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Spalato (10 dicembre 1941)

Un rumore mi ha svegliato nel profondo della notte. Un silenzio denso che si tocca con le mani che qui dentro la camerata viene rotto solo, ogni tanto, da qualche compagno che russa. E come russa! Dovresti sentire, sembra di stare sulle montagne russe. Questa camerata così umida e fredda deve essere la prova più grande di questo viaggio. 

Intanto canticchio in testa quella canzone di quella cantante col nome strano, Fedora no? Mingarelli mi sembra, uscita qualche anno fa, forse l’anno corso?…c’è nel mio cuore quando mi guardi tu un desiderio che non mi lascia più… e continuano i tromboni qui dentro! Mi giro dall’altro lato, occhi sbarrati e ritorna impetuosa alla mia testa…freme la vita mia vicino a te mi scordo il mondo e tu lo sai perché… ora hanno iniziato pure le grancasse!

Siamo arrivati quasi una settimana fa qui a Spalato. E certo il tempo non è stato clemente e non ci ha battuto le mani: durante tutta la traversata in nave tirava un fortissimo vento gelido e secco, che via via che ci avvicinavamo alla costa diventava più umido annunciando che sulla terraferma ci avrebbe aspettato la dama bianca. Ma sai, mamma, quella neve stretta, che ti si insinua dentro i vestiti, fin dentro la schiena. Non c’è stato bisogno che ci dicessero di sbrigarci a scendere dalla nave, siamo stati come le fiaccole del fuoco, tutti di corsa a cercare riparo. Già riparo, chissà dove? Qui dentro questa camerata! Mi viene da sorridere pensando a cosa ci stanno fare i muri, visto che riesco a sentire sul naso anche il più piccolo spostamento d’aria, quasi fosse la vetta di una montagna in preda ad una nevicata tempestosa.  

È stata bella l’accoglienza. Siamo partiti in due scaglioni, noi il primo da Perugia, loro l’altro ieri, arriveranno domattina. Credo che però l’annuncio non è arrivato qui sull’altra sponda del mare, qui c’è un po’ di maretta da quello che ho capito. Le autorità hanno altro a cui pensare, ho sentito dire che muoiono un sacco di soldati sui passi di montagna che noi dovremmo presidiare. Fanno rappresaglie i partigiani di qui. E ci uccidono. Questo è il gioco. 

Insomma, non devono averglielo detto, perché quando siamo arrivati, noi così anonimi, ci attendevano con tutti gli onori del caso, pensando che al nostro seguito ci fosse il generale nuovo che qui è una personalità! Beh, festa rimandata. Pentimalli arriva domani. C’erano dei volti tra il dispiaciuto e l’arrabbiato. Una ragazza castana ha incrociato per un attimo il mio sguardo, aveva un fiocco rosso che teneva legati i suoi capelli. Portava in braccio un ragazzino, non troppo piccolo, forse l’aveva preso in braccio per fargli vedere il generalissimo calabrese. Io a Perugia, lo scorso mese, l’ho visto di sfuggita! Davvero, come si dice da noi, e ‘nnè na cima! Però è un uomo tutto sulle sue. 

…un’ora sola ti vorrei, io che non so scordarti mai, per dirti ancor nei baci miei che cosa sei per me…come suona dolce però nei ricordi, se dovessi cantarla la stonerei…ma nei pensieri tutto sembra così intonato…un’ora sola ti vorrei, io che non so scordarti mai, per dirti ancor nei baci miei che cosa sei per me!

Mi ha guardato, e ho capito per la prima volta, che il silenzio è la cosa più bella che c’è! Non ci siamo detti niente, ma ci siamo detti tutto. Quel fiocco rosso, qui nel buio della stanza, sai, riesco ancora vederlo, come se si sia impresso…  come quando fissi il sole e gli occhi rimangono per un po’ imbambolati, vedendo un alone strano quasi iridescente. 

Da domani cambia tutto. Arrivano i capi, si aprono le mappe e noi veniamo divisi nelle zone qui intorno, per fare pattuglia del territorio, credo che controlleremo i passi. Sì, tutti dicono così. Sentiamo Pentimalli che dice. D’altronde non farà troppo il gradasso. Avrà pure fatto il Capo di stato maggiore in Etiopia ma qui con noi, con la Perugia, ci sta da agosto, da tre mesi, sì e no! Non credo voglia svegliare il lupo che c’è dentro qualcuno. E ce ne sono di lupi! Mi sono accorto che qualcuno è venuto con l’intenzione di sfogarsi! Ma c’ha ‘na rabbia dentro, che non si capisce davvero con chi ce l’hanno. Io sto sulle mie, ma ogni tanto te li ritrovi vicino, e che fai? Stai zitto? Una parola la devi pur dire. 

dammi l’incanto che non ebbi ancor, il desiderio che tormenta il cuor…un’ora sola ti vorrei, io che non so scordarti mai…mi rimbomba nella testa, sembra di essere in quei teatri del nord dove vanno tutti vestiti bene, mano nella mano, e sorridono, si guardano e sorridono, fanno inchini, si salutano senza mai essersi visti, senza mai aver mangiato qualcosa insieme! Io mi sono vestito di questa splendida coperta ruvida, che puzza più di umido che di piedi, ho una carrozza tutta bagnata rivestita di un materasso di foglie di granturco. Che ricchezza ‘sta compagnia!

Per la festa della Madonna che avete fatto? Chissà? Un bel cappone in brodo, con quel freddino, sai che goduria. Noi pure. Mentre mangiavo quella sbobba, ho chiuso gli occhi e ho sentito addirittura tra i denti quella patina di grasso che fa il brodo. Boh chissà che stavo mangiando, volevo aprire gli occhi, ma ho preferito lasciarli chiusi. Ero a tavola con voi. Va beh, ora dormo.

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Stefanobzc

Il senso della vita è far felici gli altri...e lo farò!

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