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Arden Parnell attendeva da circa un’ora nella sala d’attesa della stazione di polizia di Londra.
Sii sentì a disagio, non riusciva ad aspettare così tanto seduto su una delle tante sedie che c’erano nella stanza. Le sedie erano di un color rosso, brillanti e lucidate. Fuori dalla finestra si intravedevano dei palazzi tutti grigi e uguali davano un’aria molto angosciante, triste; un centro commerciale dove entravano e uscivano delle mandrie di persone.
Il pavimento e i muri della sala erano di un colore nero opaco, nessun colore vivace.
Alla reception c’era il sergente di turno era seduto sulla sua sedia a fissare il computer con occhi spalancati, sicuramente non aveva dormito abbastanza.
Si stava mangiando le unghie dal nervoso.
Arden sbuffò, quel rumore gli dava un fastidio assurdo.
«Il capo arriverà tra pochissimo.», disse lui.
Squadrò Arden dalla testa ai piedi, la sua corporatura massiccia, i suoi pantaloni neri scoloriti, la canottiera bianca da cui si intravedevano i muscoli e la giacca in pelle nera.
I suoi occhi infine si posarono sulla valigia marrone che teneva tra le sue mani.
Lui lo guardò sconcertato e poi distolsero gli sguardi.
La porta accanto alla reception si spalcancò con dei ronzii di voci, lasciando entrare la sovrintendente Dixon.
I suoi capelli arruffati si erano ingrigiti dall’ultima volta che Arden l’aveva vista, qualche anno prima, ma nonostante tutto appariva ancora una bella donna.
Arden si alzò in piedi e le strinse la mano.
«Detective Parnell, ci dispiace averti fatto aspettare, problemi con il viaggio in treno?» disse lei squadrandolo anche lei dalla testa ai piedi.
«No, nessun problema sovrintendente, anzi, è stato più veloce e confortevole del previsto, però non ho avuto il tempo di recarmi al mio appartamento per un cambio di vestiti adeguati…»
Rispose lui in tono felice ma percependo un’aria di scuse nelle sue parole.
«Non si preoccupi oggi va bene così ma da domani voglio vederti vestito adeguato al lavoro appena entri qua dentro» disse Dixon. Poi aggiunse «Venga da questa parte che gli faccio conoscere il resto del team.»
Arden fece un cenno, salutò il sergente alla reception ed trapassò la porta stando dietro alla sovrintende, che portò ad un corridoio abbastanza lungo in cui ai lati c’erano diverse porte che portavano chissà dove. Arden lo trovò piuttosto macabro e triste, vedendo i colori che avevano scelto. Un attimo dopo erano arrivati alla sala dei controlli dove si trovavano diverse persone attaccate ad un monitor, e diversi televisori appesi al muro; le immagini erano riguardanti ad una ragazza.
«Ragazzi lui è il detective Parnell, da oggi lavorerà con noi per il caso a cui stiamo investigando in questo periodo.» disse Dixon al team che lavorava lì.
I ragazzi e alcune ragazze vennero lì a presentarsi e facendogli i ringraziamenti per essere venuto ad aiutarli con il caso.
Dopo un paio di minuti Dixon chiamò un ragazzo, avrà avuto una ventina d’anni, era un po’ robusto di corporatura, gli occhi a mandorla di un color nocciola e i capelli neri portati su un lato.
«Sergente Royce, lei è il detective Parnell come ho detto prima a tutti voi, visto che è appena arrivato vorrei che gli facessi fare un giro della nostra centrale e poi che le spiegassi le mansioni che deve compiere.»
«Sissignora!» Esclamò Royce.
«Mi servirà anche qualche aggeggio per chiamare durante il servizio» disse Arden. Poi aggiunse «preferibilmente uno di quelli vecchi a tasti, non quelli di adesso che si comprano i ragazzini, non ci capisco niente.»
«Mettiamoci al lavoro» disse Dixon, estraendo il suo tesserino dalla manica della giacca e aprendo una porta dietro di loro.
«Che presuntuoso il ragazzo.» Borbottò Royce mentre la porta dietro di loro si chiuse.

Arden seguì Royce. Su una parete vide un tabellone che raffigurava diverse fotografie di agenti, sotto ogni foto c’era il proprio nome e infine una scritta in grassetto che diceva “Agenti caduti in servizio”. Arden chiuse gli occhi, triste di quello che aveva appena visto, li riaprì poco dopo, quando si sentiva sicuro di aver sorpassato la bacheca. Per poco non andava a sbattere contro una ragazza poco più alta di lui. «Mi scusi! Non l’avevo vista.» Si scusò.
«Agente Dodd lui è il detective che è venuto per darci una mano con il caso.» disse Royce compiaciuto.
«Non si preoccupi, iniziamo ad entrare.» aggiunse lei.
Sulla porta in cui stavano per entrare c’era scritto in rosso “Centrale Operativa.”
Arden iniziò a sudare sotto la sua giacca nera, non pensava che doveva subito mettersi a lavoro in così poco tempo.
«Sergente non voleva avvisarmi prima di…» Fece Arden.
«Non abbiamo tempo, dobbiamo metterci subito a lavoro.» Royce non gli fece finire la frase che era già entrato nella stanza.
La centrale operativa era enorme, una ventina di agenti l’attendevano in silenzio, i volti erano tutti illuminati da una luce a neon.
Lungo una parete erano allineate diverse stampanti e fotocopiatrici.
Mentre Royce e Dodd avanzavano Arden sistemò velocemente la sua valigia di fianco ad una fotocopiatrice. Poi si prese una scrivania e si sedette.
Gli agenti iniziarono a mormorare tra loro, poi il sergente Royce iniziò a parlare.«Lui ragazzi è il detective Arden ci aiuterà nel nuovo caso..» iniziò Royce.
«Come sappiamo tutti stiamo lavorando sul caso di Clarissa Matson, la figlia di una della famiglie più ricche qua a Londra, la ragazza è scomparsa per qualche giorno dopo una festa di fine anno, però qualche giorno dopo è stato ritrovato il suo corpo, sepolto in un prato vicino ad una casa abbandonata.» aggiunse infine..
«I poliziotti della stazione di polizia di Canterburry, il paesino in cui è stato ritrovato il corpo, lo stanno tenendo lì in custodia fino a domani mattina, dopodichè verrà trasportato qui, da domani si inizia a lavorare sul caso, tenetevi pronti a tutto!»
Gli agenti si salutano tra di loro per poter poi tornare nelle loro abitazioni.
Arden si avvicinò a Royce per chiedergli spiegazioni.
«Pensavo che dovessimo iniziare subito con il lavoro..» disse lui.
«No, finché non abbiamo il corpo e nessun manoscritto scritto non possiamo iniziare, può andarsi a riposare nel suo appartamento.
«Grazie mille, a domani Sergente Royce!» Arden lo salutò con una stretta di mano e si incamminò verso l’uscita della centrale.
L’appartamento che aveva affittato Parnell si trovava a pochi minuti dalla stazione per essere sempre pronto a tutto.
Appena arrivò, tirò fuori le chiavi dalla giacca e la aprì, lasciandosi colmare dalla sensazione di casa che si ritrovava ogni volta che tornava qui.
Sistemò i bagagli, tolse fuori dalla sua borsa una fotografia e la mise sul comodino, poi si lasciò cadere sul letto, esausto dal viaggio.
«Siamo ritornati a casa» Arden si girò verso la fotografia e fece un sorriso pieno di tristezza e malinconia.
«Mi ero promesso che non avrei più lavorato ad un caso dopo l’ultima volta, ahimè cosa mi aspetterà domani?»
Diede un piccolo bacio alla fotografia e si addormentò.

 

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Lochemartina

Sono una ragazza di 19 anni che gli piace scrivere storie :3 spero vi piaccia la mia storia.

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