Era un pomeriggio di una fredda giornata di autunno. Aveva appena piovuto e potevo percepire il terreno bagnato su cui, cadute e ormai secche, vi erano delle foglie gialle, marroni, rosse e arancioni, che andavano a formare un meraviglioso tappeto variopinto. Stavo camminando in un posto a me sconosciuto; ero sola, in un bosco incantato costituito da una rete fittissima di alberi di abeti. Ero molto lontana da casa; questo era chiaro. Mentre proseguivo lungo un sentiero del tutto casuale, cominciavo a sentirmi diversa, come se non avessi mai vissuto davvero fino a quel momento. Respiravo quell’aria fresca e pulita e mi sentivo viva e libera di essere nient’altro che me stessa. In lontananza, scorsi la sagoma di una piccola casa, nascosta dalle fronde degli alberi. Non era una casa qualsiasi, bensì era una graziosa casa in legno, costruita su un grande albero. Sembrava la tipica casetta delle favole, con i tetti spioventi e una scala a chioccia che portava prima al terrazzo e poi all’ingresso. Giunta di fronte alla scala, esitai un momento. Incuriosita ma nello stesso tempo timorosa, salì la scala, raggiunsi l’ingresso e con sorpresa, mi accorsi che la porta era aperta. Entrai, chiusi la porta alle mie spalle e mi fermai a osservare l’interno della minuscola abitazione. Avevo la sensazione che tutto ciò che si trovava in quella stanza fosse stato preparato appositamente per me e mi sentivo inspiegabilmente a mio agio. Dinnanzi a me, al centro della camera, c’era un grande letto matrimoniale su cui erano sparsi dei petali di rose rosse e su cui era adagiato un unico cuscino. Ai lati del letto, vi erano due comodini su cui erano appoggiate due candele alla vaniglia. C’era solo una grande finestra, adiacente alla porta d’ingresso, ma era chiusa; l’unica luce che illuminava flebilmente la camera era quella delle due candele. Potevo scorgere appena l’ambiente circostante ma, sforzandomi, mi accorsi che per terra erano posizionati i petali di rose rosse che conducevano al grande letto. Seguì l’insolito e breve percorso e mi sedetti sul letto. Davanti ai miei occhi, c’era una piccola porticina che supposi essere il bagno. Da lì, all’improvviso, uscì una ragazza dalla bellezza esotica, con dei capelli neri, lunghi fino alle natiche e due occhi scuri a mandorla. Era totalmente nuda e mostrava di essere a suo agio e sicura di sé stessa. Mi sorrise, si avvicinò lentamente a me e mi indicò di stendermi al centro del letto. Scostando i petali con delicatezza, mi raggiunse sul letto e si mise a cavalcioni su di me. Ero immobile; eppure potevo percepire il calore del suo corpo, la dolcezza della sua pelle e la morbidezza dei suoi lunghi capelli. Senza staccare mai gli occhi dai miei, si avvicinò al mio viso, mi accarezzò i capelli teneramente e mi disse: <<Chiudi gli occhi. Qui, sei al sicuro>>. Le sue mani gentili sfiorarono la mia fronte, i miei occhi, il mio naso, la mia bocca, la mia gola, fino a posarsi sul mio cuore. Ferma in quella posizione, mi sussurrò: <<Ora, le mie mani sono dove abita il tuo dolore, ossia nel tuo cuore. Io posso guarire la tua anima e il tuo corpo. Arrenditi a me. Lascia fluire l’energia che senti dentro di te. Lascia che sia.>>
Il mattino giunse in fretta, troppo in fretta. Ero stesa nel letto e mi sentivo stordita, confusa. Quello che avevo vissuto era solo un sogno o una splendida realtà? Aprì gli occhi più che potevo e vidi la misteriosa ragazza che dormiva placida al mio fianco. Eravamo entrambe nude, avvolte dal tepore delle coperte e dalla vicinanza dei nostri corpi. Non sapevo nulla di lei; il suo nome, la sua età, da dove veniva e soprattutto perché si trovava lì con me. Lei aprì gli occhi subito dopo di me e mi sorrise dolcemente. In una frazione di secondo, ero lì, a parlarle e ad aprirle il mio cuore, nel modo più sincero possibile. Mentre mi ascoltava attenta senza distogliere lo sguardo da me, le confessai:
<<Sognavo una vita diversa. Libera da tutti i pesi che mi porto nel cuore. Libera da tutto e da tutti. Sognavo una vita diversa con una me diversa>>. Le parole mi uscirono fuori con una tale facilità che fui sorpresa e incredula di me e di tutto ciò che mi stava succedendo. Lei assunse un’espressione seria e rimase in silenzio a guardarmi per un po’. Ci penso su e mi domandò:
<<E ora? Cosa vedi? È cambiato qualcosa?>>.
Non risposi subito. La mia mente iniziò inevitabilmente a vagare. Vedevo lei, la sua figura sinuosa, il suo corpo pieno di vita e passione ma ero già da un’altra parte. Cosa mi aveva condotto fin lì? Perché c’era questa bellissima ragazza ad aspettarmi? Troppe domande e nessuna risposta. Mi ero persa, sia fisicamente che mentalmente. Volevo trovare un rifugio dove poter curare le mie ferite; e magicamente, avevo trovato una casetta sull’albero con all’interno, una donna affascinante ad attendermi. Ripensai al nostro incontro e stentai a credere che fosse tutto vero, che lei fosse vera. Lei sembrava sapere chi ero. I suoi gesti erano lenti e sicuri, come se viaggiasse in un territorio già noto. Con fare esperto, mi aveva condotto sul letto, si era adagiata su di me e posando le mani sul mio cuore, mi aveva esortato a lasciarmi andare. Tornai con la mente a quel momento, in cui avevo gettato la maschera e mi ero rivelata per ciò che ero davvero. Lasciandomi travolgere dal fuoco che sentivo divampare in me, mi sono arresa completamente a lei. Ho chiuso gli occhi e ho posato le mie mani sui suoi seni, piccoli e sodi. Mentre disegnavo con le dita i contorni dei suoi seni e dei suoi capezzoli, lei ha cominciato ad ansimare e ad ondeggiare lentamente su di me. Era proprio come un’onda, pronta a infrangersi con tutta la sua forza contro di me e, in un secondo momento, a ritirarsi serena in sé stessa. Nel pieno godimento, mi ha privato di tutti gli indumenti, ha accarezzato delicatamente i miei seni e il mio sesso; e si è insinuata dentro di me, con le dita e poi con la lingua. Ho sentito il piacere consumarsi dentro di me e ho raggiunto il culmine, in uno stato di estasi e dissoluzione di me stessa. Quando ho riaperto gli occhi, lei era stesa di fianco a me, mi guardava e sorrideva. Sembrava felice di avermi guidato in un posto dove potevo essere finalmente me stessa. Ripensai a tutto questo; e al fatto di essermi addormentata nuda tra le sue braccia e di aver dormito come una bambina felice. Ricordavo tutto ciò che era successo ma mi sentivo confusa e non avevo idea di cosa fare o dire. Intanto, lei stava ancora aspettando la mia risposta, studiandomi sempre di più. Così, le dissi:
<<Ora non mi vedo più. La vecchia me si è dissolta, grazie a te. Ogni cosa è cambiata ma ho paura. Ho paura di scoprire una me che non mi piace; ho paura di ritornare alla mia vita, alla mia prigione; ho paura che è stato solo un bel sogno e ora mi sto svegliando>>.
La sua espressione si fece più dolce, quasi materna.
<<Hai paura, dunque. Hai paura della nuova te o meglio di ciò che sei sempre stata ma che non hai mai avuto il coraggio di essere. Lo capisco. Ma non devi. Io non sono qui per caso e lo sai anche tu. Io sono qui per guidarti, per riunire tutti i pezzi del puzzle. Ma tu, devi ascoltarti e lasciarti andare>>.
Dopo un attimo di silenzio, continuò:
<<Facciamo un gioco. Ti va? Chiudi gli occhi, immaginati in un luogo che conosci solo tu. Dimmi cosa vedi, cosa fai e cosa provi. Conducimi nel tuo mondo, senza alcuna paura>>.

Tema molto attuale quello dell’accettazione di un diversa sessualità. Tu lo hai affrontato al di fuori da ogni stereotipo facendo diventare il momento di transizione tra incoscienza e consapevolezza, una bella favola, un sogno ad occhi aperti. Bel modo per accettare se stessi e bel racconto
Ti ringrazio molto 🙂 Hai colto perfettamente ciò che volevo esprimere. Grazie
Ha scoperto qualcosa che non sapeva di possedere, l’onirico o la realtà le hanno fatto aprire gli occhi.
Adesso lei sarà diversa.
Infatti, è proprio così 🙂 è una metamorfosi tra sogno e realtà
Bel racconto complimenti, un saluto!
Ti ringrazio, un saluto anche a te 🙂