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Ogni volta che mi figuravo a raccontare questa storia (stavolta, sì:lo sto facendo davvero) mi venivano in mente le parole del mio “Sensei”, il maestro Yasuhiro Ogiwa. Fu lui che con perseveranza e abnegazione mi insegnò le “Suadefade Fademalne Sepineria”, ossia le Sublimi Arti Del Far Del Male Al Nemico Senza Pietà Né Rimorso Alcuno:
il kendo, sotto una tenda;
il jujitsu, in terrazza;
il taekwondo, con cui tutti sfondò;
il judo, che poi sudo;
il sumo, le cui difficoltà non vi riassumo;
& il karate, dove ti pare a te.
Non capii mai perché scegliesse i luoghi più scomodi e inusitati, che parevano esser tratti dalla Lista Dei Posti Strani In Cui Hai Fatto L’Amore di Lara Croft di Tomb Raider…
(Né perché ogni volta il disco nel grammofono per il nostro sottofondo fosse la Lambada…)

Quest’anno volevo imparare anche il kick-boxing per essere più tipo Van Damme, sperando però di non sbagliare come lui nell’acquisto delle scarpe da tennis, per non vederle frantumarmisi ai piedi a causa dei materiali scadenti, certo più economici ma non ergonomici…(ben sanno gli spettatori dei film di Jean-Claude che le scarpe Pumma non possono esser buone come le Puma…Proverò le Nike sperando di non finire monco come la Naik di Samotracia…)

Ma su nel cielo glorioso le Vette Sospiranti bucoliche gemevano nel reclamare trepidante il mio vegliardo nume tutelare, il mio atletico anziano tutore, l’attempato genio che scolpiva la mia tecnica perfezione!

Il mio maestro Ogiwa schiattò.
Perse la vita repentinamente, cacchio.

Prima che un petalo di ciliegio in volo potesse raggiungere la foglia d’un devoto fior di loto!
Le prime a por mano alle sue vestigia cadaveriche furon delle straziate geishe, che pur nel dolore sogghignavano come sempre, come al ricordo d’una barzelletta udita recentemente. Le stesse erano ch’egli amò come mogli (e io altrettanto, ma come erotico rimborso per aver tanto speso ed imparato poco).

In attesa di trovare un nuovo maestro per concludere il mio ciclo di lezioni Banzai, mi aggregai a un gruppo di nerd nipponici con cui ballai la Danza del Gallo, un goffo girotondo dalle vaghe origini celtiche che mi servì da allenamento per tendini assopiti e glutei atrofizzati…

Mi misi nel bagagliaio della limousine del rapper coreano Psy, per muovermi senza spendere. (O era lui, o un omonimo somigliante, tipo un suo figlio canterino). Non fui mai scoperto, ma dovettero riparare il cofano posteriore perché usavo un crick a mo’ di grimaldello per uscirci. Fu in una di quelle volte in cui stetti asserragliato come un bagaglio umano, che ricordai le parole del compianto maestro:

Quando il gatto avvisa
che non ci sarà
i topi (solo allora)
si ripromettono di ballare;
ravvisano presto
che sia tempo per scatenarsi,
ma saggiamente circospetti
si guardan bene, topescamente,
dal dar subito via alle danze.

Un motto direi troppo deprimente perché giungesse proverbialmente a noi senza subire modifiche.

Conoscevo il mio vicino di casa da quand’ero giunto qui a Los Angeles, un bravo giovane che non aveva mai arrecato noie. Non era ritardato ma aveva una fissazione: osservava il cielo per scrutare cosmonauti al ritorno da viaggi interplanetari. Inoltre aveva una cotta pluriennale, fatidica e fatale, per Harmony Huggens. Che non se lo filava affatto, perché (udite, udite) aveva anche lei la sua personale ossessione. Più morbosa, più metodica. Che faceva? Rubava maiali nelle porcilaie, li infilava nel suo obice (proprio così!) che portava spesso con sé, copia di chissà quale residuato bellico…e li sparava, suini & supini!
Masticando lupini sotto i pini! E su nei cieli…finché non incontravano cadendo i muri di qualche fortunato che li faceva macellare da un norcino, spesso decapitati dall’impatto edilizio, schiantati di brutto senza il tempo d’un ultimo grugnito. Altro che il muso di un cane boxer: il grugno si piegava come una fisarmonica, ma poi testa collo spalla ne veniva fuori un tutt’uno molliccio e rosso sangue. Se invece incappava in qualche cinghiale, il Rituale Porco era diverso: li stendeva con un grosso martello (tipo quello di Thor della Marvel, quello spezzaossa di Kathy Bates in “Misery” o quello che l’euforico ossesso in “Generazione Perfetta” usa per fracassarsi l’auto…)
…e…e…e fracassandone i crani setolosi…li roteava afferrato per le zampe inerti e li lanciava come si trattasse di lancio del peso! Anche essi finivano insaccati se trovati da privati nel giardino o davanti casa. Questa mania certo era insolita e poco femminile. Ma a dissuaderla dal farla finita col macabro hobby non bastavano i moniti di chi le stava attorno, i timori d’esser acciuffata come vandala dall’ L.A.-P.D., o i consigli paternalistici della nonna Gianna Paola.

Quando si seppe del Buco Nero fu troppo tardi. Occorreva mungere altre galassie, perché la Via Lattea era bella che sparita! In meno tempo di quanto Cristina D’Avena impiega per cantare la sigla dei “Puffi”…Puff!…Sparita. Quanto tempo restava alla Luna? Non più che a noi. Che dovevamo…innamorarci! E dar valida prova di esserlo per vincere l’agognatissimo biglietto dell’azienda “StarSix” che ( a fronte di un considerevole debito di garanzia contraentesi istantaneamente e da estinguere sopravvivendo…) elargiva benevolmente con falsa generosità come fossero premi viaggi su “Air Booster”, dei carghi aeronautici, jet supersonici con quattro ali a metà tra aerei stile Concorde e shuttle. Fino all’ultimo respiro, la gente si dette a una disperata campagna di seduzione. Ma non tutte le coppie formatesi cosi speditamente e forzosamente risultarono credibili.

Harmony, neanche a chiederlo, continuava a lanciare in aria i suidi, e a fare i suoi porci comodi…Willy Greyson continuò imperterrito a farle complimenti, ma lei non capì che lui era sincero. E non le bastò.

Credo che loro non ce l’abbiano fatta, sapete?
Mi rincuora, certo.

Quanto a me, mi son premunito. Mi sono convertito in Codice Bio-Binario. Attendo cioè che qualcuno responsabilmente mi converta da serie numerica a catene di acido deossiribonucleico fino a farmi essere ancora una persona cosciente, il più possibile uguale a com’ero prima, per quel che si può. Nel caso che non ricordi nulla, le mie carte in un plico fra cui questo resoconto sono in una borsa di effetti personali che riceverò come da accordo con la “StarSix”. I poveri e il clero, spediti sulla Luna con i primi viaggi gratuiti della “Missione Speranza”, dovrebbero essere stati polverizzati o in ogni caso annientati da poco. Il Buco avanza famelico e non fa distinzioni morali. Privo d’etica, è un gorgo infame. Il mondo che verrà sarà più ricco e laico? Chissà. Se qualcosa dovesse andare storto nella mia Riconversione Aritmetico-Genetica, qualcuno erediterà le mie carte, e questo racconto. Buon pro gli faccia. Lo tramandi, o se ne disfaccia. A quel punto, non me ne fregherà un tubo.

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FilippoArmaioli

Scrivo su Alidicarta, Meetale e Owntale. Teatro, romanzi e racconti. Su Facebook, ho dei gruppi come"Concorso di bellezza Miss Utopia", I fan del Sugo Besugo. Sono il "Re" di una "Nazione Digitale" ("Utopia").

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4 Comments

    1. FilippoArmaioli
      FilippoArmaioli

      Grazie, mi ripaghi del delirio di spremi-meningi in cui son caduto per creare sta roba…si tratta di un qualcosa scritto velocissimo con un finale poi un po’ragionato. Dal tono comico capisci che non era nato come fantascienza. Poi è venuto così. Il primo titolo era “Il Buco Nero e la Missione Speranza”.