Leggere scrivere e pubblicare Racconti online su Owntale

Una piattaforma ricca di funzionalità dove pubblicare, leggere e scrivere racconti gratuitamente. Mettiti alla prova e raggiungi il punteggio milgiore!

Io sono il re della savana.

No scherzo, potrei solo essere il re della scrivania di Enea, il mio ‘’padrone’’. Si chiama Enea come il guerriero di Virgilio, ma del combattente devo dire che ha proprio poco.

Come ci è finito un leone sulla scrivania di un adolescente rompipalle e confuso? Diciamo che io sono un leone speciale perché sono pieno di ovatta e non vivo nella savana, ma quando Enea mi vide nella vetrina del negozio dove ero esposto, si innamorò di me e mi portò a casa sua.

Da quel giorno sono rimasto sulla scrivania a vegliare su di lui, nemmeno si immagina tutte le cose che ho visto.

“Enea alla prossima ti butto fuori di casa!”

“Ma magari!” Urla Enea entrando in camera e sbattendo la porta; un giorno l’altro cadrà la parete.

Si butta sul letto affogando la faccia nel cuscino e chissà cosa pensa. Io penso che sia debole, non reagisce mai, non parla, non butta fuori nulla.

Il guerriero Enea secondo me si comporterebbe in modo diverso.

Se potessi parlare gli direi che si sta sprecando, se potessi farmi ascoltare gli direi che è troppo speciale per comportarsi come gli altri. La mia bocca però è cucita, letteralmente.

Lo vedo alzarsi, viene verso la scrivania, mi prende in mano e mi lancia per terra con tanta rabbia.

Adesso, se la mia bocca non fosse cucita, la userei per morderlo e non per dirgli quanto è speciale.

Il leone è coraggioso, è forte, imponente, io però sono un leone a modo mio. Non tanto dissimile da quello vero però. Quello che viene chiamato il ‘’re della savana’’ è uno degli animali più pigri del mondo e passa dalle 16 alle 20 ore a dormire. Quindi posso tranquillamente dire che anch’io sono proprio un leone.

Rimango per terra di fianco al letto per circa due ore finché Enea torna a casa e mi rimette sulla

scrivania, poi mi guarda qualche secondo e pagherei per sapere cosa pensa. 15 anni dopo

“Papà, lo vuoi questo pupazzo?”

È passato un po’ di tempo. Enea mi ha messo su una mensola in cantina, non sono più arrabbiato ma è da un po’ che non lo vedo. Il guerriero si è fatto una famiglia, e ora stanno traslocando tutti nella casa nuova e ho il presentimento che non andrò con loro. Magari si è persino dimenticato di me.

“Questo pupazzo è rimasto sulla mia scrivania non so quanti anni, le ha viste tutte, meno male che non può parlare.”

Allora non si è dimenticato e ha ragione, cavolo quanto ha ragione.

“Papà posso tenerlo io?”

“Solo se mi prometti che quando crescerai non sarai un terremoto come me”

Ed è così che sono finito su un’altra scrivania, che stavolta però è rosa ed è della figlia di Enea.

Ora mi toccherà fare amicizia con le bambole.

 

3
0
Benedetta.palamidese

A 17 anni mi sono trovata a scrivere dei racconti settimanali per un progetto scolastico. Mi è piaciuto ed ora eccomi qui

TAGS:

Commenta il racconto di

Lascia un commento

5 Comments


  1. Un pupazzo di pezza con un “sentire” umano che ha la fortuna di passare ad un altro padrone altrimenti sarebbe rimasto in cantina, solo e abbandonato.
    Forse, rappresenta il passaggio dall’innocenza all’età adulta. L’innocenza persa che il padre trasmette al figlio attraverso il leone di pezza. Ho detto, senza pretesa di azzeccarci! L’idea è carina, l’esposizione sciolta. Ma ho l’impressione che qualcosa ti sia rimasta nella penna.
    Buona giornata