Erato cammina su questa terra da ventimila anni.
Non ha mai lo stesso corpo, lo stesso volto o lo stesso sesso ma calpesta questo suolo da ventimila anni.
Da quando la sua nave spaziale è precipitata sul nostro pianeta lei e le sue otto sorelle sono sopravvissute in questo nostro mondo così ostile per loro soltanto saltando da un ospite umano all’altro.
L’essere essenze incorporee permette di usarci come veicoli ma, in un magico scambio di anime il loro tocco è in grado di trasformare l’ospite, di donargli le emozioni più forti, le sensazioni più viscerali.
Perché chiunque venga toccato dalla loro anima acquista l’estro che esse possiedono e diviene in grado di conoscere e di acquisire esperienze che, pochi istanti prima, mai pensava di provare.
Volete sapere perché vi ho appena raccontato la sua storia?
Perché credo che lei ora sia dentro di me struggendomi l’anima nel ripensare all’amore appena perduto.
Forse ha udito da lontano il mio grido di dolore ed è arrivata nel tentativo di lenirlo, dedicandogli quanta più poetica possibile il mio amore riesca a comporre.
Infausto destino, se solo al suo posto mi avesse catturato l’esuberanza di sua sorella Tersicore avrei potuto danzare per il mio amore i balli più complessi e sensuali e magari l’avrei riconquistata.
Oppure, perché no, l’ardore di Calliope.
Grazie alla sua divina ispirazione avrei potuto scrivere un poema epico dipingendomi come un prode cavaliere che salva la sua amata da un orrido drago che ne minaccia la vita e, magari avrei riconquistato il suo amore.
Ancora, se miracolosamente Talia m’avesse fatto l’onore di possedere il mio corpo ora starei scrivendo una buffa commedia con la quale sollevare a lei il peso di una giornata storta regalandole un sorriso e, magari, avrei riguadagnato la sua tenerezza.
Invece sono qua in balia di Erato, a struggermi, a tormentare il mio animo esacerbato da un dolore troppo grande con cui tentare una lotta, a scrivere parole che lei, forse, non leggerà mai.
Quindi non capirà mai questo mio lento dondolare appeso ai tralci rinsecchiti della vita, l’urlante sgomento che dà la consapevolezza della conclusione di un periodo vissuto in comune.
Ora conosco solo l’abbruttimento della consuetudine e l’inane esistenza che mi rimane da vivere.

bella storia! complimenti! vado a leggerne altre
Bella la storia. Mi piace molto come scrivi. Saluti!
Ti ringrazio, cara Amelia, del tempo prezioso che mi hai dedicato.
Bello.
Mi piace molto,la storia ed il tuo stile.
Complimenti di cuore.
Un caro saluto:-)
Grazie Anais, ne sono lieto.
Questo breve e datato racconto è parte di un momento di disposizione d’animo che definirei intimista, in uno stile appena ridondante e con alcuni refusi che, scrivendo oggi, non rifarei.
A presto