Leggere scrivere e pubblicare Racconti online su Owntale

Una piattaforma ricca di funzionalità dove pubblicare, leggere e scrivere racconti gratuitamente. Mettiti alla prova e raggiungi il punteggio milgiore!

Era il 22 giugno del 1348.

In uno dei tanti borghi di Milano, una giovane di nobile famiglia doveva sposarsi con il nipote del conte di Finale Ligure, una cittadina situata nell’odierna Liguria.

La fanciulla si chiamava Alessandra, e doveva sposare il giovane per motivi economici. Nel palazzo dei Gonzaga si organizzava qualche festa, pur di dimenticare la terribile piaga che stava devastando la popolazione.

Alessandra era stata invitata al ballo, e per l’occasione, la giovane indossò un lungo abito color bitume e una maschera nera. Salita sulla carrozza, la fanciulla osservava il mondo esterno: alcuni uomini si contendevano un pezzo di carne, mentre alcuni topi uscivano da una crepa nel muro e rosicchiavano le briciole.

Le case erano sporche, mentre alcune suore giravano per i vicoli, dando il cibo e aiutando gli ammalati. Quando la carrozza si fermò, Alessandra scese dalla carrozza e s’incamminò verso l’ingresso del palazzo dei Gonzaga. Entrando nel grande salone, la giovane rimase a bocca aperta: vedeva attorno a sè molti fanciulli, tutti mascherati, mentre ballavano al centro del salone principale.

Passò tra gli invitati, e la giovane notò un ragazzo: alto, di bell’aspetto e muscoloso. I suoi occhi erano verdi come smeraldi grezzi e le sue labbra sottili, come la lama di un pugnale.

Il suo abito era nero, e sulla nuca c’era una maschera bianca; assomigliava a quella di un corvo, mentre le decorazioni dorate risaltavano il suo viso.

La fanciulla rimase immobile, osservando quell’essere, come se si trattasse di una divinità greco-romana.

“Buonasera. Con chi ho il piacere di parlare?” domandò Alessandra al giovane, ed egli rispose: “Con il conte di Perugia. Sono fuggito dalla mia terra per via della peste. Ho chiesto asilo politico ai Gonzaga, miei carissimi amici e alleati”.

“Che sventura. Avrete fatto un lunghissimo viaggio per arrivare fin qui. Sarete stanco” disse Alessandra in tono rammaricato, mentre dava la sua mano al giovane.

“Se la madamigella desidera, vorrei chiedervi se fareste con me un ballo” disse il conte, accompagnando la fanciulla sottobraccio, fino al centro del grande salone. Mentre ballavano, era come se una forza superiore li avesse fatti innamorare, creando una specie di vortice passionale carnale.

Finita la musica, entrò nel salone un uomo, vestito come un soldato romano, possente per la sua corporatura e avente sul viso una maschera ferrea, fredda come la sua anima.

“Amici, vi ringrazio per essere venuti tutti alla mia festa. Vorrei festeggiare con voi, per dimenticare l’orribile malattia che sta sterminando mezza Europa” disse l’uomo e camminò verso il centro del salone.

La musica riprendeva a poco a poco, sempre di più, in un lieve crescendo. Tutti ricominciavano a ballare, mentre Alessandra e il conte si dirigevano verso il grande giardino e iniziarono una lunga chiacchierata, ridendo e scherzando.

“Se la dama volesse togliersi la maschera, vorrei vedere il volto della giovane che sta davanti a me” disse il conte, mentre accarezzava con la mano il viso di Alessandra.

“Mi chiamo Alessandra e appartengo alla nobile casata dei Barracoda” rispose la fanciulla, mentre abbracciava il giovane e cercava di dargli un bacio.

“Se il signor conte desidera, può venire nel mio palazzo, e…conoscere meglio la mia famiglia” disse Alessandra all’orecchio del conte. Il giovane sentì un fremito d’aria fresca che gli attraversava il corpo.

Quando finì la festa, gli invitati salirono sulle loro carrozze e ritornarono nelle loro proprietà. I due fanciulli ringraziarono il padrone di casa, e salirono di corsa sulla carrozza. Dopo un lungo tragitto, i due raggiunsero il palazzo e una delle servitrici aiutò la padrona a scendere dalla vettura.

Un’altra serva, invece, cambiò Alessandra e le diede un abito color neve. Ritornata nella sua stanza, la fanciulla spinse il conte sul letto e si tolse l’abito.

“Siete splendida” disse il giovane, mentre guardava il corpo ignudo della vergine. “Se volete, stasera vi presenterò la mia famiglia” disse Alessandra, mentre gattonava sulle gambe del conte. Il giovane sentì il suo cuore scalpitare a mille, mentre la fanciulla sfilava i pantaloni rossi e blu.

I due chiusero le tende del letto a baldacchino e…calò il silenzio. Dopo un’oretta, la fanciulla riaprì le tende e accarezzò il viso del fanciullo che, stanco, si era sdraiato a pancia in giù.

“Vuole che la baci ancora, signor conte?” domandò Alessandra, ma non ricevette alcuna risposta; anzi, era come se non l’avesse sentita. Alessandra girò il corpo del conte e cominciò a baciarlo sulle labbra.

A un certo punto, la fanciulla notò che la pelle del ragazzo stava diventando grigiastra. “Che cos’hai? Sembra che ai visto un morto” disse il fanciullo, ma la ragazza continuò a baciarlo. Mentre le toccava il seno, la mano del conte divenne sempre più magra, fino a diventare una mano scheletrica.

“Che ti sta succedendo? Chi diavolo sei tu?” domandò la fanciulla, spaventata dalla trasformazione. “Io sono un conte, si. Ma il conte della Morte!!” urlò il fanciullo. Il suo splendido volto si tramutò in un cranio ossuto.

Alessandra cercava di staccarsi dalla sua presa, ma era inutile. Lo scheletro la stava divorando. La giovane iniziò ad urlare, disperata.

Lo scheletro le morse la gola, strappandole anche un pezzo della trachea. La ragazza urlava, ma il sangue zampillava come una fontanella. Cercò di staccarsi dallo scheletro, ma alla fine, Alessandra morì con gli occhi che guardavano il soffitto.

Lo scheletro, vedendo che la fanciulla non si muoveva più, si alzò dal letto e toccò la parete. Di colpo, una parte della parete cadde, e comparve un cavallo. Il colore del cavallo era verde serpente. Quando il quadrupede entrò nella stanza, lo scheletro prese il corpo smembrato di Alessandra e oltrepassò il portale.

Lo scheletro, mentre cavalcava, disse ad alta voce in tono beffardo: “Mia cara, benvenuta all’Inferno!! Muahahahahaha!!”

1
0
TAGS:

Commenta il racconto di

Lascia un commento

4 Comments

  1. Shadowgirlbibis
    Shadowgirlbibis

    Cara Elena. Sono molto contenta che la storia ti sia piaciuta. È la prima volta che scrivo un racconto su questa piattaforma. Quindi,se vedete degli errori ortografici, è perché sto cercando di scrivere al meglio delle mie possibilità. Guarda, come DSA non so se avrò un futuro come scrittrice, ma vorrei che qualcuno provasse a immedesimarsi nei miei panni e cercare di capire le mie difficoltà. Spero che la storia possa essere piacevole.

  2. Elena
    Elena

    La trama mi è piaciuta molto. Sono un’appassionata di questa tipologia di storie. Se posso farti una piccola e molto umile critica (ovviamente sono una Signora Nessuno), a livello grammaticale c’è qualche errore che dà un po’ fastidio durante la lettura, quel “ai” senza H è stato duro da vedere 😉 Ma ovviamente, siamo tutti umani e sbagliare fa parte di noi. Credo anche che il modo in cui hai concluso il tuo racconto, quella risata, sia un po’ troppo da fumetto: da lettrice, avrei preferito una soluzione più elegante.
    Ripeto che si tratta solamente della mia semplice opinione. 🙂 A presto!

    1. Alcano
      Alcano

      Hai uno stile troppo acerbo, la coniugazione dei verbi è caotica, a volte raffazzonata, le frasi corte e legate senza alcuna logica…come si suol dire salti di palo in frasca…e la trama del racconto è troppo sottile.
      Bada bene, il mio è solo un consiglio, scrivi tanto, leggi tanto, soprattutto autori di spessore (riguardo all’horror io consiglio Lovecraft o Poe) e vedrai che migliorerai.
      Per dimostrarti che la mia è una critica sensata ti faccio un esempio: “Alessandra era stata invitata al ballo, e per l’occasione, la giovane indossò un lungo abito color bitume e una maschera nera. Salita sulla carrozza, la fanciulla osservava il mondo esterno.”
      Sei passata, nella stessa frase dal passato remoto all’imperfetto.
      Non ti scoraggiare, però, e continua a scrivere.