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Durante la notte, si sentivano lo scoppiettio delle cicale e il fruscio del vento che accarezzava il tendone. Ero sdraiata sul materassino. Non riuscivo a dormire bene, e così, sgattaiolai fuori dalla tenda e saltai sopra un masso. Le prime luci dell’alba abbaiarono i miei occhi, mentre il fuoco del focolaio si spegneva. Bryan uscì dalla tenda e si stiracchiò. “Buongiorno, Beatrice” disse il mercante in tono pigro. “Buongiorno” risposi io, e presi dell’altra legna per ravvivare le fiamme rossastre. “Vuoi delle bistecche di Grount?” Mi chiese Bryan, ed io, non sapendo che cosa fosse un Grount, le risposi: “Per me va bene, basti soltanto che non sia una di quelle porcate scadute che vendono ai mercati rionali”. Il mercante rise come un matto dalla battuta, ed estrasse dalla scatola una specie do borsa frigo, tirò fuori una bistecca color verde chiaro e la infilzò come uno spiedino. “Che magnifica giornata. Guarda, Bryan. Il sole sta illuminando la vallata sottostante” dissi io entusiasta. I raggi del sole stavano illuminando Cumulo di Ceneri: sembrava a una montagna, ma di colore nero. Freddy uscì dalla tenda e accese una sigaretta. “Voi cyborg fumate sempre?” domandai al mio amico, incuriosita. Lui, prima fece un sorrisetto, poi, disse in tono serio: “Ci sono tante cose che non sai su noi cyborg. Possiamo resistere a 1000 gradi Celsius, siamo abilissimi scalatori, beviamo whiskey e scotch perchè sono il nostro carburante, e amiamo fumare perchè ci fa sentire…ecco…come gli esseri umani”. Mentre parlavo con l cyborg, Bryan ci passò due bistecche di Grount, e devo dire che l’aspetto non era tanto invitante. Mentre assaggiavo un pezzetto di carne, i miei occhi divennero come due stelline; quella bistecca sapeva di pollo, coniglio e di carote. Vi assicuro ce le carote non c’erano sul mio piatto, ma sembrava che ci fossero. “Ma è deliziosa. Bryan, vecchia volpe, dovresti vendere questa tipologia di carne in tutto il Paese! Faresti un sacco di soldi con questa ricetta!” dissi io, eccitata. Il mercante fece cenno con la testa positivamente. Finito di fare la colazione, smontammo il tendone e caricammo tutto sul carro. “Ragazzi, avete visto il mio toro? Non lo trovo più” disse Bryan, preoccupato per il suo animale. “Sarà andato a farsi un giretto qui attorno. Non preoccuparti” dissi io per rassicurarlo. Il mercante continuò a cercarlo, ma niente da fare; il  toro era completamente sparito. “Vabbè, posso sempre trovarne uno nella Foresta. Là c’è ne sono migliaia di tori identici a lui” disse Bryan, capendo che il suo amato animale se n’era andato via. Freddy ed io aiutammo il mercante a tirare il carro per tutto il tragitto. Dopo un’oretta di viaggio, ci fermammo tutti e due; eravamo come due panni zuppi di sudore. Non riuscivo più a fare un altro passo. “Aspettate, facciamo cambio. Io sono più forte rispetto a voi due” disse il mercante e mi appoggiò sopra il carro, assieme al cyborg. “Iieeeooohhhh!!” disse il mercante, e trainò con tutte le sue forze il mezzo. Dopo una quarantina di minuti, giungemmo nel Fiume delle Statue. Quel luogo era spaventoso; migliaia di statue stavano in mezzo al fiume e sulle due sponde. “Facciamo attenzione. Questo posto è un luogo molto pericoloso. A quanto ne so, qui avvengono la maggior parte degli assalti da parte dei briganti e dei ghoul” disse Freddy, mentre cercava di scrutare tra la nebbia. Bryan cercò di guardare attorno a sè, ma la nebbia non lasciava spazio alla visibilità. In quel momento, compresi a pieno come mai avessero dato quel nome; la terra era color carbone, e l’aria puzzava come le uova marcite. Giunti sulla sponda del fiume, notai che una delle statue si muoveva. “Ragazzi, guardate la. Una di quelle statue si muove” dissi io, indicando la figura in movimento. “Quella non è una statua. Porco cane, Freddy, prendi subito il mio coltellaccio e tira fuori la mia pistola” disse Bryan, preoccupato per l’ombra che stava venendo verso di noi. Estrassi la pistola dal mio zainetto e puntai in direzione dello strano figuro. Sentì una specie di ruggito. Dalla nebbia, uscì un gigantesco ghoul ferale radioattivo. “Mai una gioia in questa vita di emme” disse Bryan in tono seccato. Alcuni ghoul corsero verso di noi. Iniziammo a sparare, ma niente da fare; non gli facevamo neanche un graffio. Allora, io e Freddy prendemmo une pugnali e ci lanciammo verso le creature. Quando presi uno di loro, lo pugnalai varie volte sullo sterno e sulla schiena, mentre il cyborg e il mercante li prendevano i ghoul e li scagliarono contro gli altri. “Dobbiamo attraversare di corsa il fiume. Se arriviamo dall’altra parte, forse, resteranno su questa sponda” disse Bryan, mentre allontanava i ghoul dal carro. Io e Freddy continuammo a sparargli contro. Il mercante si lanciò velocemente in acqua e tirò con tutta la forza che aveva in corpo il carro. L’acqua del fiume gli arrivava fino all’altezza dell’ombelico. I ghoul cercarono di saltare sul carro, ma io e Freddy li gettammo dentro il fiume, mentre la forte corrente li trascinava via. “Manca poco, Bryan. Puoi farcela” dissi io, incoraggiando il mio compagno. Il mercante, sentendo ciò che gli avevo detto, aumentò il passo. Riuscimmo ad attraversare il fiume. Grazie al cielo, nessuno di noi era ferito, ma i ghoul ci tirarono dietro alcune pietre e lance primitive. “Siamo salvi. Fiuuuu. Bryan, sei stato grande. Senza di te, non ce l’avremmo mai fatta” disse Freddy, asciugandosi la fronte metallica. Bryan si fermò per un’istante, stanco. “Guarda, se vuoi, tiriamo io e Freddy adesso. Te riposati” dissi io amichevolmente, mentre gli appoggiavo la mano sulla spalla. Il mercante salì sul mezzo ed io, assieme al cyborg, tirammo il carro verso la cima del cumulo. Pochi minuti dopo, giungemmo sulla cima della montagnola e lasciammo la presa sul mezzo di trasporto. Per nostra fortuna, c’era un piccolo villaggio. Entrai in un palazzo e chiesi agli abitanti se conoscevano un posto dove dormire. Loro, guardandomi dalla testa ai piedi, si misero a ridere. Io, seccata, estrassi la pistola e sparai a quattro bottiglie di vetro. Subito, tutti i presenti smisero di ridermi in faccia. “Se vuole, c’è la vecchia bettola di Jack, ma noi lo soprannominiamo Malocchio” rispose il barista, tenendo le braccia belle in vista. Ringraziai il barista per le informazioni, e ci dirigemmo verso la vecchia “bettola”. La struttura si trovava sopra il municipio, bastava seguire la scala. Raggiunti l’ingresso del locale, entrai con Bryan nel salone e chiesi al proprietario: “Mi scusi, avete per caso tre camere singole libere?” Il ragazzo, mi guardò per un’istante, poi, prese la chiave delle camere e ci accompagnò. Raggiunta la mia camera, caddi come un sacco di patate sul letto, e guardai per una mezz’oretta piena il soffitto. Poi, chiusi gli occhi e mi addormentai profondamente.

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