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Bergen, Norvegia sud-occidentale anno 1361; sotto il reame di Haakon VI Magnusson il Giovane.

Il vento gelido tagliava la Taiga come la lama di un rasoio, piegando i giovani rami delle betulle al suo passaggio. Ai piedi dei pini imponenti, i fiori violacei del brugo vibravano come corde di un violino pizzicate con maestria. Il cielo si stava scurendo, montando da nord grossi cumuli di nubi grigie come la pietra che si preparavano a coprire il sole ormai debole che stava tramontando a ovest evidenziando la parte inferiore di quei cirri con veloci pennellate di cremisi e arancio.  Un grande maschio di cervo annusava l’aria, dilatando le narici a dismisura; l’odore che gli arrivava era qualcosa che non aveva mai sentito ma che, al tempo stesso, lo terrorizzava. Poi bramì con forza condensando il suo richiamo in una bruma caliginosa che uscì dal muso e dalle narici. Dopo qualche istante altri cervi lo raggiunsero lasciando i loro freddi pascoli e insieme fuggirono nel fondo della foresta, dalla parte opposta a quella da cui proveniva l’odore sconosciuto. In effetti qualcosa si mosse, attendendo, il branco non era il suo obbiettivo.

L’ultima fase di quella giornata di febbraio si era avviata verso la sua conclusione, sostituita da una sera decorata da un’insolita luna piena, che stagliava tutto intorno le ombre degli alberi della Taiga contro la candida neve appena caduta. Il sole paciosamente scomparve dietro la sagoma scura delle montagne lasciando un panorama dominato dal pallore grigiastro della luce lunare.

Sul limitare della selva, proprio nel punto in cui i campi addormentati sotto la pesante coltre di neve, sfumavano i loro contorni all’interno di un affollato sottobosco composto di cespugli di sorbo, licopodio ed erica, si ergeva una possente figura. Stava fissando attentamente la vicina foresta che, in quel punto particolarmente aggrovigliato da grandi abeti siberiani e le betulle dalla corteccia argentata, si frapponeva al suo sguardo come un impenetrabile sipario.

Eppure il ragazzo, vestito di un ampio saio di lana grezza gialla, il cappuccio celato pesantemente sul capo, era assorto con una tale concentrazione che pareva estraniarlo dal mondo che lo circondava.

Poi suo respiro si fece sempre più profondo e affannoso, i pugni si strinsero con forza e le labbra si piegarono in un sorriso di compiacimento mentre ogni muscolo del suo corpo si tese per l’eccitazione, quindi porse in avanti l’orecchio destro.

Sembrava stesse ascoltando una voce in lontananza, un eco di qualche cosa che solo lui poteva udire in quell’intricato groviglio di rami spogli e di sempreverdi assonnati.

Sentiva una forza mistica che lo chiamava dall’interno della foresta; la presenza di una possibile vittima permeava ogni singola cellula del suo corpo, fiutava l’odore aspro della paura e udiva il rumore dei loro passi spezzare rametti secchi al passaggio di un corpo pesante, forse più di uno.

Era la prima volta per lui che provava questa sensazione; la sua trasformazione era recente quindi i suoi sensi non avrebbero dovuto essere ancora pronti, in grado di fiutare a così grande distanza l’acre odore di un nemico, di udirne il bisbigliare timido e percepire l’umore liquido e caldo scorrere nelle sue vene.

Lui invece l’aveva avvertito.

Di colpo s’irrigidì, come se il frutto della sua ricerca si fosse finalmente manifestato; ora sapeva dov’era quello che stava cercando!

Con un gesto convulso lasciò cadere il pastrano che lo copriva e si trovò completamente nudo, nonostante il freddo intenso, mostrando un corpo martoriato da mille tagli e da vistosi angiomi di colore rosso cupo.

Il fisico asciutto era contornato dal tiepido alone di luce che la luna donava, evidenziando ogni muscolo, ogni vena e molte zone opache dove grosse zolle di pelo nero e ispido risaltavano dall’incarnato chiaro della pelle.

Senza badare al gelo il ragazzo cominciò a correre attraverso la boscaglia, i piedi nudi calpestavano mozziconi appuntiti di rami secchi e spezzati, scorticandosi fino a perdere sangue che gocciolava sul freddo e bianco manto, ma lui pareva non accorgersene. Correva con quanto fiato aveva in corpo, cantando una nenia in una lingua ormai perduta nei meandri del tempo. Improvvisamente qualcosa cambiò. La sua pelle si fece più spessa, tanto di risultare immune alle schegge legnose che prima gli procuravano ferite aperte, il corpo parve ingrossarsi, aumentando a dismisura la massa muscolare e ricoprendosi completamente di quel ispido pelo nero.

La stessa struttura scheletrica mutò altrettanto velocemente, come un in prodigio; le gambe s’ispessirono e i suoi piedi si armarono di affilate grinfie che lasciavano impronte sempre più profonde e terribili nella neve che calpestava, e che, a ogni suo passo graffiavano la robusta e secca corteccia delle piante con le quali si scontravano.

Il torace si espanse mostrando le costole sporgenti e le braccia si guarnirono di possenti bicipiti; le mani allo stesso modo dei piedi, si armarono di robusti artigli.

Adesso la sua trasformazione era definitiva, quello che stava correndo nella Taiga norvegese era la sagoma di un demone; un uomo che può trasformarsi in qualcosa di simile al lupo: un ulfhadner.

A mano a mano che la distanza diminuiva e sentiva il nemico avvicinarsi, il suo respiro aumentava di frequenza e di forza, come se l’eccitazione della prossima battaglia ne risvegliasse ogni singola parte del corpo.

Poi anche il suo volto mutò e la canzone cantata in quella lingua misteriosa divenne un lugubre latrato.

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Alcano
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Cinquantasette anni e un sacco di e-book all'attivo, scrivo solo per passione e per appassionare, per dimostrare che si è sempre giovani per scrivere.

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5 Comments

    1. Alcano
      Alcano

      Assolutamente! Qualche annetto fa avevo cominciato a scrivere un romanzo fantasy su questo soggetto, avevo fatto molte ricerche ed ero anche a buon punto finché, stremato per la complessità del lavoro codardamente ho abbandonato. Mi sono rimasti pezzi e bocconi plausibili storicamente e tradizionalmente. Nel frattempo ho scritto un romanzo breve satirico su di un camionista di nome Bartolo.

    1. Alcano
      Alcano

      Lo ammetto, nel trascrivere alcune migliorie mi sono reso conto di aver commesso diversi errori ma, non sapendo come rimediare a ciò ( e spero che nell’upgrade in corso d’opera ciò diventi possibile) ho sperato nella vostra comprensione. Mi scuso.