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Lupo imbraccia un fucile d’assalto, non sembra comunque molto convinto. Rabbrividisce sotto al cappotto, sarà che i piedi negli stivali sono ghiacciati nonostante il doppio strato di calzini e affondano nella neve lasciando orme che verranno cancellate molto presto.

Poco più in là, seguendo la procedura standard, Orso si guarda attorno cercando di distinguere se almeno in lontananza possa esistere un riparo. A dispetto del nome, trema.

Condor alza il pugno, tutti si accucciano puntando l’arma in avanti. Solo altra bufera. Condor abbassa il braccio facendo segno di proseguire.
Ora Lupo sente le ginocchia bagnate e cerca di calmare la respirazione; tutte le volte che punta l’arma d’istinto trattiene il fiato. Sta ancora chiedendosi se quello che sente nelle orecchie sia davvero il solito fischio del vento o se ci sia una nota più scura.

Corvo Nero continua a riprovare con la radio, in risposta ottiene solo fruscii. Certo che questo clima non aiuta.

Dopo due ore il capanno fa la sua comparsa nella quasi completa invisibilità dell’orizzonte, qualche passo ancora e ci sarebbero inciampati, qualche metro più a sinistra o destra e l’avrebbero mancato. Non è molto largo, ma dentro ci stanno seduti tutti e quattro, a patto di tenersi vicini. Orso tiene chiusa la porta utilizzando la schiena.

Ora i piedi e le gambe di Lupo sembrano scottare, se le immagina tutte rosse sotto ai vestiti. Il ghiaccio sul cappello inizia a gocciolare, così come quello sulle spalle; gocciola anche dalla lamiera del soffitto, ma forse quella è solo condensa. Nella struttura il silenzio è rotto da brevi colpi di tosse e dallo sfregare delle mani, il vento risuona tra le travi della parete sud.

“Mancava solo la nevicata del cazzo a questa marcia, eh Condor?”

“Orso, non dovrebbe mancare tanto, forse cinque, massimo otto chilometri. Corv, ancora niente dalla base?”

“Non prende, magari non siamo ancora nel raggio oppure la bufera…”

“Hai controllato il canale? Ci siamo sposati sul centotré.”

“Certo che ho controllato, cosa credi abbia fatto finora?”

“Shh! Ragazzi, lo sentite?”

“Cosa c’è Lu?”

“È un po’ che mi sto interrogando… È come uno sfondo sul rumore, non so bene, ma poco fa mi è parso molto più chiaro.”

“Arriva al punto, cazzo. Credi che qualcuno ci segua? Dici che c’hanno beccati?”

“Cazzo dici Orso?! Fosse stato un nemico forse non staremmo qui a parlarne.”

“Nossignore, non qualcuno. A me sembrano cani, forse lupi.”

Silenzio.

“Sei sicuro Lu? Non è che…”

Qualcosa gratta alla parete, le sicure scattano; adesso Orso usa la punta del piede per la porta. La croce formata dagli uomini schiena contro schiena focalizza il centro della stanza come in un mirino. Lupo, al solito, deve sforzarsi di inspirare.
Orso non trema più.

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Baffetto
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Inutile dal profondo del dna; psoriasi, gastrite e anatomia del perdere tempo.

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