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Sento di dover spiegare cosa provo in questo momento. Il fatto è che, di base, io non provo completamente nulla. E’ proprio questo il problema. Mi sto per laureare con un voto alto, sto per iniziare un nuovo percorso della mia vita e, quando mi fermo a pensare a tutto questo, non provo assolutamente nulla. Se non una cieca disperazione data dal fatto che mi sono resa conto che la mia vita non mi appaga. Sento che mi manca qualcosa, sento di essere profondamente infelice dentro me e di non riuscire a spiegarmi il perché. So di sembrare un’ingrata. Ho lavorato sodo, ho una famiglia, un tetto sopra la testa e del cibo a tavola ogni giorno. Fatto sta che non capisco perché la mia vita non riesce a prendere la direzione che voglio e non capisco perché non riesco a fare quel poco che posso fare per iniziare a cambiarla. E’ come se non avessi mai le energie giuste per iniziare questo cambiamento, o come se mi fossi data già per persa in partenza e non riuscissi a trovare la motivazione adatta ad andare avanti con tutto ciò che potrei fare, seppur sia sempre troppo poco. E’ troppo poco perché non basta imparare a suonare la chitarra o seguire una routine di esercizi per essere felice. Serve sapere cosa si vuole dalla vita ed inseguire con ogni mezzo il proprio obiettivo, o almeno provarci. Io non so minimamente cosa può rendermi felice. Cosa c’è di sbagliato in me? Cosa? So che molti non riescono a trovare la propria strada nella vita così giovani. Ho solo 22 anni ed è anche giusto che mi senta un po’ persa. Il problema è che non sento di riuscire a prendere in mano la mia vita, a farne qualcosa di buono. Vedo le persone che mi circondano, persino quelle tra le più confuse, che riescono comunque ad essere felici con quello che hanno. Magari non completamente appagate, ma sanno che, prima o poi, lo saranno. Io no. Non solo non so cosa voglio dalla vita, ma non so nemmeno se un giorno lo capirò o se sarò capace di riuscire ad ottenere quel qualcosa. E, ora come ora, mi guardo avanti e penso, con estrema paura, che realmente gli obiettivi che ho sempre pensato di voler perseguire e la persona che ho sempre pensato di voler essere, in realtà possono non essere ciò che voglio davvero. Guardo con estremo orrore a tutto quello che mi manca da fare, a quello che avevo promesso a me stessa e agli altri di raggiungere e penso che mi sveglierò un giorno, troppo grande per cambiare ciò che sono, ripensando a quanto la mia vita sia sbagliata. L’estrema malinconia che mi coglie fin da quando mi alzo dal letto la mattina non mi lascia per tutta la giornata, fino alla sera. Certe volte sento che è come se mi seguisse anche nei sogni, come se fosse un tanfo orribile che ho attaccato alle narici e che non riesco più a togliermi. Ho proprio bisogno di una boccata di aria fresca, che equivale a capire realmente chi sono e a trovare un equilibrio che sento di non avere e che non avrò mai. E’ come se il mio cuore si fosse chiuso in una cassa e si fosse buttato giù infondo al mare, mentre annaspa in preda agli spasmi mentre l’ossigeno, pian piano, scompare. E’ come non averlo, ma continuare a provare dolore. Come se non provassi niente, andassi avanti con una vita mediocre e ordinaria, facendo quel tanto che basta per poterla chiamare vita, per poi svegliarmi dal torpore della mia mediocre sufficienza e provare un dolore immenso perché mi sono accorta di chi sono. Cioè, io non sono niente. Non sono assolutamente nulla. E la cosa più terribile è che non solo non sono nulla per gli altri, ma rappresento un enorme nulla anche per me. Questa triste e pesante consapevolezza mi fa affogare sempre più nella desolazione e nel vuoto che io stessa rappresento. Sono un enorme vuoto, lo stesso vuoto che mi riempie la testa e che si irradia man mano in tutto il resto del corpo. Io sono cellofan. Semplicemente un sacchetto di cellofan finito per strada, caduto da una qualche finestra di un palazzo e spinto via dal vento. Calpestato, schiacciato, scacciato ed ignorato dai passanti. Troppo poco importante, troppo vuoto. Ecco le parole che mi definiscono. Poco importante e troppo vuota. Non riesco a capacitarmi della profonda solitudine che sento dentro la mia testa. Ho qualche amico, questo si. Di pochissimi di loro (si contano letteralmente nelle dita di una mano) mi fido realmente. E non so nemmeno quanto durerà, perchè l’amicizia a quanto pare è un optional nella vita che io non riesco a permettermi. Forse è per questo che mi sento così…infelice. Mi manca persino la sicurezza di continuare ad avere accanto a me delle persone a cui tengo. Figurarsi se riesco ad avere una qualche consapevolezza di chi sono o di cosa voglio essere. Quando avevo quindici anni, scrissi una frase che non mi toglierò mai dalla testa per la stranezza con cui mi uscì fuori in maniera troppo naturale in un piccolo quadernetto dove, ancora oggi, segno qualcuna delle frasi che mi ronzano in mente. La frase in questione è “è come se avessi un forte prurito in testa che solo una pistola sembra poter grattare” o qualcosa del genere. Mi stupisco ancora adesso di come, per quanto sia una frase scritta da una quindicenne che non sa cosa fare della vita e che non ha quasi nessuno accanto, anche oggi riflette pienamente quello che provo. Ma non più come anni fa, ovvero come se fosse una triste fase che segna l’inizio di un tracollo emotivo e di un poco equilibrio mentale che da allora mi perseguita, ma come una triste e inevitabile realtà dei fatti. Come se questa frase fosse così azzeccata per me da essere marchiata a fuoco sulla mia pelle, tanto da diventare naturale e da sembrare incorporata in me fin dalla nascita. Non penso di voler fare realmente qualcosa riguardo la mia vita. Non so se sia masochismo o qualcosa del genere, ma per me va anche bene continuare a vivere nella miseria e nella povertà di iniziativa nella continua speranza che poi avvenga una specie di epifania che riaggiusti completamente la mia vita, anche se so che non accadrà. Sono sempre un gigantesco meno, persino in confronto a me stessa. Non ho niente da dare agli altri, non ho niente da dare a me stessa e questo fondamentalmente perchè, appunto, sono un niente. Un niente anonimo che cammina per strada, trasportata dagli eventi della vita come un sacchetto di cellofan che viene trasportato dalla folla di passanti e dal vento. Anche ora sono qua a deprimermi senza aver capito cosa realmente posso fare per stare meglio, cosa dovrei dire, come potrei risolvere i miei problemi. E sto qua, a procrastinare ciò che realmente dovrei fare scrivendo parole che ho sempre e solo pensato ma che adesso scrivo sperando di pulirmi la testa e di lasciare che tutti questi orribili pensieri colino via da ovunque, come per lasciarmi libera. So che non è così, che questi pensieri e tutte le mie orribili paranoie mi gireranno intorno fino alla fine dei miei giorni ma forse è un bene che io abbia scritto tutto questo, anche solo per rendere meno confusionario il rumore che ho in testa e l’incessante eco frustrante che si propaga nel mio petto ogni volta che penso a come sto perdendo il controllo della mia vita. La testa piena ed il petto vuoto si alternano costantemente, ma non sento mai di essere pienamente soddisfatta o felice, perché non sento che è così che la mia vita dovrebbe andare e che io debba continuare su questa strada, qualunque essa sia.

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7 Comments

  1. TomStone
    TomStone

    Mai e poi mai avrei raccontato una storia su me stesso, prima di tutto perché è molto complicato, e tu ci riesci alla grande, e secondo perché se non si vuole raccontare una storia fantasy, bisogna raccontare il vero, la verità, che certe volte fa male, ma ci fa riflettere, su cosa è veramente importante nella vita.
    Anche a te auguro un buon proseguimento e ti auguro di ritrovare la tua pace interiore, quella che all’inizio può scottare, ma che poi ti farà riflettere su quello che la vita ti propone, senza sì e senza no, ascoltando il vento.
    Complimenti per la bellissima storia

  2. Brividogiallo
    Brividogiallo

    Carissima “niente”, intanto mi hai tenuta incollata al monitor del PC per parecchi minuti per leggere quel che hai scritto e mi hai fatto anche riflettere.
    Già solo per questo, tanto inutile non lo sei almeno per chi ti legge o ti ascolta.
    Forse tu ti sei un po’ ingrovigliata nei tuoi stessi, negativi pensieri ma ce ne fossero di ventiduenni che si pongono certe domande, che cercano un senso nell’esistere, che si chiedano cosa vogliono davvero dalla vita.
    Non per fare la solita retorica da donna attempata che, come da prassi, ha il compito di criticare i giovani, ma davvero a certi ragazzi sembra mancare qualche neurone tanto sono presi da cose inutili se non illecite.
    Tu sei più normale della massa perché stai passando, con consapevolezza, dall’adolescenza all’età matura e questo ti spiazza perché credo che oltre ad un cervello forse un po’ troppo attivo, tu abbia una spiccata sensibilità.
    Amati di più perché lo meriti, perché di ragazzi simili a te ce ne vorrebbero tanti

  3. Alcano
    Alcano

    Calma…calma. A ventidue (ventidue, ti rendi conto?) anni solo pochi sanno cosa fare davvero della loro vita. Io, per esempio ancora non lo so e di lustri ne ho qualcuno (eufemismo) in più. Ti fai troppe domande troppo importanti e non ti godi il gusto del vivere. Sembrano frasi fatte ma vedrai che tutto si aggiusterà senza che neppure tu te ne randa conto…la vita fa così.