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Dimmi quanta candeggina hai bevuto e ti dirò chi sei.

Faccio una foto a questa scritta in inglese, trovata sopra il water della mia guest-house.

Alloggio allo Shiva Hostel, nel quartiere Pat Pong.

L’ostello, a dispetto della facciata fatiscente, è molto accogliente all’interno. Ci sono decorazioni rosso pompeiane alle pareti, le finestre hanno vetri policromi e sono ricoperte di fiori.

La governante, un trans con due enormi seni rifatti, mi fa un sorriso di circostanza quando mi vede ritornare dal bagno.

Le passo il mio passaporto. Dopo avermi registrato, mi chiede:

“Non sei italiano, vero?”

“Si lo sono.”

“Che strano, non sembra proprio.” La governante siede di nuovo. Consulta dei dati sul computer: “Resti solo una notte?”

“Sono di passaggio.”

Lei annuisce, unendo le mani dietro i lunghi capelli neri.

Dopo essersi sistemata il reggiseno, mi informa che: “La tua stanza è in fondo al primo piano. Non dimenticarti di mettere sempre la firma, quando esci.”

Annuisco di nuovo, mentre mi piego sullo zaino.

L’ostello ha il soffitto alto poco più di due metri e la scala procede a chiocciola fino all’attico, rivelando corridoi che cadono a pezzi, dove ci sono sistemazioni economiche. Al primo piano, c’è un consistente insediamento di italiani.

Sono in totale dodici, in due stanze comunicanti. Faccio finta di essere francese, mentre li ascolto.

“Comunque…”, dice uno: “… stavo pensando di vedere due isole in più, tra cui anche Kopanghan che non è molto vicina, ma ne vale la pena. Con duecento euro in più si aggiungono più ricordi.”

“Qua è vero che ti fregano su ogni cosa,”, risponde un altro, “però io senza guida a Bangkok non avrei scoperto quel ristorante italiano, invece in questi due giorni avremo visto una decina di pizzerie meravigliose”

“Già”, annuisce l’altro. “Fanno anche il Full Moon Party, a Kopanghan. Abbiamo tre giorni per arrivare.”

“Già…” ride l’altro, trattenendo un rigurgito di vomito.

Quando esco dallo Shiva Hostel, ripasso davanti la governante transessuale.

La saluto con un cenno mentre mi piego sul registro per lasciare l’autografo.

“Sono di passaggio”, sorrido.

 

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4 Comments

      1. FilippoArmaioli
        FilippoArmaioli

        A me è piaciuto sia Atto di Forza che Total Recall. Così come i Robocop (anzi quello nuovo fa vedere meglio sia la società malata di controllo che il dramma del poliziotto dal corpo smembrato). I due vecchi sono migliori, ma i nuovi più gustosi come azione e effetti.