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Quella sera Aldo decise che non aveva voglia di improvvisarsi cuoco.

Si vestì in modo casuale, con un paio di jeans e un maglioncino leggero ma col collo a dolcevita, perché l’aria frizzante del crepuscolo non avrebbe certamente giovato alla sua cervicale.

 “Elegante, ma con accortezza” definì il suo look quando si rimirò nel grande specchio dell’anta centrale del suo guardaroba in acero massiccio, un legno giallastro che l’incuria del tempo aveva reso di un meraviglioso tono ambra del baltico, caldo e piacevole come un vecchio amico.

La pizzeria “Da Gino” era semideserta, l’ora era troppo giovane per la torma di ragazzi che l’avrebbero riempita più tardi, per poi gettarsi tra le fredde braccia di una notte che avrebbe giocato a morra cinese con le loro vite.

Mentre si sedeva al tavolo che il cameriere gli aveva indicato, Aldo non poté fare a meno di ripensarsi giovane; a come la sua vita si fosse svolta sotto i suoi occhi senza che lui avesse avuto maniera di domarla, di controllarla, esattamente come quegli adolescenti.

Il cameriere si presentò con il menù e la lista dei vini ma non ce ne fu bisogno, ordinò subito “una margherita e una spina media di birra” la classica richiesta di quando lui e Claudia, volendo spezzare la routine quotidiana e concedersi una serata diversa, andavano in pizzeria e poi al cinema oppure a teatro.

Claudia, ancora lei!

Come la lama di un coltello quel ricordo squarciò improvvisamente il cuore nel suo petto, e tanto fu il dolore che dovette farsi forza per ricacciarlo indietro, nell’oblio dal quale era venuto e dal quale sperava invano non uscisse più.

Intento a leccarsi le ferite non si accorse che nella pizzeria erano entrate alcune donne; il pizzaiolo doveva conoscerle bene perché distolse il pensiero dalle rotonde bontà che stavano cuocendo nel forno per sperticarsi in unti salamelecchi e umidi baciamano.

Il giovane cameriere con la parannanza in pannetto nero, indicò poi loro il tavolo che avevano prenotato ed esse sedendosi fecero partire quello strano rituale, tipico del genere femminile, di accomodarsi in coppia al bagno per le rituali abluzioni.

Aldo si era ripreso, complice una profumata margherita che s’immolò al palato dell’uomo; ogni volta che il coltello staccava un boccone dal tutto, la calda e fumante mozzarella in un eterno abbraccio tentava di trattenere quella parte di sé scissa che si allontanava, allungandosi, tendendosi e assottigliandosi.

Una sorsata di birra poi spense anche la sete.

Sazio si alzò da tavolo e s’indirizzò verso il bancone per pagare la consumazione, portando con sé il foglietto in carta chimica sul quale un solerte cameriere aveva scarabocchiato segni senza apparente senso; non mancavano che pochi passi alla sua meta che una squillante voce lo distolse dai suoi pensieri:

“Aldo!”

Si voltò più per istinto che per volontà.

Seduta assieme a numerose amiche, una donna lo stava chiamando, agitando al contempo la mano destra.

Non la riconobbe, quindi il suo sguardo si spense in un fisso torpore, lei se ne accorse:

“Aldo! “Insistette.

Si avvicinò guardingo alla congrega chiassosa, nel frattempo tutte le donne si erano voltate verso di lui, cominciando un accurato esame.

Si sentì radiografato da capo a piedi, chi fissava le scarpe, chi gli occhi, chi ridacchiava sommessamente ammirando il suo giro vita fuori forma, poi un lampo attraversò le sue sinapsi in stand-by:

“Giovanna, sei proprio tu?” Era una domanda abbastanza stupida, se ne accorse appena l’ultima vocale fluì dalla sua bocca, ma lei non ci fece caso più di tanto.

I suoi begli occhi neri si erano accesi, un niveo quanto perfetto sorriso si stampò sulla sua bocca, circondato da carnose labbra truccate di un rosso scarlatto che era tutto un programma.

Nei pochi istanti che passarono per appropinquarsi alla donna, nella testa di Aldo migliaia di immagini fluirono trascinando con sé ricordi e sensazioni.

Quella donna, Giovanna era stata la sua ultima fidanzata, prima dell’arrivo del ciclone Claudia che gli sconvolse la sua vita in maniera drastica.

Lui era molto attaccato a lei, si conoscevano fin dall’infanzia ed erano stati i migliori amici l’uno dell’altra per anni; come logica conclusione di quell’antefatto si erano trovato fidanzati senza quasi sapere come.

A volte vivevano un qualche periodo di distacco colpa qualche flirt truffaldino ma poi si riunivano sempre, come se fossero stati predestinati a una vita in comune, ma così non fu, le loro strade si divisero davvero.

Da anni non l’aveva più sentita, fino a quella sera.

Le chiacchiere si sprecarono, ognuno descrisse la propria vita enfatizzando i successi e minimizzando le sconfitte, Aldo scoprì che la sua compagnia era ancora benefica e lenitiva come sempre, lo stesso evidentemente per lei dato che poco prima del suo commiato gli allungò un biglietto da visita strappando la promessa almeno di una chiamata.

Uscì frastornato dal locale, nulla era peggiore del chiacchierio di parecchie donne, almeno per un uomo; guardò il biglietto che teneva tra le mani, cosa avrebbe fatto? Neppure lui in quel momento lo sapeva.

Già era in una situazione che definire traballante era un eufemismo, l’ultima cosa che voleva era un ulteriore scossone.

Passando davanti ad un cassonetto d’immondizia allungò il braccio lasciando cadere al suo interno il numero di telefono di Giovanna.

“Ad majora” Disse tra sé, quindi si diresse incontro alla sua nuova vita.

Le vacanze finirono prima del previsto; il dovere lo colse proprio quando gli ultimi ritocchi della casa stavano per essere ultimati.

Li sospese col proposito di terminarli “uno di questi fine settimana”; promessa da marinaio, ne era cosciente ma non poteva lasciare i lavori a metà senza almeno una scusa, anche se banale.

La sera della domenica, prima del rientro lo prese lo sconforto, un nuovo ambiente di lavoro, nuove persone, nuove amicizie da fare.

Ripartire da zero era per lui troppo faticoso, il dilungarsi in spiegazioni sul perché della sua richiesta di trasferimento così lontano avrebbe potuto riaprire quella ferita che lui faticosamente tentava di cicatrizzare con l’aiuto del tempo e di una voluta amnesia sugli anni trascorsi insieme alla sua ex moglie.

No, meglio, molto meglio una bugia, veloce e indolore.

Era certamente la soluzione migliore, il guaio era che lui di fantasia ne aveva sempre avuta poca e mettere insieme una menzogna credibile in un tempo così breve gli parve un’impresa disperata.

Si lambiccò il cervello per ore.

Mentre cenava, intanto che era davanti alla televisione e anche quando si stava preparando per la notte tentò di creare un nuovo passato ma nulla di buono pareva uscire dalla sua riarsa fantasia, presa a schiaffi e male parole dall’arrogante realtà.

Tanto sarebbe valso raccontare la verità ma già sapeva che questo lo avrebbe reso il bersaglio di risatine, frecciatine, battutine e tutto quanto di peggio finisce in “ine”, la sua mente avesse pensato.

“Vivaddio no, molto meglio una corposa e succulenta menzogna!” Pensò.

Si mise a letto, sotto le coperte fresche di tintoria, la luce del lampione posto come guardiano della notte e al tratto di strada adiacente al suo appartamento, elargiva anche a lui una porzione della sua preziosa luce che filtrava attraverso le persiane socchiuse; nella penombra questa decorava alcuni lati degli oggetti nella stanza con una pennellata di chiarore che ne permetteva il riconoscimento.

Mai Aldo aveva provato una simile sensazione, nell’elegante villetta in cui aveva vissuto la luce spariva durante la notte, non ci aveva mai fatto caso prima ma adesso si rendeva conto che quella era una sensazione opprimente rispetto a quella attuale, anche perché ultimamente gli capitava spesso di svegliarsi nel cuore della notte, in preda a crisi di panico e di sentirsi affrancato dai timori e paure proprio da quello sprazzo di luce che lo riconduceva immediatamente alla calda normalità della sua stanza.

Socchiuse gli occhi, un dolce tepore avvolse il suo intero essere, la notte tiepida gli stava intonando una cantilena per favorire il suo sopore.

Era lì, nella soglia tra il dormiveglia e un sonno pesante quando di scatto ebbe l’idea per risolvere la sua situazione, solo un guizzo al quale non seguì nulla, nessun movimento, rimase fisso esattamente come era prima, ma ora aveva una via di fuga, il sonno ristoratore ora poteva giungere tranquillamente.

Il mattino seguente, perfettamente sbarbato e ripulito, profumato, ben pettinato e vestito con un abito di sartoria, si presentò nella hall della filiale per la quale avrebbe cominciato a lavorare quello stesso giorno.

Lo accolse un’ampia sala con alcune poltrone in velluto e un grande bancone dietro il quale erano sedute due giovani ragazze.

 “Molto carine!” Pensò mentre, poggiando sul levigato piano di marmo nero la sua ventiquattrore, si presentò.

Una di loro, una biondina il cui viso innocente contraddiceva un corpo sinuoso perfettamente fasciato da un’attillata camicetta bianca che, nonostante gli sforzi delle cuciture, non riusciva a contenere tanta prorompente femminilità, alzò la cornetta di un interfono e compose un numero di tre cifre richiedendo la presenza del direttore.

Dopo un paio di minuti, che a Aldo parvero mesi, un raffinato signore di mezza età uscì da un elegante ascensore di legno di mogano, s’indirizzò con passo deciso verso di lui, gli tese la meno e si presentò, lo stesso fece Aldo.

“La Direzione Principale mi aveva già avvertito del suo arrivo, lo stesso vicepresidente in persona mi ha raccomandato di sfruttare al meglio le sue notevoli potenzialità, confermandomi di aver avuto una notevole fortuna ad averla con noi.”

“Grazie.” Rispose Aldo imbarazzato “Farò del mio meglio per non deludere né lei né il vicepresidente.”

La risposta sembrò garbare al direttore che fece un leggero cenno di approvazione col capo.

“Venga ora Aldo, le mostrerò il suo nuovo posto di lavoro e la presenterò ai suoi colleghi.”

“Con piacere, la seguo”.

Prese la valigetta che era poggiata sul bancone e non poté fare ameno di notare l’occhiata ammiccante che la ragazza bionda indirizzò verso il suo anfitrione.

“Eh, il fascino del potere” Pensò.

 

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Alcano
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Cinquantasette anni e un sacco di e-book all'attivo, scrivo solo per passione e per appassionare, per dimostrare che si è sempre giovani per scrivere.

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4 Comments


  1. Aldo non è disposto nemmeno a pensare di rimettersi in gioco, preferisce cullare sua vanità con lo sguardo ammiccante di una giovane sconosciuta.
    Non è la liberazione dal suo dolore ma è un inizio.
    Spero ci sarà un “Allora vado 3” che confermi la mia teoria, mi ci sto appassionando a questo caso umano

    1. Alcano
      Alcano

      Specifico che lo sguardo concupiscente della segretaria era indirizzato al direttore, di molto più anziano di lei, non al povero Aldo. Comunque sia hai ragione, le “disgrazie” per il mio protagonista non sono finite, anzi. Ci sarà a breve la terza e la quarta parte…forse pure la quinta; non voglio appesantire troppo ogni singolo capitolo quindi lo spezzetterò in più parti…così, per farvi soffrire di più. 🙂