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Il suo pensiero ricorrente era sempre lo stesso… “mai deludere le aspettative”. Già! Ma lei aveva aspettative o le stesse altro non erano se non il riflesso di ciò che il ‘mondo’ attendeva da lei? In quarant’anni aveva cercato con fatica di modificare e affinare la maniera di raggiungerle. Si dice che non esiste una vera prospettiva se non sussistono due o più punti di vista. Partiva da lì la sua insoddisfazione.

È tardi! – pensò – Ho solo due ore per rassettare casa, preparare il pranzo e accogliere Judy, la nuova collega di Alberto.

Un sabato e una domenica devastanti, passati tra piatti, bicchieri, chiacchiere di commensali affamati e una cucina sin troppo animata; 20 ore di lavoro in due giorni l’avevano costretta a svegliarsi troppo tardi e a far saltare la tabella di marcia che, nei giorni precedenti, aveva mentalmente organizzato nei minimi particolari.

Così non va! – esclamò con voce tuonante nel silenzio di quella casa. Si impegnò a riorganizzare rapidamente il tempo rimasto ma fu inutile. La sua mente era proiettata alla sera prima, a quegli occhi che, per un tempo infinito, furono capaci di denudarle l’anima. Doveva rapidamente ricomporsi, rimettere la maschera fingendo che nulla fosse mai accaduto. E quanto più si imponeva di farlo tanto più il ricordo di quello sguardo le penetrava dentro.

Sentiva ancora vivido il calore della mano di quell’uomo che stringeva la sua mentre le sussurrava – Te apetece ir a mi casa? (hai voglia di salire da me?)

Non era la prima volta che si concedeva a lui ma ogni volta le sensazioni che provava erano estreme e meravigliosamente uniche.

Va bene! – esclamò lei con gli occhi sorridenti che stonavano in mezzo ad un viso tirato dalla stanchezza.

Salirono le scale quasi a fatica… Su ogni gradino quei baci sapevano di buono; le lingue iniziarono a danzare ad un ritmo che solo le loro anime riuscivano a scandire… La dolcezza di quei morsi sulle labbra, sulle guance, sul collo, quasi come seel penetrando la carne ci si potesse fondere in un corpo solo.

Lui aprì la porta di casa e in istante si ritrovarono in camera, uno di fronte all’altra, a spogliarsi dalle vesti e a denudarsi dal mondo.

Io e te siamo simili! – sussurrò a fatica Alsoria dibattendosi tra mille baci – Non abbiamo limiti!

Lui la guardo negli occhi, con lo stesso compiacimento di quando la osservava versarli whisky e coca dietro il bancone del bar.

Si amarono per un tempo indefinito e la voglia di possedersi in ogni istante divení vitale come il respiro.

Devo andare, è tardi! – disse lei vestendosi di corsa.

Te quiero! – ribatté lui con quel suo strano accento spagnolo.

Lei fece finta di non sentire… Iniziò ad avere paura ma in quel preciso istante in cui lo sgomento prese il posto della passione, Ramón l’abbraccio talmente forte che tutti i pezzi della sua anima ritornarono per un istante ognuno al proprio posto. Un abbraccio, un unico abbraccio, era stato in grado di darle speranza, di lenire un dolore latente che si trascinava da tempo; un abbraccio, un unico abbraccio, aveva demolito, abbattuto, distrutto quel freddo ghiaccio che la ricopriva… Un único abbraccio fu scudo che la difese dalla maschera che si portava addosso come una seconda pelle.

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Elide1977
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Mi hanno sepolto ma ciò che loro non sanno è che io sono un chicco di seme

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4 Comments

  1. Alcano
    Alcano

    Ecco, adesso il personaggio si definisce meglio, nella sua fragilità, nei suoi limiti e nella sua forza.
    Mi piace come scrivi e, in questo pezzo un po’ più lungo sono riuscito a immergermi meglio nella lettura.
    Brava