Capitato per caso in un quartiere desolatissimo. L’albergo che avevo prenotato in centro si è rivelato peggio del previsto, in una zona affollatissima, puzzolente, e sporca al di là di ogni aspettativa. Mi sono sentito stanco di questi ambienti, stanco di stanze vecchie, stanco di bagni neri con sempre il coperchio del vaso rotto, stanco dello sporco sui muri, stanco di dovere stare attento a dove poggiare le mani, stanco della polvere di queste strade, lastricate di bottiglie di plastica calpestate da mille e mille piedi ancora più sporchi, lasciate lì con l’indifferenza di chi non se ne cura e neanche se ne accorge, lasciate lì perché non se non lì dove, lasciate lì perché non ci sono cestini, bidoni, che se anche ci fossero non resisterebbero una notte, non ci sarebbero più la mattina dopo; stanco degli odori fetidi dei canali di scolo, di acqua nera e viscosa come petrolio, stagnante, colma delle stesse bottiglie di plastica calpestate, galleggianti, di tappi di plastica, pezzi di buste di plastica, di brandelli di pneumatici, carte imputridite nere più dell’acqua; liquame, liquame fetido, avanzi di cibo che uccelli e galline e capre e mucche provvedono a ripulire, avanzi che molti ritroveranno nelle uova, nella carne che masticheranno, per quanto sanata dal fuoco; stanco dei mille negozi addossati l’uno all’altro in tre metri quadrati ciascuno, del loro odore costante, persistente nelle narici, di polvere impastata ad acqua, di legno umido seccato al sole, di spezie e di saponi che sanno di grasso, di unto, di melma; stanco dei bambini che tendono una mano girando un palmo all’insù e tendono l’altra, degli uomini che chiedono un’aranciata, accovacciati assieme su pietre o quel che c’è, qualche spicciolo, che tanto ne ho di sicuro per ognuno, di donne sedute a farsi intrecciare i capelli, a farsi pulire le unghie dei piedi, che non manca mai quella che appena passato ti invita a passarci del tempo, per farti ridere dietro dalle altre, complici, per un attimo tornate bambine a mascherare il pudore dietro lo scherno; stanco di calpestare sterco sotto la sabbia, oramai secco, oramai disfatto sotto le scarpe di chi ce l’ha, sennò le piante dei piedi, stanco del suo odore di stalla che impregna l’aria, i vestiti, la pelle che lo trasuda dal cibo esposto e mangiato, è un odore masticato; stanco delle porte pesanti di ferro che non si chiudono e non si aprono, delle grate di ferro alle finestre, un carcere immeritato che ti fa colpevole per coloro da cui quelle grate dovrebbero preservarti, stanco delle maniglie di ferro che non si incastrano nei battenti, delle lamiere di ferro dei tetti che amplificano fino a fare male ogni singola goccia di pioggia, una, due, tante, tantissime, sempre di più fino allo scroscio assordante che ingoia ogni altro rumore, i suoni delle parole, i miagolii striduli dei gatti in calore, cani che ringhiano rabbiosi, i rumori della strada, uomini e donne e macchine e camion pesanti come un branco di cinghiali che pestano la terra con la pesantezza della loro stazza; stanco dell’ozio perché fa caldo, stanco dell’ozio perché è nell’indole, perché qui è così, stanco dell’ozio perché non c’è lavoro quando di lavoro ce ne sarebbe per tutti anche solo a ripulire le strade, le case, i muri, i vestiti che uno indossa ogni giorno, i letti dove dormono i propri figli, le scuole dove i propri figli dovrebbero stare, ma il lavoro è lavoro solo se è pagato e se non è pagato non sei tenuto a farlo, non devi farlo, che se lo fai senza essere pagato, se sei disposto a farlo, non te lo pagheranno a maggior ragione; stanco che se il lavoro manca, quello pagato, sia sempre colpa del governo, dei politici, dei funzionari pubblici corrotti, della polizia corrotta che collude coi colpevoli corruttori, stanco che sia sempre colpa di qualcun altro; stanco dei bambini per strada perché la scuola è gratuita sì ma chiede l’uniforme e l’uniforme è da comprare, chiede libri e quaderni e penne e tutto il resto che è tutto da comprare, e prima bisogna comprare il cibo, che i soldi mancano già per quello, e pure dove il cibo non manca i soldi mancano per comprare uniformi e libri e quaderni e tutto il resto che ai bambini spetta, perché le loro menti e il loro spirito non restino tali anche da adulti; sono stanco degli uomini che mi chiedono di assistere un bambino che mi chiede da mangiare, stanco di vedere che non lo assistono loro, là dove forse manca il denaro ma il cibo abbonda, assuefatti alla sua fame come a quell’odore di urina e sudore che lui si porta addosso, assuefatti da non accorgersene più; la fame è narcotica, appena non la senti più non senti più il bisogno di soddisfarla che gli altri ancora hanno, la pancia piena come la salute, la tua salute, quella degli altri che non ce l’hanno è questione loro, la salute, come la fame, è una questione privata, ognuno per proprio conto.
Sono uomini e donne e bambini, tanti, sono troppi, per poterli vedere ancora, per potersene ancora accorgere, per notare la differenza tra l’uno e l’altra, perché proprio differenza non ce n’è, sono tutti uguali, vestiti integri o pantaloni laceri, sono tutti gli stessi volti, gli stessi uomini e donne e bambini, e animali, che stanno vivi per sopravvivere.
Sono stanco, cerco rifugio in una stanza d’albergo che se anche non somiglia alla mia almeno non somigli alle loro, e mi dico che finirà, finirà per me perché so che da questo limbo, e più che un limbo è un inferno se poco poco hai visto qualcosa di meglio, ma è casa se ci hai sempre vissuto e di meglio non ne hai mai visto, da questo posto io posso uscirne, posso andarmene quando voglio. Loro no. E in questa stanza di albergo che non somiglia alla mia più di quanto non somigli alle loro, finisco per sentirmi stanco di sentirmi stanco, sarà che ho chiuso porte e finestre per non sentire più quei rumori di fuori, sarà che una doccia fresca avrà portato via almeno il sudore polveroso della giornata, sarà che ho mangiato pane e pomodoro che anche senza sale sa più di casa che di qui, sarà che la stanchezza della giornata via via è scivolata via su queste righe, sarà, ma a rileggerle quasi quasi mi vergogno, e ancora più fanno rabbia, mi ritorna in mente chi di loro avendo la possibilità, anche solo per una notte, di avere una stanza d’albergo pulita, con un bagno pulito, con un letto pulito che non sapesse di sabbia fine da ingoiare tra le lenzuola, anche solo per una notte la reclamasse come se non avesse conosciuto altro che quella pulizia e quell’odore di bucato fresco.

Grazie per le immagini che riproducono le emozioni!
Davvero intrigante , ti prende sin dall inizio