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Cammino in strada per raggiungere il centro.

Non ha senso uscire ora, ma che ne so, ho in mente di fermarmi a bere una birra o due da qualche parte.

La strada è vuota, la luce scivola sul pomeriggio tiepido, i giardini sono in fiore.

Dalle finestre della scuola elementare dei bagliori: voci brillanti, argentine che giocano, scherzano; sono bambini: giocano.

Ma quando ho smesso di giocare?

La mia testa è vuota.

Un vigile è sistemato sul ciglio del marciapiede, pronto con la sua paletta, probabilmente tra poco i pargoli usciranno.

L’altro è mummificato sull’auto di servizio incantato sul telefono.

Non ho idea del tempo , sento di vagare in una specie di limbo ed io sono una specie di argonauta alla ricerca del suo vello d’oro.

Guardo vetrine di un’estetica cinese, una di quelle dove innestano unghie finte e sistemano ciglia.

Le ragazze sono impegnate con colle e limette, il salone è strapieno.

Davvero le donne hanno così urgenza di limette e unghie finte?

Le cinesi non le mollano un secondo, son lì con le loro mascherine verdi a sfinirsi dietro a colle , lime, ceroni vari.

Sono solo un passeggero che loro nemmeno guarderanno.

Il cantiere vicino al centro è un buco temporale, tra corti centenarie e palazzi di banche sovrumani, odo un cicalino di bicicletta.

” Cazzo, devo stare attento a non farmi investire..ma dove ho la testa?”

Consumo presto la mia indifferenza ai profumi inebrianti di pasticceria , apparecchio la vista con una vetrina costruita di soldatini di praline al cioccolato : bianche, marroni, nere.

Non sono pronto al centro, non sono pronto alle persone; la piazza e’ il suo formicolio.

Un bordello di gente: gelaterie, bar pieni, panchine affollate e padri con figli piccoli.

L’attesa vale, nel negozio di telefonia, la commessa ha un sorriso accogliente, non è per me, ma mi fa sentire meno solo.

Nulla , lei per il problema che ho non può aiutarmi.

Torno sui miei passi, la testa mi pesa, ho la pressione a terra e fa caldo.

Ho un senso di spossatezza antico, delle farfalle trotterellano in un giardino tra papaveri e un cespuglio.

Osservo la pescheria vicino alla stazione, pesce fresco, mare, salsedine. Un’estate fa.

Sgrano gli occhi.

Pesce pregiato, ricco, lucido; la mia mente vaga verso l’abisso.

Il condominio popolare o meglio la casba dietro alla stazione.

Il crogiolo etnico della sua corte in cui uno slavo, un senegalese e una italiana giocano a pallone.

Li conosco tutti e tre.

Due o tre appartamenti con avvisi d’asta, profumi desertici, vetri lontani, rottami assassinati e lenzuola stese a casaccio : un senso di abbandono selvatico o forse di decadenza rigogliosa.

Mi fermo un attimo davanti al bar sulla strada.

“Cazzo è tardi!” Entro tutto di fretta, mi incollo al bancone e ordino una birra.

Esco, voglio leggermi un giornale sportivo seduto fuori.

Sento:

“Graziano…” mi giro”…Salvo, uè come va? Come stai?

“Benone grazie”

“Cosa bevi? Dai un bel negroni?”

“No un negroni no dai..”

“Allora uno sbagliato?”

“…ma…”

“Ok, mi fai uno sbagliato per Salvo? Grazie!”

Chiacchieriamo ora, mi scopro l’animo e lo disinfetto un pò, il cervello assapora il momento di compagnia.

Non abbiamo grossi argomenti.

Piacevole perdere tempo, perdersi tra un aperitivo e l’oceano del tempo.

Dopo la birra, ordino anche io uno sbagliato.

Rosso, profumo acre di vermouth così caldo nello stomaco, così vellutato nella testa.

Tra un aperitivo e l’altro; la luce scambia le nuvole per amiche.

Il gioco delle ombre precipita nel fabbricato industriale abbandonato di fronte al bar.

Conto le travi del tetto sbrindellato aperto al cielo e ci perdo la testa.

Se io e te siamo sotto lo stesso cielo non possiamo essere cosi lontani.

Ho una solitudine che mi morde il cuore da dentro , parlo di cazzate con Salvo e i suoi amici che si sono aggiunti.

“Allora figa là ce n’è?

“Si, altro che dove sei tu..ma ci si spacca di lavoro..”

Non so cosa passi per la mia testa, mi sento un pò ubriaco, torno sui miei passi verso casa dopo aver salutato Salvo e i suoi amici.

Voglio tornare a giocare.

Entro in sala, silenzio, penombra e il divano blu: mi ci affosso.

Sposto un libro e dei fogli su cui ho iniziato a scrivere un racconto. Non lo terminerò.

Guardo il vuoto, nel silenzio.

Ho l’ansia della solitudine, prendo il cellulare.

Com’è che gli altri son sempre lì? Cosa avranno da guardare?

In fondo la speranza è trovare compagnia, anche lontana, inconsistente, virtuale.

Un amico anche sconosciuto che risponda al messaggio .

Non si tratta solo di disperazione o malattia mentale, ma solo di desiderio di aver il mio vuoto colmato per scacciare l’ansia, la solitudine.

L’inizio della sera.

L’enigma della luce smossa dal vento sulle tende , il profumo acre del mandarino che sto sbucciando.

Il gusto esplode amarognolo nel mio palato.

Guardo ogni due minuti il cellulare tentato dal gioco, mi sento un avventuriero o meglio un nocchiero nell’etere.

Ho per qualche istante la coscienza sotto anestesia poi mi sveglio come da un sogno e il gioco è reale è lì!

La sera è vicina a me, ha la morbidezza di una bella donna.

Ha il profumo della mia donna, scende stanca, romantica e lasciva.

Vuole porre termine al mio sfinimento per iniziare la caccia di qualche sentimento vero o di bellezza quotidiana.

Quindi accendo il desiderio di evasione.

Il gioco è semplice iscriversi, descriversi, fotografarsi e abbinarsi a profili femminili.

La incontro.

E’ andata di lusso!

Per la prima volta ha risposto qualcuna.

Non so chi sia, la tenda si muove accarezzandomi la testa, son così stanco.

L’unico desiderio che ho: è non essere solo , lei ha due foto: una in cui indossa un vestito di gala scollato e l’altro bianco e nero in cui domina una scala.

Capelli mossi, un aspetto selvatico elegante, non ho scampo nel gioco delle parti mi piace senza dubbio.

Lei pizzica l’accordo del mio desiderio.

Romina, il suo nome.

Mi ispira tutto mentre il vento sposta il mio pensiero dal nulla verso di lei.

Immaginando una radura con un albero al centro, siamo circondati dal frinire dei grilli e il sole c’abbraccia.

“Buongiorno” risponde al mio “Buongiorno”

Non ho mai immaginato la potenza di un saluto, eppure è li : schietta, vera.

Questo è il momento in cui concretizzo la felicità.

La struttura del mio essere prende forma ed io non ho più scuse né difese.

Quindi il gioco consiste nel cercare e trovare.

Un caso questo?

Chi crede nell’oroscopo o chi nel destino? Pazzi! Questo è un caso. Puro caso casuale.

Esiste sicuramente il fluire di una sottintesa volontà verso la direzione desiderata, però, questo è caso!

Mi son scordato dei miei amici che mi aspettano al bar. Corro da loro.

Hanno scodellato qui sul tavolo cinque birre.

C’è un pazzo tra loro con l’apribottiglie incastonato nel cappello.

” Che sono venuto a fare io? Datemi una birra da aprire”

Ci facciamo grasse risate e una grassa bevuta.

La birra bionda riluce, preziosa nel vetro verde.

Siamo ingordi e cinque birre non bastano.

Torno a casa, dopo che un abisso spontaneo si è impadronito della mia mente, ho un vuoto temporale di qualche ora.

Vivo qualcosa di interessante barcollando nella distanza dal bar a casa.

Rientro, sono accidioso e indolente.

Chiudo le palpebre un momento.

Riprendo me stesso dal vortice del nulla.

Ricordo ora.

Guardo lo schermo.

Romina messaggia da un’altra dimensione.

Quella del cuore. ” Ciao,come stai? Com’è andata con i tuoi amici?”

Pare ci sia una distanza tra due mondi paralleli.

Non so più come fingere con me stesso di non interessarmi e di non controllare il cellulare.

La sera cola arancione dal cielo nel mio calice, fantasmi dell’irrisolto aleggiano dalla mia testa.

Vago, sono solo ,sto quasi male, forse sto bevendo troppo.

“Cosa verrà fuori?” Scrive.

Vedo l’incantesimo: uccide un sogno d’assenza per far vivere qualcos’altro.

L’amore. Una piantina delicata, che necessita di cure.

La sto pensando , idealizzando ora.

Se capitasse un bacio tra qualche tempo?

L’ho già pronto, sono pronto, il mio corpo tutto è pronto, il mio animo è pronto.

Mi piacciono i particolari romantici nel film che ho nella mia testa.

Musica romantica, un fiore, una poesia e due personaggi non inventati che si guardano e si tengono le mani alla luce di una candela .

Diamo un nome a questa scena. Scena del bacio.

Ho un repertorio di possibili baci lascivi da scambiarci che qualsiasi commedia romantica impallidirebbe. E già sono folle, folle di desiderio.

Se questo bacio rovinasse tutto?

Se fosse troppo presto per palpeggiarle magari un poco il seno durante questo o un altro bacio? Un bacio, che sarà mai…Non so , con le donne è un casino, non ci provi le perdi. Ci provi sei un maniaco.

Un bacio e più nulla? Con lingua ? Senza e a stampo! Gente come me che a quarantanni ancora è qui a farsi queste beghe mentali, dopo aver guardato una tonnellata di pornografia :è da clinica mentale.

Si vede per strada qualsiasi cosa oggi ed io ancora lì di sasso a pensare, considerare, soppesare pro e contro.

Inizia dentro di me una sorta di calvario, di misterioso avviluppo tra desiderio e dubbio.

Il desiderio arde illuminando a giorno gli antri del mio cuore.

Il dubbio rigoglisce piano piano dai miei abissi e si torce contraendosi attorcigliandosi spinoso fino ad oscurare la mia anima.

Il suo aspetto è una faccia da sfinge anni venti, una possibile musa di Klimt.

Vesti lunghe variopinte e una teatralità innata.

La chioma ondulata lucida stesa lungo le spalle, un viso simmetrico truccato sapientemente e una figura trequarti la cui veste elegante e scollata lascia intendere sensualità e un bel seno.

Sorride.

Il tepore primaverile si stende a ondate dall’esterno dentro di me.

Il mio spirito fiammeggiante pompa il cuore speranzoso e la ritmica del sangue pulsa dai miei sensi alle mie membra.

Ci scambiamo saluti convenevoli, affabili battute imprestandoci tempo della nostra vita passata.

Guardo ogni tanto il cellulare, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo , mi mangio le unghie; lo schermo s’illumina con la sua risposta.

Considero il suo umorismo: galattico, luminoso, bizzarro.

Non è una donna come tutte le altre , questo è sicuro.

Strappa la mia dissolvenza e la mia insipienza dall’insicurezza quotidiana trasportandola ad una dimensione più tangibile.

Guardo meglio la fotografia.

La mia naturale diffidenza , il dubbio.

Perché quelle vesti così lunghe? Perché tutto quel trucco e la teatralità? Perché questo aspetto così ambiguo? Che sotto quelle vesti e quell’aspetto così attraente si nasconda qualcun altro o qualcos’altro? Oddio , che sia un uomo?

Maniacalmente ingrandisco qualsiasi fotografia. Le analizzo minuziosamente, scientificamente. Indago il leggibile e l’illeggibile .Sudo freddo . Rischio di perdermi.

Quando mai una donna è spiritosa? Misteriosa, lunatica,tragicomica si, ma senza senso dell’umorismo.

Un uomo, oddio che pervertito, mi son invaghito di una fotografia su uno schermetto di qualche centimetro e addirittura non è nemmeno di una donna.

Meno male che mia madre non lo saprà mai.

Guardo fuori, il pomeriggio si protrae dai tendini delle scie bianche fino all’orizzonte giallo paglia.

Il gioco rientra in me e ribolle il mio sangue, lo schermo del telefono si illumina, è lei che risponde di nuovo.

Romina messaged you.

Vorrei chiamarla ora per risolvere più di un dubbio.

Non sono normale, è la modernità che mi distrugge e mi rende difettoso.

Apro un’altra birra, mentre il liquido scalda le cellule del mio cervello, una ballata inglese accompagna le mie sensazioni.

La voce di Karen Black così eterea sinuosa affonda la nave del mio dubbio.

Mi verso altra birra, ora sono pronto a rischiare. Mi presenterò all’appuntamento e sarò puntuale.

Eccomi qui. Ho un regalo per Romina: una bottiglia di vino. Le luci della città sostituiscono senza fortuna le stelle, corrono veloci davanti a me. Veloce è la vita fuori dal mio nido. Non ho tempo per pensare, solo qualche secondo per sperare.

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