, sfociando così in un enorme V elevandosi da misero punto e dilagando in tutta la sua vasta differenza (allungandosi in modo vario e non uniforme come farebbe una I, questo per indicare anche la sua indiscriminazione).
Questa V rossa su tela nera, il cui vertice è semi circondato da una piccola U è il simbolo dell’ultraviolenza.
Un altro emblema dell’ultraviolenza è il saluto populista. Esso in fatti si contraddistingue nel braccio destro rivolto verso l’alto con la mano chiusa a pugno. Questo per indicare, nella sua volgarità antibuonista, l’intenzione di alzarsi contro chi si pone nella superiorità e colpirlo direttamente senza la minima vergogna di compiere un azione “brutale” trattandosi di un gesto dedito ad abbattere i soprusi, e quindi a restituire l’altruismo di chi lotta per rendere giustizia.
Un’immagine di questo gesto la si può ammirare con Freddie Mercury.
Dopo questa introduzione voglio presentarvi l’ultraviolenza e le sue caratteristiche, nonché stile. Credo che il miglior modo per farlo sia quello di usare le 5W.
QUIS
Chi sono i protagonisti…
I protagonisti di questo genere non sono classici buoni, altruisti e cordiali con l’indole di salvare tutti (anche l’essere più spregevole), e nemmeno i cattivi (dato che la storia è la ricerca della loro sconfitta), i protagonisti di questo genere sono gli antieroi, quei personaggi emarginati dalla società, disprezzati spesso da entrambe sia da buoni che cattivi (sebbene nella maggiore di casi l’opinione popolare o dei cittadini più indifesi e lasciati ai margini possano appoggiare queste figure). Ciò nonostante ne lo stato (la legge) ne il crimine organizzati (i criminali) li vogliono, questo perché questi antieroi nonostante l’illegalità nel quale possono incorrere non commettono crimini per i loro interessi ma per il bene della civiltà, e al contempo non si rifanno ai vincoli morali o alle dottrine perbeniste. Il personaggio tipico di questi contesti può essere un violento o non, in ogni caso è una persona che in caso necessario non si rifiuta di usare la violenza per i suoi scopi, o per difesa, sua o altrui. Inoltre non si fa problemi del suo linguaggio, nella schiettezza (anche offensiva) o nell’approccio usato con conoscenti ed estranei. Spesso questi personaggi rappresentano la maggior sincerità dell’aspetto umano mostrando una coerenza superiore a quella persino dei buoni che direzionati da falsità di bontà stampata (poiché condizionati dall’immagine) non deviano in alcun modo dalla rettitudine che servono cecamente nella fede della pace.
Abbiamo abbastanza casi di antieroi quindi credo sia quasi inutile precisare ulteriormente questa figura.
Riguardando la sua origine e formazione il ceto di questa figura può appartenere a qualunque fazione purché capace di venire a contatto con la realtà in cui esso vive, rendendosi conto delle ulteriori possibilità e scenari (paragonabile attraverso in cui potrebbe esistere (accettandone la tangibilità e l’ipotesi di cambiamento).
La posizione economico culturale, nella società, di questa tipologia di antieroe si rispecchia particolarmente nella classe borghese, poiché non appartiene ne ai ranghi troppo alti (e contagiati da una concezione di burocratismo e verticalizzazione cultista del potere) ne da contesti relegati ad una completa ignoranza e indifferenza incosciente del suo potenziale e della concreta ribellione che ognuno può avviare e contribuire (costituendo la cosiddetta massa o gregge incapace di scegliere o di eseguire ciò che va contro la programmazione insegnata). Questa sua borghesia posizionandolo nel mezzo gli permette il contatto e la conoscenza di figure differenti e del loro stile di vita. Questo ruolo a favore di ogni riscontro, in cui anche l’abitualità influisce nell’osservazione, permette nei suoi ambienti ed eventi di considerare versioni contrapposte della vita, delle facoltà e degli interessi di elementi nella condizione di inferiorità e superiorità in cui si inseriscono fino ad una considerazione pubblica. Rinvenire determinate circostanze è necessario per dare l’inizio a idee che pongano revisioni su quelli che sono i risultati di determinate basi(trovando riscontro in 1984 nel discorso sulla categorizzazione dei bassi, medi, alti). È grazie a queste esperienze se il protagonista riesce ad ampliare la sua visione della civiltà e i trattamenti che essa riserva alla gradualità dei suoi componenti.
Altro aspetto che coinvolge il protagonista, o le figure a lui vicine, è l’evoluzione da inetto di Svevo (incapace e inconcludente) a superuomo Dannunziano (forte e dinamico). È grazie proprio alla sua evoluzione, sviluppata dall’acculturamento e una possente volontà se questo riesce a portare a termine il suo obiettivo. Persino nella sconfitta questo non si abbatte, tenendo duro fino all’ultimo e restando impassibile a qualsiasi tortura.
Questa resistenza a non cedere viene a rifarsi anche a livello emotivo delineando apatia nei confronti dei legami umani mantenendo ad ogni modo il rispetto per questi. Questo distacco serve a mantenersi libero dai pregiudizi e dal peso della coscienza che può fornire ripensamenti o conflitti di carattere ingenuo, senza contare la distrazione derivante da un eccessivo bisogno di rapportarsi in compagnia senza sviluppare la minima capacità di muoversi in autonomia, e i freni ammessi da ricatti emotivi che possono compromettere l’operare per ideali al fine di salvaguardare i propri affetti (rinunciando alle priorità).
…e i nemici?!
Ad ostacolare l’eroe non ci sono solo i “cattivi” e comuni criminali, che possono variare ed occupare qualunque posizione, ma anche il “buoni” che reputando illecite le azioni ultraviolente si impiegano a smantellare e cessare queste e la loro diffusione. Questi buoni si dividono infatti in due gruppi, i buoni servili e incoscienti e quelli corrotti. Questi ultimi rappresentano il maggior nemico, poiché facendo parte di cariche governanti o influenzanti possono giostrare come vogliono la legalità e il giudizio soggettivo riguardo le azione di chi vi si oppone. Infatti se la polizia, i militari o altri operatori nel campo della sicurezza e del rispetto civile vengono condizionati e aizzati contro dissidenti (scorretti o corretti) questi risultano un notevole ostacolo per la rivolta, anche non violenta, che si vuole compiere. In ogni caso a rappresentare maggiormente l’antagonista dell’antieroe presentato dall’ultraviolenza ci sono le cospirazioni di società segrete e i cui membri ricoprono i ruoli in cima alla scala sociale per tutelare i propri interessi. Affinché il controllo rimanga nelle loro mani le organizzazioni massoniche promuovono leggi e ideologie basate sulla loro personale e vantaggiosa visione delle buone norme, instaurando un dogma puro e indiscutibile, poiché il semplice dubbio comporta l’immediata screditazione e il rimprovero dell’estraneità verso valori accettati, ritagliati, e proclamati. Altri fattori possono essere quelli di istaurare la paura, elargendo sotto finta generosità protezione e affidabilità, mirando a portare con essa alla distrazione dagli avvenimenti attuali e significanti.
Si può contare anche una terza sagoma, quella del popolo, inerte o mobilitato a seconda delle condizioni. Le masse forniscono il contributo fondamentale e definitivo a combattere i sovrani, sebbene vi siano situazioni nel quale l’antieroe da se conduce il cambiamento, la sollecitazione popolare dirige la vittoria al suo massimo. Infatti se questi si muovono compatti contro il sistema sotto cui vengono oppressi possono rivelarsi inarrestabili, rovesciandolo tramite l’unione e la vastità di gente mossa ad agire. Lo sforzo e l’impegno è proporzionale al numero di individui azionati, più questo numero è grande minore sarà lo sforzo per farsi valere.
QUID
Che cos’è l’ultraviolenza…
L’ultraviolenza è la canalizzazione di ogni risentimento e desiderio aggressivo a scopo produttivo. Se infatti la violenza e la volgarità possono essere usate per compiere atti ignobili, questo non significa che non possono adoperarsi per altro, e attraverso un odio intellettuale adottare un metodo differente di utilizzo per cui reindirizzare persino la brutalità nella bellezza e nella valorizzazione di una protesta civile.
A fare tale l’ultraviolenza sono i propositi e risultati a cui non solo si direziona ogni azione ma si ottengono anche dei fatti a dimostrazione di ciò. Infatti sono i fatti a dettare le gesta non le parole.
QUANDO
Quando è ambientata l’ultraviolenza, c’è qualche linea temporale nello specifico…
L’epoca in cui essa si propone non è vincolata in alcun modo ad un’epoca specifica, essa in fatti si ripropone in qualunque era, poiché il suo non è uno stile dettato da tecnologie, scenari incantati o spaziali, piuttosto da un contesto sociale in cui, un gruppo o unico individuo, si accinge a racchiudere o già detiene il dominio assoluto, fermando qualsiasi contrasto al suo totale controllo. Per questa ragione si può riconoscere questo tema sia in regni medievali (con controlli monarchici o ecclesiastici) e antecedenti come in Egitto o civiltà risalenti fin dai primi passi e sviluppi sociali, sia in panorami attuali, pseudoattuali o in organizzazioni megafuturistiche in cui interi sistemi galattici vengono sottomessi ad un’unica razza o ad un concilio segreto di questa. l’ultraviolenza può quindi collocarsi in qualunque fascia temporale, dalla genesi all’apolisse.
UBI
Dove avviene…
L’ultraviolenza non risiede in nessun luogo, è ovunque, come un regime che cerca di imporsi ed espandersi in qualunque angolo. Dovunque ci sia sdegno e rancore verso la sottomissione e qualora ci sia un filo di ideologia in questa avversione, l’inquieta ferocità diventa ultraviolenza, ostacolando la diffusione di qualunque manipolazione e indottrinamento sotto cui anche il solo pensiero, o teorizzare, una rivolta sarebbe impensabile se non impossibile.
Quindi ovunque ci sia la minima possibilità di capire le proprie condizione, e lo stato in cui circostanze versano, provando un minimo di opposizione a ciò, l’ultraviolenza può nascere e sprigionarsi.
Non importa la città, la nazionalità, il pianeta, la dimensione o la razza, l’ultraviolenza è un ideale e come tale non conosce ne barriere ne confini.
CUR
Perché…
Il motivo è semplice. È l’istinto a volerlo. Non si nasce schiavi ma liberi, ed è questo che ciascuno vuole rimanere, libero. libero di fare ciò che vuole, di pensare come vuole, e dire tutto ciò che pensa. Sotto un sistema politico assolutista non esisterebbe nessuna parola, gesto o pensiero che andando contro la norma verrebbe ignorato, qualunque contrapposizione verrebbe subito eliminata e cancellata dalla storia per non lasciarne il segno. È per questo che l’ultraviolenza esiste e vive, per combattere tutto ciò che limiti la libertà e la bellezza di ogni cosa concessa da questa. Senza rivolta non vi è resistenza, e senza questa nulla si oppone al suprematismo di una casta soverchiante.
Queste sono le caratteristiche principali, tuttavia per fornire un impressione migliore, ampliando la visione di questo genere rosso e del concetto di ultraviolenza, trovo sia meglio aggiungere altri tre punti fondamentali affinché ciò diventi comprensibile.
QUANTUM
Quanto occorre essere violento…
Questo fattore è tutto a discrezione dell’ambiente in cui emerge la ribellione. Infatti non è facile prendere in considerazione il grado di violenza necessario ad abbattere un sistema o le sue falsità, mostrandosi il più difficile da valutare (insieme al tema successivo). Spesso la violenza ed il tipo di violenza necessaria è proporzionale al grado di oppressione presente, meno un paese è libero più è il bisogno sovversivo di cui c’è bisogno, maggiore è la liberta e minore sarà l’affronto a denunciare i soprusi. Quindi sulla quantità di ostilità varia dallo scontro diretto a indiretto, dall’omicidio (e gesti in qualunque modo peccaminosi ma indispensabili) all’offesa o semplice menzione di scorrettezza passando per comunicazione (che sia telemediatica, nei socialweb, o discorso pubblico).
Nelle circostanze di un tiranno con potere assoluto le possibilità di dissenso si riducono al rischio che ogni azione contraddittoria possa rivelarsi fatale per il suo autore poiché la semplice offesa venga giudicata minaccia e terrorismo (nell’incitazione alla insubordinazione). Quindi il procedimento più idoneo è anche quello meno corretto, di elevare una sommossa per destituire il sovrano e in caso non acconsenta ucciderlo. La rivoluzione è un diritto.
In una democrazia (almeno credibile) invece, qualora il capo di stato, o altre figure di questo, non eseguissero nel rispetto il loro dovere, preferendo non ricorrere alla violenza (non essendo l’unica via), si può denunciare il tutto attraverso diversi mezzi, asseconda di quale prospettiva si voglia specchiare e dare risalto. Dall’opinione alla satira, con un pubblico tra cittadini fisici e collocati mondialmente. Ciò inoltre si espande dalla demenzialità all’arte, che sia multimediale o artigianale, proponendola in un documentario o un film parodia, un video sonoro o una canzone, una vignetta o una scultura. Senza che ciò comporti sanzioni civili o penali, nonché di ritorsioni di alcun genere.
La contestazione è fondamentale al fine di proporre prospettive differenti che non si basano sulle osservazioni di parte. Obbedire a punti di vista preconfezionati e selezionati per direzionare le menti può solo distogliere lo sguardo dall’autenticità dei fatti, e da i ragionamenti non convenzionali che comporta.
Per sradicare un sistema spregevole è necessario debellare la sua corruzione estirpandola fino alle radici, se la rimozione del marcio non è possibile diventa un dovere eliminare ogni componente malsano e la causa dietro la sua infima disonestà.
La massima libertà degli umani risiede nella violenza.
QUOMODO
In che modo adottare la violenza…
L’approccio può adattarsi ad un ampia vastità di impieghi. Innanzitutto dipende dal genere di sfogo che si vuole manifestare. E come lo si voglia rappresentare.
Tutto ciò già avviene. Lo troviamo nei canali di comunicazione principali ma anche su vie informali.
Per cui esaminiamo alcuni casi.
Prendendo in considerazione (in uno stato libero) un politico esageratamente omofobo (che li manderebbe a morire in campi di concentramento), e volendolo ferire in modo nonviolento potremmo trovare svariati metodi per rimproverare in modo altrettanto esagerato il suo atteggiamento. Proponendo il caso di voler incorniciare il suo disprezzo e il nostro dissidio potremmo dipingerlo catturandolo in uno sfondo arcobaleno (caso meno offensivo), altrimenti nella volgarità di un gesto comunque motivato da alti ideali ma proposti in una maniera più schietta e irriverente, potremmo disegnare una sua caricatura omosessuale mentre viene inculata (o altro che sia ad ogni modo attinente alla critica e non semplicemente a scopo di esaltare il disprezzo). Un esempio di ciò è stato possibile vederlo nel 2018 in Russia con dei ragazzi vestiti con le magliette rappresentanti le loro squadre nazionali, insieme costituivano la bandiera arcobaleno, facendo qualcosa di illecito ma in modo lecito e giustificato nel voler smantellare l’imposizione omofoba del paese.
https://video.repubblica.it/dossier/mondiali-russia2018/russia-2018-attivisti-sfidano-la-legge-omofoba-l-arcobaleno-lgbt-con-le-divise-delle-nazionali/310002/310637
Spesso si sente di truffati dalle banche, gente che da un giorno all’altro perde i risparmi o che si vede pignorata la prima casa, un tipo di azioni che possono volgere contro queste sono o di natura vandalica, come terrorismo bianco, devastando questi apparati di distribuzione della ricchezza (chi addirittura rapinandole), o di rinegoziazione civile, occupando gli stabili di lavoro e le sedi infastidendo il normale svolgimento del lavoro. Un altro a dare la sua versione di disapprovazione è stato Gilberto Baschiera noto come “Robin Hood” per aver distribuito soldi dai clienti più facoltosi a quelli bisognosi durante la sua direzione in banca, sostenendo microimprese e famiglie di periferia.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/10/06/baschiera-il-direttore-robin-hood-non-e-un-criminale-altri-si/4672065/
Anche le elezioni politiche sono un ambiente di ultraviolenze. Sebbene convenga sempre votare spesso accade che per protesta (a elezioni truccate o insoddisfazione dei partiti in rappresentanza) succede che vengano cartelle nulle o assenze al voto per protesta. Tuttavia occorre sempre esercitare il proprio diritto. In Italia il referendum contro le trivelle non ha avuto la sua vittoria per via del quorum non raggiunto, nonostante la maggioranza del voto degli italiani fosse contro questa azione accreditata come disastrosa per l’ambiente. Il 2016 si è tenuto il referendum costituzionale dalla respinta riforma Renzi-Boschi incostituzionale, la quale prevedeva di cambiare la costituzione, a favore di interessi politici e lobbistici. Questa ha vista la sua sconfitta per mano dell’elettorato italiano (in una protesta civile), evitando di porre la violenza per contrastare un direzionamento verso la continua deprivazione dei diritti in Italia, favorendo il potere esecutivo del capo si stato e indebolendo l’autonomia nelle figure di garanzia.
Da notare come tutti coloro che avevano detto che “se prendevano lasciavano la politica” o per gli artisti a sostegno la loro carriere, nonostante la sconfitta siano rimasti a fare i loro mestiere, soprattutto l’allora presidente del consiglio matteo renzi rimasto a far politica, riproponendosi nonostante la caduta del suo governo.
Questa riforma condivideva aspetti analoghi nell’eleggibilità dei rappresentanti politici di Cuba, facendo perdere il voto diretto dei cittadini e la trasparenza politica nonché il contatto con l’elettore, il presidente sceglie i rappresentanti tra sindaci e consiglieri regionali. A Cuba paese di oppressione civile, dove persino un tatuaggio è illegale (che poi i cittadini se li fanno lo stesso e poco importa alla polizia essendo questa una valvola di sfogo), le “elezioni” (se cosi si possono chiamare dato che non contano lo stesso) dal popolo considerate fantoccio propongono un sistema basato sull’elezione di rappresentanti di quartiere, città e così via in quello che è un sistema riconosciuto nella sua corruzione. Poiché anche cercando di formare una forza politica questa verrebbe comunque spazzata via dalla burocrazia e i suoi manovratori. Oltre alle migliaia di restrizioni a cui sono sottoposti i cubani, dalla censura, programmi di propaganda e incapacità di informarsi (poiché persino servizi a distribuzione mondiale arrivanti sulle isole della Cambogia, lo dico per esperienza, lì non sono presenti o di scarsa reperibilità dagli assorbenti alle connessioni internet, tema già affrontato in Stessa sorte e che riproporrò), recentemente anche l’arte sta ricevendo il suo blocco. Il decreto 349 è un’imposizione di censura mascherata da regolamentazione per la registrazione degli artisti quando in realtà è solo un mezzo di accettazione degli artisti per la quale, in un sistema già corrotto e noto di nipotismi, solo le persone con conoscenze nello stato e asserviti a questo, possono occuparsi di fare arte, con musica e quel che si voglia mentre gli altri (soprattutto indipendenti) vengono repressi sanzionati nel caso portassero avanti le loro passioni. In questo caso il loro unico gesto di ultraviolenza (poiché signori civili e anche volendo una rivoluzione sarebbe impossibile data l’austerità dello stato) ammissibile è quello di continuare a fare musica e qualche protesta sperando avvenga un ripensamento su questo decreto.
https://it.globalvoices.org/2018/09/una-nuova-legge-minaccia-lespressione-artistica-a-cuba/
Anche in Francia si è parlato di dissenso nell’operato di Macron si sono alzati i gilet gialli, in un operato a volte idoneo come bloccare strade in proteste civili, e a volte vandalico. Questo fenomeno che dilata, sta diventando uno scenario mondiale cittadino contro stato, tema che sarà protagonista di questo secolo in quello che potrebbe diventare panorama da quarta guerra mondiale.
Questo scenario prende considerazione dall’insoddisfazione e repressioni derivanti da regimi totalitari e incapaci, e da democrazie i cui opposti sono uguali. Cosa che anche Matt Groening risalta spesso, riguardo l’America, negli ultimi anni nei Simpson e che autori affini sostengono. Basta vedere le sue parodie sui repubblicani, rappresentati da Burns, o sui democratici in cui li indica sempre come dei perdenti anche quando riescono a vincere.
Persino nelle attività di campagna si stabiliscono risentimenti verso la politica. Questo succede sia nell’agricoltura che nell’allevamento di bestiame a causa di prezzi troppo bassi, concorrenza elevata e scarsità di sostegno da parte dello stato nonché costi di produzione, tra tempo e tasse, insostenibili. A questo proposito sempre in Italia ci sono state più volte denunce del malcontento per cui i frutti veri e propri di giornate se non mesi di lavoro sono andati distrutti poiché la vendita non ripagava l’impego per la produzione. Per quanto una denuncia sociale sopportata da vere motivazioni sia sempre lecita, la distruzione di alimenti (in mondo in cui non tutti hanno la possibilità di mangiare, contando lo spreco) è un basso e offensivo gesto di ultraviolenza. Come detto l’ultraviolenza è graduale e può applicarsi in un infinita di metodi, incivili e civili. Un modo per fare protesta con dei benefici sarebbe stato quello di organizzare in piazze pubbliche o davanti edifici rappresentativi degli eventi in cui durante la protesta venissero distribuiti i prodotti (che si trattasse di arance o altro) a coloro che ne avessero bisogno (questa è solo una mia ipotesi poiché lo spreco, soprattutto di beni primari, è da condannare ella sua superficialità).
Anche quello del clima è stato un tema, per un breve periodo, su cui specchiare visioni e propositi. È emersa la moda del “Venerdì per il futuro” per cui orde di studenti marinando la scuola sono scesi in piazza a scioperare per il clima e il cambiamento climatico. Il che ha anche la sua ragione se non fosse che per le persone è stata una scusa per cazzeggiare. Infatti le persone mobilitate nelle piazze non solo hanno lasciato il degrado lasciando i loro rifiuti nei luoghi in cui si sono radunati, ma non sapevano nemmeno il perché di quello che facevano. È diventata virale l’intervista in cui a numerosi ragazzi vengono poste domande sul clima (semplici a cui chiunque dovrebbe saper rispondere essendo risposte elementari) e questi, totalmente ignoranti, rispondono facendo figuracce per la loro indifferenza nell’acculturarsi sull’argomento stesso della loro protesta. Non ci sono solo persone che fanno scena muta, ma persino che danno la colpa a spred (che riguarda l’economia non avendo centrando con l’ambiente), buttano frasi fatte e soprattutto sparano parole contradditorie (che si spera sia per disattenzione) come chi ha affermato di trovarsi lì (in piazza) per manifestare contro l’ambiente (c’è da domandarsi se non stesse facendo satira visto che i partecipanti non sapevano nulla del motivo per cui si trovavano a protestare). Questo è un esempio ingiustificato e demoralizzante riguardo come la “ribellione civile” venga adottata da soggetti non solo privi di valori, ma anche della incapacità di fingere di possederli. Il che diventa anche un rammarico pensando che questa sia la “futura generazione” poiché invece di perdere tempo a fare striscioni, cartelloni, e dipingersi la faccia avrebbero potuto adoperare quei pochi minuti per fare ricerche (vista la disponibilità ininterrotta e alla mano) sull’argomento oggetto di dibattito. Ogni azione inerente all’ultraviolenza è mossa dall’autocoscienza e la comprensione di cosa, come, in che modo e perché esigere un cambiamento.
https://www.youtube.com/watch?v=TfX3KxrPQ8s
Ciò che ho descritto e linkato non è un attacco alle persone quanto una riflessione per tutti e l’esibizione degli aspetti dell’ultraviolenza e in quale pensiero nasce e si sviluppa.
Questo è uno degli aspetti dell’ultraviolenza, ovvero quello in cui masse ignoranti possono essere sfruttate dal sistema in qualunque modo, o possono mobilitarsi (grazie anche a figure capaci di influenzare positivamente) in fatti concreti anziché nelle parole vuote di qualunque impegno.
Un’influenza positiva in questo campo è data da Byron Roman con la sua proposta del trashtag challenge, un iniziativa rivolta soprattutto ai giovani e alle sfide virali che propone di farsi una foto prima e dopo aver ripulito un luogo in cui è dispersa immondizia. Un’iniziativa che può attirare non solo chi lo fa perché crede alla causa, o per senso civico, ma include anche elementi indifferenti che comunque per il loro odio verso il degrado, il disgusto per il consumismo, e perfino alimentare la propria superiorità si vedrebbe fare qualcosa di corretto anche se motivati unicamente da ragioni personali, onorevoli o non che siano.
Questo è un chiaro esempio dell’ampia capacità di adattamento dell’ultraviolenza. Trovare il mezzo per esprimere la propria rabbia in maniera incoraggiante la funzionalità della civiltà e il rispetto per essa.
https://www.greenme.it/tecno/internet/30831-trash-challenge
È tutto a discrezione del soggetto intento a compiere il gesto, ed è il modo in cui ciò avviene a farne un risultato lecito o illecito. Per intenderci potremmo proporre ciò in una versione illegale, in cui i rifiuti una volta raccolti vengono (sempre dentro le buste) scaricati nei domicili di amministratori disinteressati o di enti a carico della raccolta differenziata che non esercitano il loro dovere, il messaggio sarebbe di maggior effetto ma meno consono e più aggressivo rischiando sia da parte di spettatori civili e buonisti di travagliare l’ideale su cui si basa. In questa maniera si esercita quella che forse è la sua massima funzione.
L’ultraviolenza è dedita all’efficienza e questa si propone nell’impegno sociale che ciascuno deve dare per supportarla, a questo proposito bisogna dedicarsi come esempio di integrità affinché si possa dare un contributo significativo, orientando il popolo a migliorare la qualità della vita. Per i presenti e le future generazioni.
QUIBUS AUXLIIS
Con quali mezzi ciò avviene…
La forza di questa filosofia è che dispone di diversi modi di manifestarsi e venire praticata. Per quanto possa sembrare difficile non è mai impossibile contrastare un governo assoluto, sebbene per rovesciarlo serva comunque il supporto di un considerevole numero di persone (in uno stato totalitario).
Qualunque mezzo è necessario ad ottenere la libertà. Non importa quale prezzo abbia, la libertà è l’essenza della vita, il dono che abbiamo e che esercitiamo fino alla morte, per questa ragione è un diritto possederla.
I mezzi possono andare dalla satira alla lotta armata, si può scegliere di optare per terrorismo bianco e o azioni violente e devastanti, è tutto a discrezione del cittadino e del significato che intende dare alla sua rivolta, dopotutto a fare i crimini non sono le cose ma le persone e come ponendosi usano ciò che hanno. Secondo l’ultraviolenza uno Stato dovrebbe permettere (in modo ne troppo restrittivo ne troppo libero) la vendita e detenzione di armi. Infatti affinché il cittadino possa esercitare e mantenere la sua libertà devono essergli concessi i mezzi con cui far valere ed impedire la sua sottomissione. Questa facoltà negli interessi del cittadino è un diritto fondante l’America e forse il più discusso, che ha permesso alla nazione di essere uno stato indipendente e sovrano permettendo gli interessi dei suoi cittadini, e il secondo emendamento ne è la prova:
“Essendo necessaria, alla sicurezza di uno Stato libero, una milizia ben regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto.”
Questo sancisce un aspetti importante della libertà di espressione e rivoluzione, che per quanto la gente si opponga per via dei crimini che attraverso le armi possono commettersi, bisogna ricordare che, una arma è un oggetto, sono gli umani a renderli utili, offensivi o mortali. Qualunque cosa può essere usata per protesta o attentati, che sia un arma, un veleno o agenti patogeni. Altro mezzo, comparso con la tecnologia, è il cyber terrorismo e l’hackerazione, esercitata, nel bene e nel male, da figure che possono rimanere nascoste o mostrarsi, se pur non completamente ma attraverso degli ideali o gruppi, come gli Anonymous. Questa sottocategoria di ultraviolenza viene chiamato hacktivismo, alcune delle loro azioni si occupano di mettere a disposizione di chiunque risorse informative e strumenti di comunicazione.
Quindi…
Nell’ultraviolenza se si passa a stadi superiori, non si ha bisogno nemmeno della violenza. Basta incanalare sentimenti di odio e rabbia, negativi, per proiettarli in modo costruttivo ed efficiente, verso un ideale, positivo.
La controversia che essa può generare non è nella sua esistenza, nel risentimento, o nel contrasto che rappresenta, è solo ed esclusivamente a responsabilità di chi l’adotta, nella maniera con cui la pone e per quale fine.
Sta tutto nell’approccio con cui si vuole identificare l’ideale. Se ad uno scopo superiore o al proprio volere.
Queste sono otto considerazioni sull’ultraviolenza, spiegandone gli elementi che la compongono e la valorizzano.
Ovviamente alcuni aspetti (perlopiù sui personaggi) possono subire alterazioni a seconda dell’autore e ciò che egli può rappresentare, ma i canoni su cui si fonda questo stile e la sua filosofia rimangono inalterati.
Questa canalizzazione della violenza ad espressione intellettualmente artistica non soltanto è utile allo scopo di migliorare e crescere nel riconoscimento di valori, è anche necessaria ad esternare in modo cosciente sentimenti negativi attinenti a rabbia e nervosismo che altrimenti troverebbero sfogo nell’inciviltà di atti immorali e illegali.
Noi siamo violenti per natura e lo accettiamo
Ultraviolenza nella storia e i suoi rappresentanti
Nella storia ci sono molti casi in cui questo atteggiamento, ancora non riconosciuto come corrente filosofica, è stato adottato. Qui ne esamineremo qualche caso.
- Gesù stesso ha operato in maniera ultraviolenta in diversi casi, uno di questi è la cacciata dei mercanti dal tempio, in cui Lui, simbolo di pace e amore, arriva a rimproverare i commercianti e ribaltare tavoli, con tono aggressivo e sdegnato, indicando queste persone peccatori per il loro comportamento, non solo infedele ma privo di etica nel fare affari in un luogo sacro.
La sua è una critica sociale su come la gente, pur rifacendosi a valori religiosi, dimentica questi quando di tratta di guadagnarci, anteponendo il dio denaro al Dio vero (o comunque qualsiasi concezione pura e sacra di questo).
- Sempre lui nella sua morte ha realizzato una protesta rientrante nella filosofia dell’ultraviolenza, nella pace e violenza. Infatti ha mostrato l’ignoranza degli uomini nel processarlo per la sua indole sovversiva con accuse infondate, l’infamia ponendolo a confronto con un criminale, il disprezzo preferendolo l’omicida, e poi la crudeltà con cui suoi simili lo hanno deriso e torturato sia prima che dopo la sua crocefissione. Questo suo gesto infatti (che si voglia credere o meno) è una manifestazione della brutalità degli umani verso se stessi e chiunque si impegna per loro.
Inoltre ha dato l’inizio del martirio (a ideale fedele o laico che si voglia). Il suo è stato un martirio rosso, un genere accaduto più volte nella storia sia da religiosi che scienziati, nonché chiunque lottando per la libertà ha trovato contrasto con l’umiliazione, la tortura e infine la morte.
Un altro aspetto che vorrei valutare quello per cui lo spirito Santo, scendendo sugli apostoli, da loro la comprensione delle lingue e comunicare con le persone di culture differenti, spingendoli a viaggiare e conoscere persone diverse e presentare ideali di pace e libertà per cui la loro guida è morta. Questo è un aspetto di attivismo attuale per cui scambi di conoscenze fanno crescere persone e pensieri. Anche diritti analizzando ciò politicamente (altro fattore di ultraviolenza).
- Martin Lutero opponendosi alla corruzione della chiesa di Papa Leone X fonda il protestantesimo (esercitando l’ultraviolenza in maniera nonviolenta mettendo in discussione e denunciando le vergogne, come le indulgenze, di cui la sua chiesa si macchiava). Nella sua protesta mette in discussione il sistema religioso e pubblica 95 tesi su come interpretare e comportarsi al fine di rendere valida la propria fedeltà cristiana.
- Gandhi stesso operò come rivoluzionario (nella visione elevata dell’ultraviolenza, adoperando la nonviolenza e disobbedienza civile) portando l’India alla sua indipendenza, mostrando come senza violenza ma protestando civilmente e illegalmente, si potesse raggiungere la libertà.
Queste sono alcune delle sue azioni “vandaliche”: organizzò scioperi, boicottaggi, manifestazioni e marcie (anche su territori non consentiti di essere valicati), evase le tasse e bruciò i lasciapassare poiché identificavano la diversità degli uomini.
In queste azioni, da stimare per il modo maturo della sua protesta bisogna considerare anche come il contesto abbia permesso alla sua filosofia di applicarsi. Esprimo ciò poiché non sempre, pur potendo accadere, questo genere di proteste può ottenere risultati positivi, poiché sotto regimi di intolleranza la soppressione viene applicata non considerando ne diritti ne dignità. Per sua fortuna, nel suo caso anche l’umanità è emersa volgendo le vittorie in suo favore.
- Nelson Mandela ispirandosi proprio a questo contrastò l’apartheid, prima in maniera nonviolenta, poi unendosi a gruppi armati comportando una ribellione “terrorista”.
Nel suo caso infatti, come lui stesso ammette “la violenza nel paese era ormai inevitabile, sarebbe stato irrealistico e sbagliato per i leader africani continuare a predicare la pace e la non violenza in un momento in cui il governo rispondeva con la forza alle nostre richieste pacifiche.” I am prepared to die, per cui egli stesso con riluttanza scende ad un approccio meno etico dell’ultraviolenza.
- Garibaldi usò la lotta per unire l’Italia riuscendoci.
- Gruppi estremisti invece usano l’ultraviolenza senza una vera libertà, per compiere atti di brutalità o, che come la divisione sociale, vadano contro i principi per cui si pone questa elevazione della violenza.
Ultraviolenza nella cultura di massa
Molte opere, soprattutto del panorama attuale, hanno dato il loro contribuito alla conoscenza di questo genere e le filosofie che ne appartengono, riscontrandosi spesso con la nostra realtà quotidiana.
Da qui in poi saranno presenti spoiler su alcuni contenuti, consiglio prima di vederli poiché sono di estrema importanza alla cultura e la crescita umana. Consentendovi di comprendere al meglio ciò che scrivo poiché questa è un argomentazione concentrata perlopiù sull’ultraviolenza in maniera semplificata, esaminando in parte le versioni più diffuse.
Queste sono le opere: 1984, Opposizione, Arancia meccanica, La notte del giudizio, Assassin’s creed, Un giorno di ordinaria follia, Fight club, V per Vendetta, Stessa sorte, Death note, The punisher
- “1984” il panorama è quello di un mondo sottomesso alle tre fazioni totalitariste, una di queste è il Grande Fratello. Questo esercita il sistema di Socing, socialismo inglese con cui sottomette i cittadini in uno stato antiprogressista e intellettualmente regressivo. Winstone Smith il protagonista è un uomo che rappresenta il cittadino di mezzo, infatti appartiene al partito esterno, lavorando per il governo ma rimanendo un piccolo funzionario, non occupando ne una posizione troppo alta e opprimendo dalla falsità e pressione fanatica corrompendone l’animo, ne lo status di prolet che non gli consentirebbe di vedere quello che per loro è invisibile. Winstone ammette che farebbe qualunque cosa per abbattere il partito, e tra le cose che lui afferma c’è anche il “gettare dell’acido solforico in faccia a un bambino” tutto ciò serve a mostrare a quale aspetto dell’ultraviolenza sarebbe disposto il protagonista pur di liberarsi del Partito. Inoltre il personaggio nonostante si può definire un inetto, mostra anche la volontà di alzarsi e combattere il sistema in cui vive dando luce al suo superomismo. Per finire il Partito evita la creazioni di martiri con processi pubblici poiché questi possono far risultare i condannati come vittime.
- “Opposizione” il racconto della raccolta “Non dormire” è una denuncia volta verso la polita italiana in cui Bilvio Bungarotti (politico parodiato) viene aggredito. In questo racconto è presente un mini elenco di leggi incostituzionali spinte da questa figura e una canzone di un rapper personaggio di fantasia “Death Drew” che nella sua canzone, titolo del racconto, denuncia alcuni aspetti della politica italiana (non riguardanti solo Bilvio Bungarotti, anche alleati e pseudo nemici).
- “Arancia meccanica” il protagonista un ragazzo cruento ma fanatico dell’arte (concentrando nella sua figura il contrasto tra spregevolezza e cultura) ed è appassionato di quella che lui chiama ultraviolenza. Per lui questa è semplice e pura violenza senza aver nulla da valorizzare. Un atto di divertimento con cui sfogarsi senza nulla a per cui motivare il gesto se non che lo si voglia fare.
Tutto ciò è un aspetto dell’ultraviolenza, per cui senza un ideale ad ispirare individui scorretti e brutali questi possano manifestare un disagio nella società aggredendo i suoi componenti. Si può quindi considerare un antagonista di se stesso, le cose brutte gli accadono per i suoi comportamenti, rendendolo l’unico colpevole dei sui guai.
Altro aspetto è quello del trattamento Ludovico (un prossimo Grande Fratello), che si impone alla correzione dei caratteri (mediante terapie e torture dirigendosi alla distopia), per cui menti come Alex si riducono ad insignificanti automi incapaci di reagire, questi non si comportano bene perché lo vogliono ma perché incapaci di esercitare le loro libere (seppur aggressive) facoltà. Ed è mirabile il discorso del prete riguardo l’annullamento del libero arbitrio. Infatti la rabbia non è solo un male ma anche un mezzo (dell’ultraviolenza a cui mi rivolgo io, non il libro) di combattimento, di difesa offesa, e di protesta. L’opera è costantemente simbolica e colma di dualismi su cui ogni aspetto sociale o di qualunque genere viene sottoposta ad una continua osservazione e critica negli aspetti in cui si sviluppa. Viene mostrato un particolare stile l’estetismo della violenza. Tutto ciò ha il fine di mostre come una violenza miserabile (quella perpetrata da Alex), sia una violenza inutile e distruttiva, ma come una violenza (ultraviolenza), artistica o volta all’idealismo, possa fare grandi cose a favore di tutti (persino un criminale come lui), e non vada repressa dagli strumenti dello stato per rendere gli umani in automi.
- “La notte del giudizio (saga)” esprime un fattore importante dell’ultraviolenza per cui parte di ciò avviene per sfogare (appunto lo Sfogo) la propria rabbia. Questo però invece di avvenire in modo produttivo (es. arte) o comunque civilmente, avviene per metodi più bruschi e barbari mirati ciecamente senza alcun ideale. Questa infatti si scoprirà essere una manovra politica atta a rendere una nazione “più buona” (poiché i rancori popolari vengono infiammati nelle ore dello sfogo, sia a ridurre la popolazione (eliminando soprattutto i più poveri). Questo è uno dei modo con cui uno stato totalitario può usare l’ultraviolenza (priva di ideali e cultura) per i suoi scopi.
- “Assassin’s Creed (film)” divergendo dalla saga videoludica in questo film abbiamo una storia diversa, che nonostante non sia eccezionale quanto la saga bisogna riconoscerne comunque il valore. Qui viene espresso più volte il significato della violenza, e come i templari cercano di toglierla (chi credendo di stabilire la pace chi per sottometterli) insieme alla capacità di ribellarsi. Per loro la libertà e la violenza sono legate (vogliono quindi abolire il libero arbitrio). Un discorso interessante è quello di Ellen Kaye per cui non è fondamentale trovare la mela dell’eden poiché gli uomini hanno smetto di ricercare la libertà grazie alle distrazioni moderne (come il consumismo). Quello che fanno gli assassini è usare la violenza non per i loro interessi ma per impedire ai massoni in controllo del mondo.
- “Un giorno di ordinaria follia” o nel suo titolo originale “Falling down” che fa riferimento al crollo psicologico del protagonista, rappresenta (in chiave umorista) quello che è il disagio dell’americano medio e quella che, pur non volendo, da semplice rabbia diventa una rivolta personale.
Questo lungometraggio affronta tematiche di ogni sorta che influiscono nella quotidianità di qualunque cittadino. Si comincia e conclude con problemi familiari del protagonista mentre nel mezzo avvengono gli altri temi in un ampio panorama.
Il traffico sta a rappresentare i blocchi per cui si perde tempo per andare a fare qualcosa (come il lavoro) che nemmeno ci va, per cui perdiamo altro tempo.
Il negozio coreano rappresenta quei negozi di sottomarca che tendono comunque ad avere diffidenza verso i clienti e la sopravalutazione di articoli da spicci.
Il quartiere ispanico è un luogo che rappresenta la ghettizzazione della città e un appropriazione illegale del territorio nonché usato per crimini (es. spaccio). Ricevendo intimidazioni, il che porta alla generazione di odio raziale per via di una comunità criminale che finisce per distribuire l’odio su un etnia piuttosto che un comportamento.
Durante la rivalsa dei gangster sorge un altro problema derivante dal crimine incontrollato e della facilità con cui le armi si possono trovare in giro.
Passando per il parco si ritrova accollato da uno scroccone, una figura inutile il cui unico scopo è quello di elemosinare da altri senza fare nulla, e disprezzando le offerte se non lo accontentano.
Il fast food è una critica alle multinazionali commercianti sul cibo che forniscono dei prodotti scadenti ma ben pubblicizzati. E tutto ciò va bene agli acquirenti.
Nella scena della cabina abbiamo l’aspetto della maleducazione che lui a cui risponde di conseguenza, senza però ferire nessuno.
Il nazista rappresenta quella persona con cui, seppur condivida alcuni aspetti (come cittadinanza, status, o l’odio verso la politica corrotta, il degrado urbano), resta un personaggio abietto e avverso con una concezione distorta della vita e senza rispetto per la diversità, che alla fine lo stesso protagonista (orientato pacificamente) finisce per sopprimere.
Dopo aver ottenuto il bazooka fa saltare un cantiere, una critica allo stato, alla gestione degli appalti e alle imprese che non svolgono il loro lavoro impedendo i servizi che spettano ad una comunità.
Anche il campo da golf è una critica territoriale, come quella degli ispanici e del ghetto, questa volta però è nei confronti dei ricchi non poveri e soprattutto del privato. Anche questi personaggi, facoltosi e altezzosi, fanno i prepotenti con il protagonista che vuole solo proseguire, finendo rovinati da loro stessi.
Infine la morte indica la soppressione da parte delle forze dell’ordine del cittadino, e della sua protesta. Lui in ogni caso ottiene la sua vittoria finale (oltre a quelle già ottenute) morendo, poiché permette con queste di far riscattare a sua figlia la sua assicurazione, quindi una rivalsa verso quel sistema che lui detesta.
Da notare come tutti i personaggi aggrediti dal protagonista non avrebbero subito nulla se non lo avessero infastidito.
- “Fight club” anche qui troviamo un protagonista borghese, bloccato nella sua insoddisfazione (tormentato dall’insonnia) che cerca di porre rimedio mediante il consumismo. Infatti la sua ricerca della stabilità e della perfezione risiede nel suo appartamento e il mobilio con cui cerca di creare l’ambiente ideale. Quando questo perde la sua abitazione, sente il mondo crollargli addosso (la disperazione di chi ha perso tutto e spesso identità comune a antieroi appartenenti a questo genere es. V, Frank Castle), ma con “l’aiuto di Tyler” comincia pian piano ad adattarsi ad un’altra realtà e concepire tutto sotto un’altra visione. Si trasferisce a casa sua. Tyler vive con il minimo indispensabile, è notturno e il suo stesso lavoro è il mezzo con cui compie la sua causa, mostrando di aver portato il suo disprezzamento per il mondo al un punto da vivere totalmente per la sua causa (rimanendo efficiente, ammettendo la sua situazione sebbene concepisca la civiltà diversamente, e combattendo per uno scopo positivo rimanendo coerente alle sue scelte).
I lavori di Tyler sono, vendere saponette fatte con il grasso umano per rivenderlo ai ricchi (in una sorta di protesta e riciclaggio contro il consumismo), proiezionista aggiungendo peni (sfottendo la censura), e sfregiando i piatti che serve all’élite (nel disprezzo della distinzione sociale). Alcuni di questi si possono ritenere migliori o peggiori ad ogni modo Tyler crede nel suo contributo e lo porta avanti facendolo crescere.
Il protagonista anonimo (Edward) si rispecchia nell’inetto mentre Tyler, la sua versione evoluta (ciò che lui vorrebbe essere), in superuomo.
Un altro personaggio Marla rappresenta il distacco amoroso di un antieroe volto all’ultraviolenza, poiché il protagonista la considera una distrazione. Si può vedere anche come se lui dentro di se sapesse di non essere ancora pronto per via del progetto da portare avanti.
Il fight club è una casa alternativa, piena di fratelli con cui comunicare e sfogarsi ma soprattutto portare avanti un idea. Uno degli elementi si cui si fonda è il dolore poiché solo comprendendolo e sopportandolo si impara a sopravvivere. Anche la disciplina viene insegnata con l’efficienza, quasi fosse un istituzione militare ma che tuttavia è solo per contribuire al massimo oltre che ad uno scopo a se stessi. Questo rispetto si lega anche all’umiltà da cui nasce infatti i membri non fanno aderire gli altri parlandogliene ma mostrandolo, in una doppia lezione. Una di umiltà verso il veterano, per ricordargli che non è superiore al “suo prossimo” nuovo fratello, una verso il novizio che scopre l’ebbrezza della lotta e la bellezza di un violenza usata per difendersi, abbandonando così ogni rabbia repressa.
Anche il tema dello scontro tra dipendente e capo, rispecchia quello di Tyler tra cittadino e sovrano, in questo odio entrambi vogliono la vittoria (come ci si aspetterebbe da un antieroe ultraviolento), anche ottenendola in modo scorretto.
Il metodo con cui portano avanti il progetto, il terrorismo bianco, esibisce una morale elevata di Tyler per cui riesce ad avere un migliore impatto, in un mondo non dispotico, senza ferire le persone ma le cose (forte critica al materialismo e consumismo). Il tutto in un finale epocale in cui avviene l’atto necessario a cambiare il mondo. Alla fine Tyler sparisce poiché: Edward riesce a diventare un superuomo uccidendo il suo stesso insegnante, e avendo completato il suo piano (poiché un ultraviolento vero si sacrificherebbe alla sua causa) Tyler non ha più la necessità di essere presente.
- “V per Vendetta” il protagonista è a tutti gli effetti un superuomo. Nonostante si riconosca un affetto per la ragazza da lui salvata non proverà mai di possederla carnalmente, sebbene sia evidente l’apprezzamento. È un soggetto che ha perso tutto ed è stato umiliato dal mondo in cui viveva, e risorgendo è tornato forte sia nel fisico che nello spirito. La sua ribellione si basa sulla distruzione e l’uccisione di simboli e figure sovrane. Alcuni nemici fanno parte di determinate fazioni spesso associabili alla massoneria, come media di propaganda, multinazionali farmaceutiche, o la religione giunta alla corruzione dei suoi principi. È un uomo disposto a sacrificarsi per il suo credo e lasciare ad altri il testimone per non costituire un ruolo superiore per cui altri lo vedrebbero adatto. Si occupa di trasformare Evey da inetta a superuomo togliendogli in modo barbaro e apparentemente disumano la paura. Coinvolge le masse a collaborare ponendo loro una scelta e facendo emergere l’autocoscienza di ognuno a lottare (in 1984 questa rivolta non sarebbe stata sostenuta eccetto da pochi). Anche la satira di Gordon è un gesto ultraviolento con cui bersagliando un dittatore si sfigura la sua immagine facendo ridere le persone piuttosto che lascarle indignate, questa è una delle tante vie nonviolente produttive, poiché il suo è anche un lavoro. Anche la storia di come sia salito al potere l’antagonista è uno scenario affine a questo genere basato in gran parte sui complotti. L’idea per cui V sia un idea e non un uomo è parte di una concezione dell’ultraviolenza per cui viviamo per un ben superiore, arrivando a non considerarsi un individuo proprio poiché non è necessario. L’insurrezione è un atto di violenza che alla fine tende alla pace grazie anche alle milizie che appoggiano il popolo. Solitamente i militari e la scelta di obbedire o no agli ordini è determinante al esito pacifico o violento di una rivolta.
La compassione di V di manifesta nei riguardi del ricordo, che sia una data o un martire, un canone dell’ultraviolenza necessario a mantenere l’idea del perché si combatte e del rispetto della vita umana.
Fondamentale ricordare anche questa filosofia su cui si basa l’ultraviolenza “I popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero aver paura dei popoli.”
- Il libro Stessa sorte è ambientato in una società non distopica ma apocalittica in cui l’inquinamento globale ha ridotto la Terra alla fine. Il protagonista anonimo è un convinto moralista che rifiuta di uccidere o di commette illegalità (in una visione da inetto delimitata a cui si sottomette).
In questo scenario ci sono gruppi di ribelli volti alla violenza che combattono per restituire la giustizia agli uomini uccidendo tutte le persone legate al potere che dopo aver influito alla rovina del mondo, per mala politica e indifferenza, si nascondono in dei bunker. Tuttavia in una bizzarra versione utopistica nella apocalittico, le masse hanno le meglio e debellano i gruppi di massoni e loro servi con cui si sono rifugiati.
Uno di questi gruppi è gli ugualitari il cui scopo è quello di eliminare ogni persona che avendo esercitato il suo potere per i suoi interessi ha portato differenza tra gli uomini.
Il protagonista viene salvato da alcuni ragazzi e introdotto da questi ad un ideologia di violenza inerente alla rivendicazione e giustizia per cui prova il disgusto. Insieme a loro di dirige al campo dove sono gli ugualitari per aggregarcisi, il protagonista cerca prima di scappare (temendo che una mente diversa venga uccisa) e poi di riformare gli aderenti sperando di riprogrammarli con le sue idee pacifiche. In tutto questo nutre un profondo odio contro il capo degli ugualitari, Derek Dixon il quale da superuomo viene visto da tutti come una figura di spicco seppur si veda raramente passando molto tempo a preparare il piano. Durante il tempo al campo il protagonista mediterà di assassinarlo, sebbene una volta conosciuto rimane abbagliato dal suo essere tanto che vuole seguirlo nella spedizione contro l’ultimo bunker della zona (illuminazione all’ultraviolenza). Questo al fine di studiare il fenomeno (mostrando l’acculturamento di cui necessitano gli antieroi). Oltre a Derek ci sono altri due figure di spicco tra gli ugualitari, a simboleggiare elementi dell’ultaviolenza. Derek rispecchia il leader, carismatico, socievole, incrollabile, quella volontà forte che riesce ad infondersi agli altri. Drake l’attivismo, quella persona che ha viaggiato, ha fatto volontariato, ha visto la fame e la guerra, ha conosciuto e imparato culture differenti, che ha perso tutto quello per cui ha lottato, un po’ debole sentimentalmente ma interessato a migliorarsi. Daxter che rappresenta la genialità, l’intuito, la superiorità incontestabile di una persona intellettualmente accredita e che sia capace dell’impensabile ma che tuttavia appare malata. Un personaggio violento e sadico senza in minimo confine alla crudeltà che saprebbe fare, la violenza senza controllo.
Il finale guida il protagonista ad una riscoperta di se stesso e capire l’ultraviolenza e cosa per lui è.
- “Death note” qui troviamo un ragazzo che già rappresenta il superuomo, poiché Light è la figura eccezionale che tutti vorrebbero essere, apparendo perfetto. Ciò che vuole fare con il Death note lo rende anche ammirevole, poiché lo vuole usare per il mondo dal male, anche se per farlo deve uccidere. E fin qui Light si rifà ad alcuni valori dell’ultraviolenza (non puri), scendendo moralmente per gradi cominciando ad uccidere la polizia e personaggi di questa fazione. Il suo diventa quasi un gioco strategico che in seguito, sfuggendogli di mano arrivare al delirio, abbassandolo ad un livello sempre più volgare e brutale. Sebbene abbia sminuito il suo valore bisogna riconoscere il fatto che pur avendo dichiarato fin dall’inizio di uccidere i suoi stessi familiari se necessario a non perdere il death note o la sua stessa vita, non lo faccia quando dovrebbe (Sayu), il che denota anche un freno morale mantenuto smentendo il suo attaccamento e indifferenza, nonostante questo abbia segnato un passo verso la sua fine.
- “The punisher” il protagonista, dopo aver perso il suo mondo (la famiglia) si dedica all’eliminazione dei criminali (combatte le ingiustizie illegalmente uccidendo assassini. mafiosi, supercriminali e scontrandosi anche contro eroi), nella volontà di rendere il mondo migliore.
- In Italia il collettivo rap Truceboys ha rappresentato a livello musicale il genere ultraviolenza nella musica moderna. Alcune canzoni che risaltano ciò sono Fuck hip hop, Nessun riscontro, Il dramma pt2, Inferno Minorile.
Attualmente il genere è tornato impopolare e solo personaggi come Metal Carter esercitano questo stile.
- La canzone Questa è hardcore è un ottimo esempio di stile ultraviolenza nella musica harcore (dopotutto sono stili somiglianti).
Per ulteriori analisi e studi potete svolgere ricerche su internet, poiché mi sarebbe difficile, se non impossibile, conoscere ogni minimo dettaglio di tutto il mondo su questo argomento.
Immagino ci siano opere anche antecedenti a quelle da me nominate su questo genere.
Queste sono opere che ritengo dovrebbero essere disponibili in ogni nazione, senza censura, ciò permetterebbe anche di riconoscere una libertà di Stato che dovrebbe essere un diritto mondiale e umanitario.
Questo è quello che penso, un libero pensiero riguardante una filosofia tra bene e male, che come alcuni elementi della mia mitologia si basa sugli antieroi e l’uso del male per fare del bene. Ci tenevo a far conoscere questo genere e la filosofia ad esso connessa, poiché credo non sia qualcosa che stia solo nei miei lavori. Spero questa lettura possa aver suscitato anche un minimo interesse e che ciò serva a comprendere l’importanza della libertà e l’immoralità della censura.
Grazie dell’attenzione
Davide Vendetta
Le opere del male
N.B.
Questa tesi potrebbe essere soggetta ad aggiornamenti.

Non riesco a finire il tuo articolo. Vuole spiegare tutto, ma ci si perde. Inoltre non credo che lo stile ultraviolento sia interessante per spiegare la complessità e l’ambivalenza della vita.
Premesso che il termine “ultraviolenza” esprime un concetto forte mi chiedo se tu non lo intendessi col significato latino di ultra, cioè oltre, più in là, più lontano.