Ci vollero parecchi minuti prima di arrivare in fondo alla strada, ma non erano sufficienti dosare la crescente curiosità che mi portavo dentro.
Strano…pensai.
Eppure stamattina,ero scesa dal letto con la ferma convinzione ,che sarebbe stata una giornata senza emozioni,asettica .
Invece continuai a seguire il mio istinto, c’era qualcosa in quel suono che catturava inesorabilmente la mia attenzione.
Continuai a camminare, fino a quando il suono si fece più nitido , fino ad avere la sensazione,di essere guidata per mano dallo stesso.
Mi ritrovai in un giardino incolto, per la verità non metteva molta allegria il paesaggio che stavo osservando, ma non era per quello che ero entrata lì.
Il suono si fece risentire, forte, nitido,cristallino, puro come la prima acqua di ruscello che ti scorre tra le dita ,ed allo stesso tempo, sparì velocemente nel silenzio.
Girai su me stessa cercando una direzione, per ricominciare ad ascoltare, ma niente.
Passò un quarto d’ora,o almeno credo, ma non sentii più nulla.
Sospirai e iniziai ad allontanarmi.
A pochi metri dall’uscita, ci fu un rumore come di erba calpestata, mi girai lentamente, sfiduciata , notai un piccolo movimento ai piedi un albero,mi avvicinai con cautela.
Appena arrivata vidi un paio di gusci rotti e un batuffolo di peli arruffati che si rotolava nell’erba , emettendo dei versi acutissimi.
Era un uccellino appena nato, guardai in alto, tra le fronde dell’albero si vedeva chiaramente un nido vuoto , non c’era traccia di altri cuccioli.
Mi tolsi il foulard di dosso e raccolsi il piccolino, una volta in braccio potei vederlo ,era davvero carino, mi incamminai verso casa.
Il piccolo avvolto in quel nido di stoffa bofonchiava dei suoni buffi,che io interpretai come esternazioni di gradimento.
Arrivati a casa lo misi in un cestino e gli diedi un po’ di pappetta.
Passarono diverse settimane, l’uccellino mangiava e dormiva bofonchiando sempre gli stessi suoni, poi una mattina lo presi in braccio per lavarlo dalla sporcizia e potei notare così uno splendido piumaggio vermiglio.
La settimana successiva , fu molto movimentata,il volatile iniziò i suoi esercizi con le ali e ben presto imparò a volare.
Non passò molto tempo prima che si accorgesse di quanto fosse interessante scorrazzare nei dintorni.
Una mattina volò sul balcone e partì per le sue scorribande.
Non lo vidi per molto tempo, fino a quando alcune settimane dopo, lo vidi su un ramo di un albero vicino casa, faceva ancora strani versi buffi ma ora sapeva volare.
Mi ritrovai a pensare che io per imparare ad andare bene in bicicletta ci avevo messo due giorni, mentre quel piccoletto in un paio d’ore aveva imparato a volare.

Bellissima composizione complimenti buon proseguimento.
Brava! un bel racconto espressivo, con il pregio della sinteticità.
Semplice e poetico, narra un fatto della natura che tutti conosciamo, ma non abbiamo mai pensato di raccontarlo.
Bel racconto, il miti di Pigmalione traslato in chiave ornitologica è davvero ben fatto…e con tanto di morale finale! Anche ben scritto, il che non guasta mai. Brava.