Leggere scrivere e pubblicare Racconti online su Owntale

Una piattaforma ricca di funzionalità dove pubblicare, leggere e scrivere racconti gratuitamente. Mettiti alla prova e raggiungi il punteggio milgiore!

Non sento niente, solo un grande vuoto. Anche il dolore che mi martellava l’anima è scomparso: forse perché anche l’anima è rimasta così terrorizzata dalla bestia da fuggire via, o forse perché, così come si crede in molte culture, si è squarciata fino a morire. Non riesco a biasimarla, in fondo ho ucciso una persona. Ho compiuto il peccato più grave e ora, perfino il Padre Eterno dall’alto della sua comoda e silenziosa posizione nell’universo mi rinnega come figlia, rimandando il tutto al suo “figlio ribelle”, così come è comodamente solito fare.

Non l’ho premeditato, non ci ho pensato. La mia mente per la prima volta nella mia vita è rimasta silenziosa, c’era solo la bestia che, libera da ogni catena, ha scatenato tutto l’odio che l’età adulta mi ha fatto conoscere. Già, perché un tempo soffrivo e mi limitavo ad autocommiserarmi, oggi, invece, conosco lo scudo dell’odio e della vendetta che allontana da me quegli squallidi sentimenti, facendomi sentire vuota…sensazione più vicina alla serenità che non riesco a provare da un po’.

Nell’immaginario comune di società civile, l’odio è il bambino cattivo da bandire e ripugnare, mentre si esalta tanto l’amore…quanta ipocrisia! Chiunque abbia un minimo di sensibilità sa a quali conseguenze porti quel parassita che si intrufola silenziosamente nelle persone, poi si moltiplica, si diffonde fino a prenderne il controllo dell’intera vita. Chiunque può testimoniare cosa significhi stare così male da non voler più vivere, non nel senso di togliersi la vita, ma di chiudersi in se stessi e non voler più avere contatti con le persone, non mangiare, non dormire, dimenticarsi delle priorità…

Ci siamo passati in tanti, ed altrettanti (se non di più) ci passeranno. Fa male, ma con un po’ di pazienza ed impegno, si tiene sotto controllo la bestia finché il pericolo non cessa e la vita ritorna normale, lasciando dell’accaduto solo un brutto ricordo. Le cose cambiano, invece, quando chi ti spezza il cuore, dona il suo a qualcuno che, sai, lo spezzerà a sua volta, facendolo a brandelli tanto piccoli da non poter essere ricuciti nemmeno dal chirurgo più bravo. No, quando è così è insopportabile. E’ quello che è successo a me.

L’amavo più di ogni altra cosa. La mia felicità era condizionata alla sua, così come lo stato della mia mente. Ciò che mi ha portato a conoscerlo, così come tutto il periodo in cui ho nutrito dei sentimenti per lui, non saranno raccontati qui, non ha senso farlo, non più. E’ passato e morirà con me.

Il mio racconto comincia in un grande prato verde, il giorno in cui ho deciso di recidere ogni filo che mi legava a lui, rendendo più leggero il peso portato dalla mia anima.

Avevo provato ad affrontarlo precedentemente, ma era stato inutile: ogni volta che me lo trovavo di fronte, ogni mia fiera intenzione crollava, non perché avessi paura di soffrire, non avevo nulla da perdere, soffrivo già, ma perché avevo paura di far soffrire lui. Tale era il mio amore.

Quel giorno, dopo aver realizzato che non potevo continuare a vivere in quello stato, presi ciò che restava del mio cuore e glielo porsi, sicura che, dal rifiuto, quell’ennesima ferita avrebbe cicatrizzato più in fretta, e, magari, definitivamente, riportandomi in uno stato di vita sopportabile.

La risposta fu esattamente quella che mi aspettavo, ma del resto, ne ero così sicura da non aver porto alcuna domanda.

Mi chiusi in me stessa per un po’ cercando di evitarlo, nonostante il mio inconscio lo cercasse con lo sguardo, con la mente, col pensiero…

Una sera lo vidi, non era solo. Sapevo bene che avrebbe prima o poi compiuto il mio stesso “gesto estremo” con una lei che aveva da sempre provocato in me una gelosia mai provata in precedenza.

Quando li vedevo insieme, la bestia si agitava: sentivo il suo impeto ed il rumore delle catene che la vincolavano, ogni suo brusco movimento si ripercuoteva su di me che ne percepivo il colpo dall’interno.

Sapevo come sarebbe finita tra loro: sarebbero tornati insieme, lo avrebbe oppresso fino a fargli mancare l’ossigeno, poi lo avrebbe tradito e lasciato. Un simile mostro rendeva in confronto la bestia che mi portavo dentro un docile agnellino: non potevo permetterlo.

Non ci pensai, nemmeno per un istante. La bestia aveva divorato la me razionale: non ci vedevo più.

Entrò nel bagno delle donne, la seguì. Non le parlai: non avevo mai avuto il coraggio di rivolgerle la parola, mi limitavo a scrutarla per capire cosa avesse quella ragazza da attrarre così tanto una persona per me così speciale.

Nel locale c’era un buffet con l’immancabile esposizione dei formaggi e delle numerose lame impiegate per affettarli, che avrebbero ferito anche solo guardandole troppo a lungo. Passando la mia mano, quasi consapevole di ciò che stava per accadere, ne aveva raccolta una.

Lei era vestita di nero, capelli sciolti e trucco poco curato. Si specchiava con un’aria serena che quasi le invidiavo. Mi tornò in mente una scena, in particolare una frase colta a lezione: “Se volete fare del male a qualcuno, colpite il collo: lì ogni struttura è vitale”.

Non ci volle molto, le poggiai una mano su una spalla portandola a voltarsi, mentre con l’altra le recisi, con un solo colpo ben inferto, le strutture vascolari del collo. Non ebbe tempo di accorgersene, il tempo di cadere a terra ed il suo sguardo si perse nel vuoto. Io, nel frattempo osservavo impassibile il sangue che per pochissimo schizzò ad alta pressione macchiando gli specchi che mi confermò di aver reciso la struttura anatomica corretta.

Avrei potuto coprire le tracce, cancellare le impronte, ma non ne avevo voglia. Uscì tranquillamente prima dalla toilette e poi dal locale e mi recai su un ponte, dove, guardando l’acqua che scorreva sotto di me, passai l’intera notte.

Tutto questo per il SUO bene, tutto questo per amore. Siete sicuri che questo sentimento tanto acclamato e sopravvalutato sia tanto meglio dell’odio?

2
0
olimpia98
About

Scorpione, studentessa, sognatrice. “Quanto vano è il mettersi seduti a scrivere quando non ci si è posti eretti a vivere.” Thoreau

Commenta il racconto di

Lascia un commento

2 Comments

  1. LaCalab
    LaCalab

    L’amore come l’odio alcune volte può impossessarsi della tua ragione,può impossesarsi di te prendendo posto senza lasciare niente, mangia pezzo per pezzo tutte le tue sicurezze, e ti rende vulnerabile a lui.. e allora la ti rispondo che forse hai ragione l’amore non è più tanto meglio dell’odio.. l’unica cosa positiva che mi viene in mente è che se senti questi sentimenti così forti da entrarti dentro fino alle ossa allora non hai perso l’anima e lì nascosta da qualche parte e devi solo ritrovarla.