La mattina dopo Arden si risvegliò con la luce del sole che gli puntava dritto in faccia, si era dimenticato di chiudere la tapparella la sera prima.
Si preparò e andò in cucina a prepararsi una abbondante tazza di cappuccino e una brioche alla nutella per iniziare quella giornata al meglio, tornò in camera diede un bacio alla fotografia e uscì per andare alla centrale di polizia.
Si incamminò per la strada che avrebbe dovuto fare ogni giorno per recarsi al lavoro che gli è stato assegnato, il cielo era molto nuvoloso e grigio, una giornata piuttosto triste.
Le macchine andavano avanti e indietro per le strade, Arden dovette stare attento per tutto il tragitto per non farsi tirare sotto, odiava profondamente le macchine, infatti giurò a se stesso che non ne avrebbe più guidato una,m in vita sua.
Appena arrivò davanti alla centrale di polizia ad attenderlo c’era il sergente Royce che si stava fumando una sigaretta.
«Buongiorno detective Parnell» mi disse lui, buttando fuori il fumo del sigaro.
«Buongiorno.» risposi io frustato.
«La vedo abbastanza frustato, gradisce una sigaretta?»
«No, non si preoccupi ho solo dormito male, poi io odio le sigarette..» sbuffai.
Entrammo nella reception per poi dirigerci verso l’ingresso della centrale dove trovammo la sovrintende Dixon ad attenderci.
«Buongiorno ad entrambi ragazzi»
Ricambiammo il saluto.
«Hanno portato il corpo della ragazza, mettetevi al lavoro»
«Va bene!!» rispondemmo a dovere.
Ci dirigevamo dove avevano portato il corpo di Clarissa, era una ragazza graziosa, messa bene se non fosse il fatto che era morta, stata uccisa, chissà cosa le sarà successo..
Il corpo di Clarissa era congelato, pallido, le macchie di terriccio erano sparite dato che dopo averla disotterrata le avevano dato una ripulita.
Lo portammo nella stanza della scanerizzazzione dove il corpo venne passato sotto lo scanner per vedere se si notano dei dettagli più approfondititi che non si possono vedere ad occhio nudo, notammo dei segni di strangolatura sul collo, dei segni sui polsi e sulle caviglie.
Dopo aver studiato e visto bene per qualche ora ci sedemmo, poco dopo la sovraintendente entrò nella stanza e prese la parola.
«Allora ragazzi da quello che abbiamo scoperto sulla povera clarissa non deve essere stato un incidente o qualcos’altro quindi dobbiamo guardare affondo la questione.
Farò andare il detective Parnell accompagnato dal investigatore Lucas e il sergente Dodd nella reggia dei Matson per fare delle domande a riguardo.»
«Va bene sovraintendente!»
«Vi darò le indicazioni e tra una mezz’ora vi voglio lì a casa loro.»
Arden era già stanco, era da un po’ che non lavorava in nessun caso e sii senti oppresso da quel nuovo incarico.
Andò d’avanti alla macchinetta del caffè e si bevette un altro capuccino.
«Tutto apposto Parnell?» le chiese Dodd.
«Si certo, non si preoccupi»
«Non essere così formale, puoi darmi del tu se vuoi, io mi chiamo Erika, sono felice di lavorare a questo caso insieme a te.»
Mi sorrise, ha un bel sorriso.
«Va bene Erika, puoi chiamarmi Arden»
Gli sorrisi a sua volta, mi sentivo già un po’ meglio di prima.
Erika è una bella ragazza, alta, con gli occhi verdognoli e i capelli biondi che erano raccolti in uno chignon e ricoperti da un cappello con la scritta “Sergente”, sul viso aveva anche un piccolo neo appena sopra il labbro.
Mi presentai all’investigatore Lucas, non era socievole come Erika ma non era neanche troppo severo o noioso.
Ha i capelli castani chiaro ricci, gli occhi neri e un nasino all’insù che mi faceva una tenerezza, di corporatura era messo abbastanza robusto, anche lui era basso come me.
Salimmo in macchina che appartiene alla polizia, Erika mi chiese se la volessi guidare io, ma gli dissi di no, allora si mise al volante lei, insieme a Lucas che si sistemò nel sedile di fianco e io dietro.
Dopo un quarto d’ora arrivammo all’entrata della villa immensa dei Matson.
Sembra un castello pensai tra me.
Scendo per suonare al campanello e poco dopo i cancelli automatici iniziarono ad aprirsi, chiudo lo sportello e vado a piedi.
Ad attenderci c’era il maggiordomo della casata.
«Benvenuti, venite, entrate da questa parte.»
Ci fece vedere la strada che portava ad un enorme salone, alla porta d’entrata sul pavimento c’era un enorme tappeto rosso, le lampade e tutto l’arredamento era di un eleganza assoluta, di color bianco, che faceva luccicare tutto.
«Prego, accomodatevi dove volete, intanto vado a chiamare il signor Matson.»
Intanto che se ne va, io e Erika ci sediamo sul divano mentre Lucas sulla poltrona, diedi un’occhiata intorno a me, c’era un bellissimo caminetto, una tv enorme appoggiata su un tavolo di vetro, una credenza con tantissime foto e al di sopra un enorme specchio; i muri erano di un color panna.
«Questa casa è stupenda, sembra da film.» dissi ad Erika.
Appena dissi quella frase sentii un cenno di risata maschile provenire da dietro di noi.
«Grazie mille, è mia moglie che pensa all’arredamento di casa nostra.»
«Di niente è davvero stupenda.»
Il signor Matson si accomoda sull’altra poltrona, intanto il maggiordomo ci prepara una tazza di tè caldo.
Matson aveva i capelli neri con delle punte grigie, ormai stava invecchiando, due occhi marroni e una carnagione pallida, era scosso dalla morte della figlia
Clarissa.
«Mi scusi ma il resto della sua famiglia? Gradiremmo che ci siate tutti per fare le domande su Clarissa, servono diverse informazioni..»
«Mia moglie è andata a fare compere con i miei due figli, non sapevamo del vostro arrivo, poi mia moglie dopo l’accaduto si è isolata per un po’, se volete potete passare domani e ci facciamo trovare tutti qua.»
«Va bene.»
Intanto il maggiordomo ci portò il tè e lo sorseggiammo intanto che parlavam ancora, Lucas mi disse comunque di fargli domande sulla figlia, sul suo carattere, le sue amicizie, se c’era qualcuno che la odiava e le giornate e qualche mese scorsi prima dell’accaduto dove magari potesse essere successo qualcosa..
Ci disse che la ragazza era molto gioiosa e solare di carattere, faceva amicizia con tutti e nessuno sembrava odiarla però da qualche mese si stava chiudendo in camera sua, uscendo raramente senza dire ai genitori dove andava o a che ora tornasse..
«Va bene, grazie mille delle informazioni signor Matson torneremo domani come abbiamo detto, poi se siete d’accordo dovremmo fare dei controlli nella stanza della ragazza e sui suoi apparecchi elettronici»
Il signor Matson ci fece un cenno con la testa e ci accompagnò fuori alla nostra macchina.
Si era fatto già tardi pomeriggio, nel cielo si specchiava un tramonto di color arancio, appariva bellissimo agli occhi di chi lo guardava.
Tornammo in centrale per fare rapporto e finire la giornata lavorativa, prima di incamminarmi verso il mio appartamento Erika mi ferma.
«Arden vuoi andare a cenare fuori? Conosco un buon ristorante qui vicino» mi chiese lei, impaziente di aspettare una mia risposta.
«Certo per me va bene»
Passai il resto della serata con lei, a cena dove ci siamo trovati benissimo a mangiare in quel ristorante che aveva proposto.
Potremmo diventare grandi amici
Senza neanche accorgerci si erano fatte le dieci passate e domani avevamo una giornata piena, quindi ci salutammo.
«Buonanotte Arden a domani» mi salutò con un bacio sulla guancia e io ricambiai.
Stanchissimo tornai nel mio appartamento, mi misi il pigiama e mi buttai sul letto.
«Sono tornato a casa»
Presi la fotografia come ogni sera e gli diedi un bacio poi la rimisi sul comodino e mi addormentai.

Complimenti! scritto molto bene continuerò a leggerti!
sono completamente immerso! Continua lo seguo volentieri
Grazie mille, pubblicherò presto un continuo 🙈
Interessante mi è piaciuto molto!
Grazie mille davvero ❤ continuerò presto