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Tumulto che va e che viene, seduto al Cabaret du Ciel alzo lo sguardo, studio la fisiognomica di queste genti. Si arrabbiano per cose che non sanno e non intendono, cos’è che li turba? S’innamorano altrettanto facilmente, per fortuna. Verso del tè fumante che stimola gli enigmi e lascia irrisolti i dubbi, perché è così che mi piace. Voglio continuare a guardarli, stare qui tutto il giorno ad osservarli quando osservano, o anche mentre superficialmente scambiano sguardi a volte troppo timidi per incrociarsi. Bevo un sorso. Sono curioso di capire i loro movimenti quando si sistemano la veste e accavallano le gambe. Mi interessa ascoltare le storie narrate dai loro palmi, quando si siedono al mio fianco a gustare il caffè. Ma più di ogni altra cosa, ho la premura di conoscere le storie che né bocche né mani hanno modo di raccontare, voglio star qui a sentire quello che la mia percezione di loro ha da dirmi; è in questa che ripongo la mia fiducia. Attendo che qualcosa o qualcuno di significativo venga verso di me, oggi d’altra parte non è mica un giorno qualsiasi, Saturno e Giove si allineano. Sorseggio ancora un po’.
Un suono indefinito si fa sempre più accogliente. Sfreccia pacato per la mia mente, un po’ come quello di un violino che rincorre se stesso, e tocca le corde della mia anima. Costante, mi accompagna nel viaggio che faccio dentro gli altri, donandomi a tratti un silenzio assordante. Quando il brusio delle genti che intrecciano sguardi ed eventi sparisce e lascia il posto alla colonna sonora dei miei pensieri, è in questi momenti che sta per accadere, quella cosa ignota che però aspetto da tutto il giorno qui seduto. Come presagi dell’avvenire, queste note mai suonate e mai ascoltate si confondono nei miei occhi come simboli dell’inconscio. Non capisco se sono chiusi o aperti, ma osservo questa sinestesia, mi accompagna nei lunghi e pesanti attimi scanditi dal mio tempo. È piacevole ascoltarmi, soprattutto quando non mi cerco, ma semplicemente accado. Vorrei poter accadere tutte le volte che lo desidero, senza però cercarmi. Voglio restare qui, nel limbo della sinestesia, nel teatro delle emozioni, dove tutto è così vero. Non faccio in tempo a desiderarlo, spalanco gli occhi che ora sono certamente aperti; subito tutto si fa opaco attorno alla mia vista, solo lo sguardo di chi viene verso di me si accende illuminando il centro, punto focale della mia attenzione.
Ora i riflettori puntano su di un’anziana signora tutta dipinta di cobalto che presto si volta verso di me, con fare circense ma estremamente elegante. È l’unica sagoma illuminata, mentre tutt’attorno è scuro. Infila una delle sue lunghe mani nel cappello e tira fuori una piccola pergamena che mi vien porgendo. Leggo: “Ci sediamo ed assaporiamo note provenienti da un altro mondo, come oggi”. La Signora Blu svanisce nell’oscurità lasciando una profondità di campo da cui riesco a scorgere altre due figure che riconoscerei fra mille, anche al buio. Queste però sono illuminate, non solo dai riflettori della mia mente, ma anche da luce propria. È così bello vederli.
Sfocato, un po’ come se fosse solo un impressione, il mio sguardo segue tale luce che prende forma in passi solenni, che fanno sempre più rumore, un rumore possente e gradevole, un rumore che vibra nel pavimento, raggiunge i miei piedi e sfreccia sin sopra alle mie membra. Il suono basso dei passi viene adornato da centinaia di altre brevi note che come scintille si slanciano nell’aria che circonda i due uomini, regalando all’atmosfera circostante un senso di leggerezza quasi sacra. Il tempo va sempre più lento, quasi si è fermato ora ed il suono della mia mente è simile a quello della pioggia, una pioggia fresca e sincera; il tempo è così lento che temo non riprenderà il suo corso. Proprio mentre mi convinco di questo, tutto riprende velocità, in maniera confusa, poi più chiara, definita. Spiove e ritorna il basso dei loro passi che vibra nelle vene accompagnato da un’altra melodia, diversa ma più avvolgente, specchio dei loro moti interiori. In un batter d’occhio si trovano al cospetto del mio tavolo. Tutti intorno ci guardano, i due uomini hanno lasciato un alone di mistero alle loro spalle; è un mistero di luce il loro però. Invito ad accomodarsi al banco dei miei sogni, mentre contemplo i loro occhi; dentro di essi vedo mille altre mondi, in un attimo sono catapultato qua e là, ma il mio tempo va ormai troppo veloce per fermarmi in ognuno di essi.
“È acqua passata.” Mi dicono contenti. “L’avvenire è roseo, oggi sediamo in sodalizio spirituale ed assaporiamo le note provenienti dall’altro mondo”

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Francinbilico

Spirito in bilico dentro un quadrato verde acrilico

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12 Comments

  1. Purpleone
    Purpleone

    Pezzo di non facile decrittazione nel quale quasi si viene travolti dalla marea ininterrotta dei pensieri del protagonista. Ed è appunto questa la sensazione che ho avuto: essere quasi sballotato nella ricerca (vana) di un appiglio, di una risposta alle classiche domande “chi”, “dove”, “quando” e “perché”.
    Non volendo essere precipitoso ho lasciato decantare la cosa e ho riletto questa storia a distanza di qualche giorno scoprendo con piacere l’inutilità di quanto ricercato prima e lasciandomi trasportare, invece, dalla musicalità e dal ritmo di quei pensieri. La mia conclusione è stata che, a volte, non è necessario andare a cercare reconditi o mistici significati che diano senso a quel che ci piace. Per apprezzare un tramonto non è necessario conoscere tutti i processi fisici che lo rendono possibile.
    Ben fatto e…pollice in su. 🙂

    1. Francinbilico
      Francinbilico

      Ciao Purpleone 🙂 hai centrato, sai perché? Si tratta di un racconto dettato da un flusso creativo più che dall’esigenza di descrivere cose e persone con penna pragmatica. E’ puro esercizio letterario.. ma magari diventa qualcos’altro quando andrò avanti nei prossimi capitoli! Grazie per le tue belle parole

  2. FilippoArmaioli
    FilippoArmaioli

    Si legge bene e a me ha fatto pensare a un futurista in preda a ebbrezza da assenzio, o allucinato da oppiacei. Però credo che sia ambientato ai nostri tempi, e che il tizio sia in una specie di club in cui si ricerca una mistica buddista o simile. Può deludere la mancanza di azione, uno magari attendeva alla fine una rivelazione più scioccante o un colpo di scena dinamico. Però va bene così, se narrava di questo e basta.

    1. Francinbilico
      Francinbilico

      Che bella interpretazione! L’ho concepito senza veri riferimenti spazio temporali. L’unico è quello del Cabaret du Ciel, ma non ne definisce il contesto. Si tratta di un’invenzione dal sapore onirico, forse per incontrare nelle parole quello che volevo sentirmi dire, cioè che è acqua passata e che il futuro splende. C’è poca azione, vero, ma perché è solo il primo capitolo 😀 grazie mille delle tue parole