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Ero così felice di aver trovato uno scopo nella vita, che lo riposi dentro un piccolo scrigno. Sapete, gli scopi della vita sono pietre preziosissime, perché derivano dallo scontro di antichissimi asteroidi che colpirono la luna, e che piombarono sulla Terra lentamente. Somigliano a vari lapislazzuli. Credo che ce ne siano di varia foggia e colore, ma se da ragazzino volevo collezionarli tutti, mi resi conto che sia non era giusto li avessi solo io, sia era arduo che potessi averli tutti.
Mettendo la pietra nello scrigno, mi passò la voglia di vivere e divenni apatico. Tutto cambiò quando conobbi Manuel La Riccia.
Questo nuovo amico mi fece veder tutto da un’altra prospettiva.
Aveva trovato in soffitta un mantello e una bacchetta, vestiario tipico di prestigiatore sfigati, ma era capace di far volgere in spasso ogni situazione.

Questo equipaggiamento fatato gli permetteva cose che non avrei mai creduto possibili. Lanciava raggi dalle bacchette e ecco che una bella ragazza diventava brutta, apparendogli rughe e pustole, un uomo sicuro di sé iniziava a scorreggiare timido e scioccato, un politico a un meeting vomitava… Cose che trasformavano la realtà e per cui spesso alla fine lanciava un altro incantesimo che riportava le cose come erano, o che facevano dimenticare che la nuova realtà era diversa, facendo accettare la nuova condizione come quella normale. Quando Manuel si trasferì, la porta della sua casa era aperta, e entrai. Trovando questi suoi oggetti, li presi. Temendo che qualcuno poteva sottrarglieli. Glieli avrei dati al suo compleanno, o quando mi avrebbe chiesto se sapevo dove fossero. Fatto sta che da quando li indossai, non volli più renderli. Spogliavo le ragazze più belle, abbellivo quelle brutte, e quindi non facevo altro che fare tutte quelle cose sognate da quando sulle riviste scrissero che si potevano comprare degli occhialetti a raggi x…E poi?

E poi mi misi a spiare qello che c’era dentro Camp Darby. Sì perché si diceva che poteva esserci di tutto. Armi nucleari. Che si era spostato là ciò che prima c’era nell’Area 51. Che c’era un edificio in mezzo a daini e cinghiali in cui in futuro saremmo tutti andati ad addestrarci, perché sarebbe tornata la leva obbligatoria. Spiai e che vidi? Niente. Solo tronchi d’albero, suini pelosi e cervidi depressi. Perché? Perché dopo tanti anni che avevamo perso e vinto la Seconda Guerra Mondiale, dovevamo dare un pezzo della nostra Toscana agli Stati Uniti, facendo perdere all’Italia che ha poca terra un pezzo della sua terra, per darla a un paese che ne aveva tanta più di noi?

– Se facessero delle feste, dove mangiassimo del gelato americano, buono e sostanzioso… Con abbondanza di lattine di Doctor Pepper, per dissetarci con zuccherose coca cola alla ciliegia… sì, se dessero feste più allegre di quelle dell’Unità…potrebbe starci anche bene. Forse.- Arrivai a dire una volta.

Vidi proprio un bel nulla di nulla, ma mi venne voglia di occupare ettari di terra. La sottrassi al ricco Nikos Mastodontikos, un magnate greco del Peloponneso. Ogni volta che si affacciava per reclamare la sua proprietà, facevo apparire quintali di merda di cane e uomo appena sfornata dal culo magico della mia bacchetta…e quegli odori gli appestavano le narici, stabilendo dei nuovi confini a mio favore. Così mi costruii una villa abusiva, con tanta fatica perché con magia non mi riusciva. Vennero amici da ogni dove a aiutarmi come manovali. Tante mani, ma non valevano un gran che. Comunque, si faceva.E finì che andai a vivere là, dove non risultando a nessuno che ci fosse una casa, vissi bene senza pagare affitti e bollette, scroccando luce e gas alle aziende nazionali facendomi erogare l’energia, per poi mai pagarla. Veniva richiesto il servizio, veniva goduto, ma non veniva conteggiato, perché ufficialmente là non c’era niente.

-Forse ci conviene che Camp Darby esista così come è. Forse ci sono dei soldati pronti a aiutarci se dovesse esserci una gran guerra. E ci metterebbero troppo se dovessero venire da dove stanno.- Mi disse un amica, ma non seppi che dirle, se ero d’accordo o meno, perché di tutto io non capivo un cazzo. Successe un giorno che mi alzai e ruttai, vomitai, scorreggiai e mi cacai addosso. Da quel giorno mi preoccupai, come se i segnali del mio corpo ribelle fossero i fuochi d’artificio zoroastriani che mi volessero avvertire di essere più maturo. Lanciandomi un monito forte, un aut aut. Corsi a buttare le mie mutande piene di marrone nel bidet.Plof, fecero con tutto quel fardello poco bello. Subito aprii il rubinetto per ridurre la massa di merda che feci. (La merda è sempre una cosa che si è fatta in passato, infatti si chiamano feci, non faccio o farò). Ridotta l’entità del guaio, la mutanda resta zozza ancora assai, non del suo colore originario. Quindi? Quindi anche i pantaloni vanno messi sotto l’acqua, e anche essi non saranno del loro colore per un po’. Poi lavati in lavatrice, torneranno entrambi i capi a risplendere. Ciò insegna che da un problema grande e imbarazzante, ci si ritrova senza più il guaio. Tutto torna come era. Ciò che era cambiato, ero io. Mi ero stancato di usare la magia per schernire il mondo intorno a me. Misi bacchetta e mantello nel mio comodino, e non li presi mai più. O solo per festeggiare in modo burlone il primo aprile. Quindi, aprii il mio scrigno con dentro la mia pietra, lo scopo nella vita. La guardai, e mi rammaricai che certo, se avessi rinunciato alla magia davvero mi potevo scordare di trovare altre pietre come quella. Poi chiusi quel contenitore, e lo misi nel cassetto del comodino, accanto alla bacchetta. Tornai a essere apatico. Penso che sarà così per tutto il resto della mia vita. A meno che non riapra quel cassetto.

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FilippoArmaioli

Scrivo su Alidicarta e Owntale. Teatro, romanzi e racconti. Sono il "Re" di una "Nazione Digitale" ("Utopia"). Scrivevo anche su MeeTale, ma è un sito chiuso.

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