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La pupa del boss.

 

 

 

 

“Entra pure John, ti stavo aspettando”.

“Bella bicocca hai Frank. Non avevo mai visto una villa come questa: almeno, non all’interno”.

“Sì, è abbastanza gradevole, delle stanze che ha, io preferisco questo bovindo. La sua superficie vetrata mi permette di vedere tutto quello che succede giù dalla collina, nella vecchia e bastarda Los Angeles. Ma che maleducato che sono, accomodati pure”.

“Mi sento quasi in imbarazzo, non vorrei sporcare il tuo bellissimo divano di pelle bianca”.

“Vorrai scherzare. Siediti piuttosto, dobbiamo discutere di una cosa molto importante”.

“Ahh, com’è morbido. Un vero paradiso per le mie natiche. Di che cosa volevi parlarmi di così urgente da farmi lasciare il mio appartamento…e la mia coinquilina dolce e vogliosa?”

“Dunque stai ancora con Katy”.

“No, questa è un’altra”.

“Già, noi due siamo proprio diversi, vero cuginetto? Io sono un monogamo convinto mentre tu preferisci il brivido della caccia. E lo svegliarti la mattina dopo con una sconosciuta al tuo fianco”.

“Chiamami stupido!”

“Va bene, va bene, scusa la domanda. Piuttosto, torniamo a noi”.

“Parla pure, ti ascolto”.

“Ho bisogno che mi ritrovi Jane!”

“Come, Jane non è qui, con te?”

“No. Ieri sera è uscita con tre amiche. So che sono andate a bere qualcosa all’Hidden Pub, giù, nella città vecchia. A metà serata Jane è andata in bagno, lasciando le amiche al tavolo. Da quel momento nessuno l’ha più vista”.

“Avete controllate bene il bagno?”

“Non prendermi in giro, Malone. Io stesso ho mandato a ispezionare il posto Manuel, uno dei miei ragazzi più fidati”.

“Allora?”

“Allora niente, sembra svanita nel nulla. Sono molto preoccupato”.

“Hai ragione ad esserlo. Jane non mi pare il tipo di donna che scompare così, senza ragione. Perché non esiste una ragione, vero?”

“Certi che no!”

“Bene. Comunque dimmi, come andavano le cose, tra voi due?”

“Credi sia fuggita di sua volontà?”

“Potrebbe essere una possibilità!”

“Lascia che ti spieghi quanto sbagli, cuginetto. È vero, io e Jane abbiamo avuto momenti brutti ma sono gli alti e i bassi della vita. Quel periodo, un anno fa, ci è servito per smorzare i nostri spigoli reciproci. Da quel momento tutto è cominciato a filare liscio e morbido. Come la pelle del culetto di un neonato”.

“Quanto mi piacciono queste tue similitudini, Frank. Non mi stancherei mai di ascoltarle”.

“Vero?”

“No, per niente! Comunque hai fatto bene a chiamarmi. Che senso ha essere il cugino prediletto – anche perché l’unico –  del miglior investigatore privato della città e non chiedergli aiuto nel momento del bisogno”.

“E’ quello che ho pensato anch’io, caro John. Quanto mi verrà a costare?”

“Il solito. Meno il dieci per cento, visto che ti voglio bene”.

“Sciacallo! Va bene amico, datti da fare, dato che adesso pago il tuo tempo come oro colato”.

“Giusto principale. Voglio andare a fare un sopraluogo nel locale. Ti spiace se porto Manuel con me? Magari può aiutarmi”.

“Ok, ma detrarrò quella fetta del suo stipendio dalla tua parcella”.

“Nemmeno per sogno. Sai che, per essere uno degli uomini più ricchi di Los Angeles, hai un braccino molto corto?”

“Dai che scherzo, moccetto”.

“La vuoi smettere con quel soprannome? È da quando facevamo le elementari insieme che me lo hai affibbiato. E non mi è mai piaciuto!”

“Va bene. Solo una cosa ti chiedo, con il cuore in mano: trova Jane”.

“Farò il possibile, stronzetto. Lo sai che mi impegnerò al centodieci per cento, per te e per la mia adorata cugina”.

“Grazie, sei un caro amico oltre che un parente”.

“Dai Frank chiama Manuel, prima che ci mettiamo a piangere uno nelle braccia dell’altro”.

“Manuel, vieni qui!”

“MI dica, signore”.

“Questo bellimbusto è mio cugino John Porter, l’investigatore privato. Gli ho chiesto di trovare mia moglie al più presto. Accompagnalo all’Hidden Pub e rimani a sua disposizione. È un ordine!”

“Come comanda, boss”.

“Lo sai che non voglio che mi chiami così: fa troppo Il Padrino”:

“Sissignore”.

“Così va meglio. Adesso andate. John, aspetto tue notizie”.

“Appena scoprirò qualcosa te lo farò sapere subito. A presto Frank”.

“Mi segua, le mostro dov’è la macchina”.

“Non ce n’è bisogno, ragazzo. Bazzicavo questa casa prima ancora che ti nascessi”.

“Mi scusi, non lo sapevo”.

“Lo vedi questo giardino pieno di piante grasse? Pensa che i muretti di contenimento in sasso li abbiamo tirati su io e il signor Frank Campiello!”

“Davvero?”

“Dai che scherzavo. È la prima volta, da quando Frank ha comprato questa megavilla sulle colline intorno alla città, che mi ha invitato”.

“Eppure siete cugini e, a quanto ho sentito, anche buoni amici”.

“Hai origliato? Bravo, è la prima regola di un buon investigatore. Comunque no. Il mio lavoro è troppo diverso dal suo. Ignorarci è stato un bene per entrambi”.

“Allora perché stasera è venuto non appena lui l’ha chiamata?”

“Perché è mio cugino e ha bisogno di aiuto”.

“Capisco”.

“Sai guidare, Manuel?”

“Certamente”.

“Allora guida tu. Tieni, queste sono le chiavi della Rolls di Frank, me le ha date prima di uscire. Ha detto che questa indagine devo condurla nel modo più confortevole possibile. Non ha capito a cosa si riferisse ma sono anni che sogno di viaggiare su una macchina come questa”.

“S’accomodi”.

“Grazie Manuel, quasi mi ci abituo a fare il signore”.

“Quale strada preferisce che prenda, quella panoramica oppure la veloce?”

“Stupiscimi!”

“Direi che quella veloce è la migliore. Si metta la cintura. Partiamo”.

“Mamma mia, senti che motore ha questo mostro. E come affronta le curve ripide e strette in tutta sicurezza. Peccato che non me la possa permettere, farei presto ad abituarmici”.

“Venga a lavorare per suo cugino, un posto glielo trova”.

“Credi che non ci abbia mai pensato? Pensa che una volta, addirittura mi ero deciso a farlo, dopo una litigata con quello che era il mio capitano. Sono arrivato fino ai piedi della collina, dove comincia la strada che porta alla villa. Ma mi sono fermato. Ho pensato che, per fare certe cose, bisogna esserci tagliato”.

“E lei non lo è, vero?”

“Decisamente!”

“Poi cos’ha fatto?”

“Mi sono licenziato dalla polizia e ho aperto la mia agenzia di investigazioni”.

“Mi dica, signor Malone, le piace il panorama di questa parte della città? Quella dei VIP, intendo”.

“Astuto, ragazzo, molto astuto ma io non cedo. Certo, il deserto da qui è tutta un’altra cosa: campi da golf verdi come smeraldi disseminati ovunque, grandi oasi di palme che punteggiano i viali e piscine limpide dalle forme più stravaganti”.

“Quindi?”

“No, grazie. Io sono fatto per la città. Puzzolente, caotica e pulsante”.

“Contento lei”.

“E tu Manuel, da dove vieni?”

“Anchorage”.

“Ah, ho capito. Meglio continuare a guardare il panorama”.

“Non ci si abitui troppo. Siamo arrivati”.

“Arrivati dove? Questa è solo una stradina oscura della prima periferia di Los Angeles”.

“Vede quel vicolo alla sua destra?”

“Si”.

“Quello è l’ingresso dell’Hidden Pub!”

“Giusto, il bar nascosto non può avere un ingresso convenzionale. Non è da tutti entrare lì, vero?”

“Esattamente. Chi paga trecento dollari d’ingresso la fa per non trovarsi come vicino di bancone un misero ubriacone”.

“I soliti snob!”

“Lo puoi fare, se hai i soldi. Andiamo?”

“Andiamo!”

“Chiuda bene la macchina, questa zone è famosa per l’ingordigia dei ladri d’auto”.

“Lo so bene”.

“Mi segua, signor Malone”.

“Manuel, il fatto che questo angusto budello poco illuminato puzzi di piscio fresco fa parte della coreografia?”

“Forse sì, ma non ne sono sicuro”.

“Certo che il realismo dei dettagli è tutto. Sembra proprio quello che dovrebbe essere: l’ingresso di un condominio di spacciatori e prostitute. Compreso di graffiti e di fori di proiettile. Lascia, faccio io”.

“Allora bussi tre volte, aspetti un attimo, poi altre due”.

“Chi è?”

“Sono io, Manuel”.

“E chi è quella persona con te? A me sembra proprio un piedipiatti, da come è vestito…e da come puzza”.

“E poi c’è chi dice che i Gorilla sono tutti muscoli e niente cervello”.

“Signor Malone, non credo che Hugo sia in grado di afferrare il sottile sarcasmo della sua frase”.

“Ma vah?”

“Stai calmo Hugo, e apri la porta. Quest’uomo è il cugino del boss e deve controllare il locale”.

“Mi aspettavo che il boss mandasse qualcuno a indagare, ma non un lo facevo amico degli sbirri”.

“Togliti quel sorrisetto idiota e apri, bestione, prima che ti gonfi il muso come una zampogna!

“Signor Malone…”

“Lo so, lo so, Hugo è sensibile!”

“Il bagno è da quella parte. Penso che vogliate iniziare da lì, eccellenza!”.

“Te lo ripeto, tu togliti da dosso quella smorfia e tu, Manuel, fammi strada”.

“Faccia attenzione a non inciampare. Hugo, chiudi la porta e non fare entrare nessuno”.

“Certo Manuel. Ma tu dì al capo che ho collaborato non rompendo la faccia a questo damerino”.

“Lo farò, vedrai che apprezzerà il gesto. Da dove cominciamo, signor Malone?”

“John, chiamami John, il signor Malone era mio nonno. Il bestione ha ragione, è meglio cominciare dal bagno delle donne. Poi andremo al tavolo dove erano sedute Jane e le sue amiche”.

“Io non entro lì, quella porta rosa mi mette in imbarazzo”.

“Cazzo Manuel, non fare la femminuccia. Ops, scusa il gioco di parole. Dai vieni, entriamo”.

“Guardi com’è ordinato e pulito”.

“Già, sono delle donne! Scommetto che quello degli uomini è in ben altre condizioni. Mah, lasciamo stare. Tu guarda nel mobiletto sotto il lavabo mentre io controlla la finestra”.

“Va bene”.

“Dunque, finestra abbastanza larga e non troppo alta. Chiusura a scrocco, si può bloccare anche dall’esterno semplicemente tirandola a sé senza…”

Signor Malone…John, venga a vedere”.

“Che cosa?”

“Una lettera. Credo”.

“Come una lettera. Perché non è l’hai notata prima, durante il precedente controllo?”

“Perché era incastrata nel cassettino, forse qualcuno voleva lasciarla in bella vista ma, nella confusione è stata spinta all’interno”.

“Plausibile come spiegazione. Fammela vedere”.

“Eccolo, ma la legga a voce alta, per piacere”.

“Sei curioso, vero? O forse non sai leggere. Beh, intanto il capo non c’è quindi non può aversene a male!”

“Gliela stendo un poco, è tutta sgualcita”.

“Grazie Manuel. Ah, ecco così va bene:

Caro Frank, come prima cosa voglio dirti che la vita insieme a te è stata un inferno. Forse è stato questo dolore a farmi avvicinare a Pedro, un ragazzo messicano che ho incontrato durante la nostra vacanza ad Acapulco. Voglio solo andarmene da te e vivere con lui i giorni della mia vita che rimangono, sperando di dimenticarti prima possibile. Visto che divorziare da te era irrealizzabile, ho preso la mia parte di soldi dalla nostra cassaforte, un milione di dollari. Lo raggiungerò. Non ti porto rancore, solo spero di non vederti mai più. Non cercarmi!

Jane

“Il capo non sarà contento di ciò!”

“Sei un vero genio Manuel. Lo credo bene. Vedrai che sguinzaglierà tutti i suoi uomini migliori per riportare a casa i soldi…e anche Jane. Quello che è suo non può essere di nessun altro. Compiango quel povero Pedro, se mio cugino dovesse trovarlo. Il Messico non è poi così lontano, e molti poliziotti di quel paese lavorano per lui”.

“Già, è proprio vero. Anche mio fratello, e mio cugino”.

“Ma tu non eri originario dell’Alaska?”

“Si, come no”.

“Allora Frank è in buone mani. Comunque il caso è risolto, io ho finito. Per piacere, portami a casa e consegna la lettera al capo. Non voglio essere nei paraggi quando la leggerà, ed è bene che non ci sia neppure tu. Digli pure che non mi deve nulla…ci mancherebbe”.

“Ma non ha lasciato la macchina, alla villa?”

“No, è dal meccanico, sono venuto in taxi”.

“Ok, torno dal boss. A proposito, dove devo lasciarla?”

“A pochi isolati da qui. Non abito in una zona splendida come quella in cui vive Frank ma in un malandato quartiere di South Central, proprio nella zona dei Crips, al primo piano di un puzzolente condominio. A proposito di puzzolente: grazie Hugo per la splendida compagnia e chiudi bene la porta quando ce ne saremo andati. Possibilmente senza schiacciarti le dita in mezzo!”

“Signor Malone…John”.

“Ho capito Manuel, Hugo è sensibile. Lo hai già detto”.

“Da come ha chiuso il portone doveva essere molto arrabbiato. Le è andata bene John, Hugo non è uno che va preso sottogamba”.

“Grazie mammina, lo terrò a mente. Fortunatamente la macchina è ancora qui, tutta d’un pezzo. Oggi è una buona giornata”.

“Per lei senz’altro, meno per il boss. Salga, ormai è mezzogiorno ed io comincio ad avere fame”.

“Cazzo, non credo che mi abituerò mai al lusso di questa macchina. Chissà cosa diranno i miei amici del quartiere nel vedermi viaggiare su questa meraviglia.

“Ma lei non tace mai?”

“Certo che no. Nel mio lavoro più si parla con la gente e più questa è disposta a rivelare cose”.

“Che brutto mestiere è il suo!”

“A me piace e poi, come hai notato anche tu, io sono una persona molto loquace”.

“Forse troppo per i miei gusti!”

“Ehi Scarface, mollami qui, io sono arrivato”.

“Dove devo scaricarla?”

“Davanti a quel portone di legno usurato e intagliato”.

“Ha ragione, è proprio un brutto quartiere”.

“Grazie per la comprensione. Io vado, di’ a Frank che mi farò vivo nei prossimi giorni per vedere come si sono messe le cose. Ci vediamo, sempre che mio cugino non ti faccia saltare il cervello per la rabbia”.

“Speriamo di no. Buona giornata John”.

“Vedi che è stato facile. Anche a te Manuel. Signora Lombard aspetti che le tengo io le buste della spesa, mentre apre il portone”.

“La ringrazio signor Malone, lei è sempre così gentile”.

“Dovere. Come pesano queste buste, deve sfamare un reggimento?”

“E’ che stasera vengono a trovarmi i miei nipoti da Dallas e voglio preparargli alcune specialità della città”.

“Sono molto fortunati. Credo che stasera io pasteggerò con hamburger e birra”.

“Se vuole venire a mangiare da noi, lei è sempre il benvenuto”.

“Grazie, signora Lombard, magari un’altra volta. Eccoci arrivati, le appoggio le buste davanti alla porta d’ingresso”.

“Grazie ancora”

“Di nulla, buon appetito a lei e ai suoi nipoti di Dallas”

“Si ricordi dell’invito”.

“Come ha detto signora? Sono arrivato al mio portone e non la sento bene. Adesso apro, ci si rivede”.

“Chi è, sei tu John?”

“Cosa ci fai nascosta nella penombra, ho aperto con le chiavi. Sai che sono io”.

“Scusami, non ci avevi pensato. Taddahhh! Ti piaccio?”

“Ti si tagliata i capelli e li hai tinti di nero. Sei quasi irriconoscibile!”

“Questo è il nostro obbiettivo, giusto? Passare inosservati”.

“Hai ragione, ma ora vieni qui e fatti abbracciare, mi sei mancata molto oggi”.

“Dimmi, Frank ha qualche sospetto su di noi?”

“Nessuno, lui crede che tu e Pedro stiate scappando con il malloppo verso il confine con il Mexico”.

“Bene, bene. Meglio così. E la lettera, l’hai trovata la lettera”.

“Ovviamente, anche se l’avevi nascosta troppo bene. Era esattamente dove avevamo concordato. Solo incastrata nella fessura tra cassetto e piano. Hai preparato i bagagli?”

“Eccoli sono lì, vicino alla porta del bagno. Io sono pronta, se vuoi partiamo subito, non vedo l’ora di arrivare in Canada”.

“È meglio aspettare che faccia buio, Jane. La zona è ancora in subbuglio e tuo marito Frank ha occhi dappertutto”.

“Hai ragione, come sempre”.

“Spiegami ancora una volta perché lo stiamo facendo. Voglio dire, sono mesi che io e te siamo diventati amanti, perché tutto questo ti è venuto in mente proprio adesso?”

“Perché la mia situazione era…”

“Non spostarti quel ciuffo in modo così sensuale, prima di farmi perdere del tutto la testa e farti trascinare di peso nella camera da letto. Voglio capire tutto, fino in fondo”

“C’è poco da comprendere. Non riuscivo più a sopportare la situazione. Frank era diventato nervoso…e violento. Credo che sospettasse che io avessi un altro e questo lo faceva impazzire. Eravamo arrivati al punto che mi picchiava tutte le sere per farmi dire chi fosse. Ma io ho sempre negato tutto. Per questo sono ancora viva. E anche tu!”

“Siamo stati fortunati a non farci beccare, allora. Senz’altro ti avrà messo qualcuno alle calcagna”.

“Lo so, e non è stato facile sfuggirgli ogni volta. Un paio di giorni fa ho deciso che era ora di finirla. Conosceva la combinazione della cassaforte nascosta nel muro della camera da letto, l’ho aperta e mi sono presa tutti i soldi che conteneva”.

“Già, un milione. Dollaro più, dollaro meno”.

“Adesso però dobbiamo nasconderci dove non ci troverà mai. Non credo che ci metterà molto a capire che anch’io sono coinvolto in questa enorme presa per il culo. Più tardi, sotto sera prenderò la mia vecchia carretta e partiremo verso nord mentre lui ci cercherà a sud. Quando se ne renderà conto noi saremo già lontani, e al sicuro!”

“Un’altra cosa, come facevi a essere sicura che Frank mi avrebbe affidato l’incarico di ritrovarti?”

“Perché ti rispetta molto…molto più di quello che stimi i suoi uomini. Sapevo che avrebbe chiamato te”.

“E dall’interno è stato molto facile sviare la sua attenzione dal nostro obbiettivo reale. Sei molto astuta, Jane”.

“Ti amo, John”.

“Anch’io pupa. Vieni, andiamo nella camera da letto, a ingannare il tempo!”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Alcano
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Cinquantasette anni e un sacco di e-book all'attivo, scrivo solo per passione e per appassionare, per dimostrare che si è sempre giovani per scrivere.

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4 Comments

  1. Alcano
    Alcano

    Grazie a tutti, era solo un gioco che tempo fa feci con un amico. A volte è interessante battere strade diverse da quelle segnate e perdersi nell’enfasi delle possibilità stilistiche della nostra splendida lingua…la più bella al mondo.
    (Un po’ campanilistico, vero?)