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William H. Bloombell ci racconta nel suo “Epistolario delle cose più fantastiche di questo nostro mondo” fatti così incredibili, da farci credere facilmente che essi siano frutto della più fervida fantasia, e perciò mai accaduti; io sarei della stessa opinione, se non fosse che questo libro non dovrebbe esistere. Eppure l’unica copia la ho io. Come ho altri libri, trovati nella mia biblioteca sotterranea, che fino a ieri non sapevo che esistesse. Fu andando nella cripta, dove credevo dimorassero le spoglie scheletriche dei miei avi, che mi chinai sotto una volta, infilandomi dentro un pertugio, dove vidi scaffali ricavati scavando nella pietra; e sopra essi delle tavole di legno, con sopra questi volumi. Nessuno risultava esistere in altre copie, quindi possedevo dei tesori. Se non fosse che i titoli erano così assurdi! Chi si sarebbe mai servito del “Manuale per eleggere cretini”? Bastava votare a culo, come noi italiani si è sempre fatto. O del “Libro di ricette per cuoche sorde”? Se uno non ci sente, è meglio che non stia in cucina, dove se non odi il fischiettare delle pentole rischi dei bei guai. E che dire del “Prontuario malsano per misogini misantropi”? Certo non vi si ricaverebbero dei bei consigli. Capii presto che non mi sarebbe bastata una vita per leggere tutte quelle pagine. Così assunsi delle lettrici. Avrebbero letto e copiato quei testi che potevano essere curiosi. Li avrei spacciati per miei, mettendo il mio nome. Questi autori infatti non risultavano essere in vita. Poi pensai che potevano arrivare a bussare alla mia porta i loro parenti, per reclamare le cifre perdute nei mancati diritti d’autore. E oh, sì, che li avrei maledetti, quei burloni che avevano sciupato le loro vite a scrivere tante corbellerie! Li avrei proprio voluti vedere in faccia, come avrei visto gli ebeti dei loro discendenti! Ma non avvenne, e meno male. In effetti preferivo mantenere il riserbo su tutta quella cultura bislacca. Preferivo non attirare folle di curiosi che mi avrebbero invaso la casa, persuasi di poter comprare questa o quell’opera, con misere offerte. E io non volevo perdere tempo a contrattare, anche perché mi costava parecchio studio capire cosa valesse la pena di investire tempo e denaro di tutta quella marea di parole nascoste chissà da quanto sotto il mio pavimento. Già…quanto erano antichi? Non erano di una sola epoca. Trovai dei manoscritti davvero secolari, con miniature che forse avevano davvero un bel pregio. Volevo farli valutare, certo, ma non prima di aver capito cosa possa nascondersi dentro questi testi. Magari durante un periodo in cui si censurava, sono stati nascosti dei testi che dovevano essere messi al rogo? E qualche mio parente era un frate bibliofilo che non se la sentì all’ultimo momento di distruggere, e preferì nascondere… Se erano testi malvagi, non potevo tollerare che venissero ristampati e diffusi in gran tiratura. Ogni frase diabolica sarebbe stata come mia, mia essendo la colpa della loro riproposizione. Le lettrici erano avvenenti, e cominciai a distrarmi parecchio, per il loro starmi sempre intorno. Avevo voluto che fossero donne, per dare lo stipendio non a chi concorreva con me a uscire con belle donne (e arricchire i miei rivali, sarebbe stato come staccar le corna a un toro e farmele impiantare in testa). Pagando delle donne, l’economia che facevo prosperare era sicuramente sana. (A meno che non avessero speso in gigolò, ma era improbabile, dato che erano tutte graziose, e non avrebbero faticato a trovarsi una buona compagnia maschile, senza comprarla). Ora però stavo notando quanto fossero belle, e spesso mi riusciva difficile parlare con loro solo dei miei misteriosi libri. Iniziai quindi a chiedere qualcosa di loro, sperando che nel mio tono di voce ci fosse qualche timbro neutro che non facesse trasparire un mio vivo interesse verso di loro. E nell’iniziare dei discorsi, cominciai con alcune a essere davvero curioso delle loro vite; se fossi andato avanti avrei rischiato anche di affezionarmi davvero. Le lettrici sono invece persone così carine. Non sembrano volar via, non paiono così trasparenti, non camminano con passo felpato, come creature diafane. Sono presenze concrete, ma temporanee. Certo, se scegliessi una di loro con cui vivere… Passerei il resto della mia vita con una moglie. Ma non ci sono abituato, né l’idea mi sfiora abbastanza fortemente perché io mi decida a fare un passo decisivo verso un’altra vita. Le ore passano da tempo,e sono diventate anni. Anche io, se pure invecchiato bene, non sono più un giovane che può fare e volere tutto.Ma ai giorni piace ancora vedermi, fin dal mattino; e c’è ancora un’energia sia in me sia nel mondo che mi ha accolto da quando son nato. Eppure…eppure è sempre minore la quantità di futuro nel mio domani. E di questo devo essere consapevole.

Tra le lettrici c’è Amanda Pallotti. Mi si avvicinò trafelata e mi disse che avevano scoperto un uomo che faceva esperimenti nei miei sotterranei: dava scariche elettriche agli esseri viventi morti, e stavano accertandosi che non vi fossero anche resti umani, per i quali sarebbe stato indagato per omicidio e comunque arrestato per sottrazione di cadavere; ma non trovarono niente, e dovettero rilasciarlo (per sua fortuna, perché in realtà il dottor Sassaman era davvero colpevole, facendo una prova anche su umani almeno una volta all’anno, volendo provare che il romanzo della Shelley si bassava su teorie possibili!). Tutto questo mi distrasse un po’ dai miei problemi. Ossia che cosa fosse tutta quella mia eredità libraria, da chi proveniva, e che vantaggio avrei ottenuto dal tenere tutto per me o dal dargli una valutazione e disfarmene. I miei ultimi anni erano passati con quest’incombenza. Amanda era tra le mie collaboratrici più simpatiche. La scelsi perché parlava di libri, e mi pareva che questo interesse la rendeva una candidata ideale per essere assunta.

-Che cosa ti piace tanto dei libri?-, le chiesi una volta.

-Tutto. Vorrei anche io scrivere. Ma sarà davvero una cosa anche per noi donne?-

-Ci sono tante brave scrittrici. Isabel Allende, Simonetta Agnello Hornby…-

-Sì, ma non è che voi uomini anche in questo campo siete più bravi?-

-Se sì, è perché vi fate sorpassare.- -E non dovremmo?-

-No, se poi ve ne dovete rammaricare.-

Due libri che avevo molto apprezzato da giovane erano scritti da donne. “Piccole Donne” di Louisa May Alcott, e soprattutto”Lo straniero” di Irena Jurgielewicz. Quanto a “Il giardino segreto”, non sono mai riuscito a finirlo. (Saremo bravi scrittori noi uomini ma come lettori siamo forse una pippa).

Per me il libro è sempre stato solo un insieme di fogli. Ma per queste ragazze, o per alcune, era un veicolo di conoscenza. E non potevo dar loro torto, solo che non sapevo se me ne importava. Anche se dopo tutto quello che mi stava capitando, mi stava crescendo la voglia di scrivere un libro anche io. Su cosa? Sulla mia vita. E mi sarei dovuto fermare proprio nel capitolo riguardante questa biblioteca. Perché non sapevo se dir tutto o se era bene non andare troppo nel dettaglio. Se il mio libro avesse avuto successo, avrei attirato ancora di più le folle di curiosi e di ladri che potevano accerchiarmi! Forse anche per questo, tardai a iniziarlo. Oggi non faccio altro: scrivo la mia storia, e la immagino lunga come Moby Dick.

-Si è dovuto aspettare l’invenzione della stampa, per vederlo diffondersi. Prima erano fatti a mano dagli amanuensi, ma non tutto poteva essere diffuso. Esisteva un Indice di libri proibiti, e si poteva morire solo se li si possedeva. La Cina distrusse quasi tutto il suo patrimonio, se non per ciò che fu accettato, come i trattati. Esistevano le biblioteche, ma erano meno delle odierne, e non aperte a tutti. Circolavano di più le fake news.-

-La Bibbia, il primo libro stampato, non è pure una serie di notizie false?-

-Certo! Saper già la fine dei tempi, esser nati da un dio che ci odia per una mela, esser stati quasi perduti per sempre per un diluvio, certo.Anziani che vivevano per 600 o 900 anni, e procreavano da centenari! Brava Amanda, non ci ho mai pensato…sì, anche la Bibbia contiene cazzate paurose eppure mi sa che è tuttora il libro più stampato e diffuso al mondo…- Prima si scriveva su pietra, cortecce d’albero, metalli, argilla. Su pergamene di papiro. La prima carta era fatta di stracci, che andava pressata assai fortemente. Sì, il libro aveva una grande storia, ed era bene che la rispettassimo. Ma quanti scrivevano solo cazzate? Quanti alberi venivano abbattuti per far arrivare i romanzi di Fabio Volo, o le biografie dei calciatori? Sì, potevamo sperare che si impiegasse la carta della differenziata, ma è chiaro che perché ci siano così tanti libri può darsi anche che si sia giustificata, per il bene della cultura mondiale, la sparizione di parte delle foreste sudamericane, là dove i popoli non avevano voce in capitolo nelle politiche economiche, persi come erano in altri ben più gravi problemi sociali. Amanda, che mi era stata raccomandata perché aveva fatto una tesi sulla letteratura ergodica, che io neanche sapevo cosa fosse, mi chiamò anche quando successe il fattaccio. Avevano incendiato i sotterranei, e rischiavo di veder bruciare tutta la casa! Così corsi, ma per la mia casa, non per i libri. Quelli, che si fottessero. Quando arrivai, mi svegliai: avevo sognato. Tutto era al suo posto. Ma quanto avevo sognato? La biblioteca c’era. Scesi e toccai con mano. Meno male. In fondo, se essi c’erano, voleva dire che anche quelle piacevoli lettrici erano state vere presenze nella mia vita. Mi erano costate, ma mi avevano fatto compagnia. Da allora, da quel sogno piromane, fui più attaccato al mio patrimonio. E crebbe la mia voglia di scrivere. Pensai a “Il nome della rosa”, e a “Fahrenheit 451”. La distruzione dei libri è davvero un incubo, e ora me ne rendevo conto. La paura scuote la coscienza. Adesso avevo “Il codice delle creature estinte”, e “L’Atlante delle emozioni umane”. E chi me li aveva donati? Che ci facevano nella mia casa? Forse un lettore accanito aveva vissuto come clandestino nella mia proprietà, ed essendo morto chissà dove aveva lasciato tutto quel che aveva ereditato, trovato, comprato o rubato a me. Povero tizio. Ma perché pensare sempre al peggio? Forse era stato il Signor Destino. Aveva visto che non avevo niente, e aveva messo mano a tutta la sua bontà di dio bonario.Ma perché a me, che non gli credevo? Le vie dei Signori sono infinite. E allora devo accettare questa fortuna, e far sì che mi sia utile. Certo, non posso più vendere questi libri. Ormai fan parte della mia casa, come le mura. Sono letteralmente le fondamenta, in fondo. No, non posso venderli. O almeno,non troppo a buon prezzo.

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FilippoArmaioli

Scrivo su Alidicarta e Owntale. Teatro, romanzi e racconti. Sono il "Re" di una "Nazione Digitale" ("Utopia"). Scrivevo anche su MeeTale, ma è un sito chiuso.

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7 Comments

  1. Alcano
    Alcano

    Bellissimo questo racconto di letteratura “distopica” che rivela anche la tua grande passione per libri e annessa scrittura. Un appunto, piccolo e forse inutile: mi è parso di dover scalare un muro di parole, col fiato che mi si spegneva verso la fine, Magari qualche periodo a capo e forse una virgola in più mi avrebbero aiutato; ma questo è il tuo stile: prendere o lasciare! Bravo.