Le conchiglie hanno la voce del mare, al loro interno. Sembrano mute, ma parlano all’orecchio
attento, e svelano segreti antichi. Ascoltando Only the girl in the world di Rihanna, ripetutamente, e
assaporando frutti che altrove non si trovano così succosi e ricchi di polpa, viveva nell’isola di Mo
Hon la piccola Moon, che aveva una grande tatuaggio dietro la schiena raffigurante la mappa di
un’antica città. Ed era così evidente che fra l’isola e la piccola vi fosse quel nome in comune, che essa era la più popolare abitante di quel pezzo di terra attorniato dall’oceano Mo Hon. Ed era così
chiaro che quest’oceano si chiamasse come l’isola e la bambina, che il vecchio Moncicciù non se ne
stupiva più.
-Tante cose si chiamano Mo Hon, straniero.-, mi disse il vecchio isolano, che, ebete, si cibava di humus, di bentos e di plancton. E per capirlo, dovetti consultare Elettra Wolk, la mia guida ed interprete.
-Il vecchio dice che molte cose si chiamano Mo Hon.-
-L’avevo capito, Elettra.-
-Vuoi dire che non hai più bisogno che traduca.-
-Voglio dire solo che avevo capito questo. Sei sempre indispensabile.-
-Ti ringrazio, Ulisse. Ti ringrazierò ancora quando mi pagherai…-
Cara Elettra. Cara nel senso di costosa, ovvio. Ulisse ero io. E Ulisse sono, perché dal viaggio verso
Moon sono tornato, ed integro.
Non ci sono pericoli a Mo Hon. Le persone sono gentili e prone ad
accogliere lo straniero. Le belve più rumorose sono dei piccoli suini col naso sempre in cerca di tuberi. C’è un pappagallo poi, che non smette mai di ripetere:
-Mo Hon! Mo Hon!-, al punto che non si può scordare dove ci si trovi. Elettra mi aveva tradotto molte frasi, perché la gente di Mo Hon ha molto da dire. Tradizioni di un tempo lontano ci vennero svelate come l’apertura vivace di un gruppo di petali in primavera. Potrei dire ancora molto. Altre
cose ricorda Elettra. L’isola non traeva nome dalla bambina a dire il vero, ma da una sua antenata omonima,solo che la tradizione era noiosa da ricordare, e si faceva confusione.
Adesso, da adulta, Moon, come una bieca cacciatrice, gli sparava. Non c’era
specie che non cadesse sotto i suoi colpi. Un alce! Giù l’alce. Un babbuino ! Via la scimmia. Una vigogna! C’era. Un bue muschiato della Groenlandia! Addio bove. Un canguro ! Eliminato il marsupiale. Un lemure! Sacrificato. Nemmeno per uno yak che placidamente pascolava tranquillo
ci fu scampo. Solo una timida capra delle nevi si dileguò salvandosi. Fece uno tsantsa con le carcasse di ogni bestia. Era tutta imbrattata del sangue delle sue vittime. Il motivo? Il suo innamorato era fuggito per studiare alle Galapagos la fauna di Darwin. Era rimasto affascinato dalla somiglianza tra scorpioni e aragoste e tra ragni e granchi, e aveva scoperto che sia gli aracnidi che i crostacei erano artropodi. Quindi cacciò e imbalsamò varie cavie, volpi, lupi, cervi, orsi e tante altre povere bestie. Ma Moon era incollerita non per questa carneficina, bensì per lo strazio di quei numerosi attimi rubati dalla Natura a lei, che ne rivangava il diritto. Le ore si fecero giorni, finchél ei capì di essere stata trascurata, lasciata, e dimenticata. Così l’aspra vendetta.
Per sapere tutto di questo luogo incantevole però, occorre recarvisi. Ma è impossibile. Quest’isola è veramente meravigliosa, certo. Sì, è accogliente, rigogliosa, solare. E’incredibile. Che dire? E’ un posto magico. Avrete notato che ci abitano animali che di norma non convivono nelle medesime latitudini! Magico luogo…Infatti, non so come io, Ulisse Bonfanti, sia potuto arrivarvi. Elettra ha effettuato molte riprese, sia del viaggio nostro per arrivarci, che del posto raggiunto,ma al nostro arrivo il materiale girato era invisibile. Un nastro vuoto. E non chiedeteci di rifarlo: ormai abitiamo qui, e ci resteremo.

Ora commento per guadagnare un post
Perché un post è un testo che ha bisogno di un posto
E non disdegno che sia un posto tranquillo
Ma vicino a dove urlano perché fanno musica
Un solo post ed è tutt’a post
come direbbero i fans dei Bubulcus
Bello anche questo testo. Sereno pomeriggio.
Ci sono poche aggiunte, delle frasi qua e là. Per il resto il racconto è come era.