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Eravamo davanti al fuoco a scaldarci e la luna si mostrava nella sua pienezza in un cielo colmo di stelle.

Mentre il nostro piccolo cerchio si stringeva intorno alle fiamme ed i marshmallow infilzati sui nostri legnetti arrostivano lentamente, ci dilettavamo a raccontarci storie piuttosto inquietanti.

Le tende, a pochi metri da noi, si presentavano semi aperte e pronte ad accogliere il nostro corpo stanco e assonnato una volta finiti i macabri aneddoti.

Un leggero venticello ci raggiunse dai boschi, facendo vibrare le fiamme del rogo che, quella sera, ci faceva compagnia.

Io, Bill e Murray eravamo seduti sullo stesso tronco, mentre di fronte a noi c’erano Chip, Connie e Annah.

Jimmy sedeva da solo su un ceppo alla mia sinistra, guardando le fiamme come ipnotizzato dal loro continuo scoppiettare.

“E così il lupo gigante si imbatté nella sua preda… convinto che fosse innocua e pronta ad essere divorata… ma in realtà le cose stavano ben diversamente”.

Io abbassai lo sguardo per riversarlo sui legnetti bruciacchiati che avevano dato vita al fuoco.

Conoscevo questa storia a menadito, Chip la raccontava tutti gli anni e solo Annah, che era nuova alla nostra compagnia, non la conosceva.

Una volta che Chip ebbe finito toccò a Murray: “anch’io ho una storia da raccontare” disse con fare tutto pomposo.

“Parla di una macchina che uccide chiunque poggi il fondoschiena sui suoi sedili, portandolo a morte certa… le cause del decesso, apparentemente accidentali, nascondono una terribile verità… si tratta della…”

“Della macchina maledetta!” dicemmo quasi tutti in coro.

“Andiamo Murray” lo rimbeccai io “questa storia l’hai raccontata al campeggio di due anni fa. Dobbiamo affrontare la realtà, cari miei, che stiamo crescendo e queste storie non ci fanno più orrore come un tempo. Per di più siamo a corto di immaginazione, quindi è inutile stare a farneticare ancora!”.

“E che cosa intendi fare allora? Stare qui a guardarci negli occhi mentre il fuoco si spegne” mi chiese Murray risentito.

“Ragazzi, ragazzi!” intervenne Bill.

“Non c’è bisogno di litigare… avete mai sentito la storia del capitano fantasma che si aggira tutt’ora nel relitto della nave affondata”.

“Si!” dicemmo in coro.

Confesso di aver provato un po’ di pena per Bill, che in fondo cercava solo di riappacificare gli animi, ma il fatto di non esser più impressionabile come una volta mi deludeva: era bello avere paura, provare sgomento per fatti giudicati inquietanti e riflettere su questi una volta sotto le coperte, al buio nella tua stanza.

“Connie, Annah, conoscete qualche storia?” le esortò Bill.

Le due si scambiarono un’occhiata confusa, per poi comunicare alla compagnia che no, non conoscevano niente di terrificante da raccontare.

Sconsolato abbassai lo sguardo, pensando a quanto noiosa si stesse rivelando la serata.

“Io conosco una storia”.

Tutti guardammo in direzione della voce.

Jimmy, con tono gelido e sguardo sempre rivolto alle fiamme, continuò a parlare.

“Beh… non è proprio una storiella che racconti per metterti paura… diciamo che questa è vera”.

L’attenzione di noi tutti accrebbe a quelle parole.

Che genere di storia fosse era l’interrogativo che mi balzò in mente e, a giudicare dagli sguardi dei restanti, non credevo di essere il solo.

“Questa storia” proseguì Jimmy con lo stesso tono piatto “me l’ha raccontata mio zio Eddy qualche mese fa, quindi nessuno di voi può averla sentita prima”.

Ok, ora la cosa si faceva interessante!.

Tutti noi ci sporgemmo verso Jimmy, che, accarezzandosi il petto, cominciò il racconto.

“Mio zio Eddy ha fatto, come noi, il campeggio. Questa storia risale all’ultimo anno in cui lo fece, ovvero circa venticinque anni fa.

Lui si stava preparando ad andare a dormire e ormai tutti erano entrati nelle loro tende, quindi era solo.

Stava entrando nella sua tenda, quando un rumore improvviso di qualcosa che si muoveva fra i cespugli attirò la sua attenzione, così fece dietrofront ed andò a controllare.

Vide, poco prima di raggiungere la fonte del rumore, qualcosa di strano balzare fuori da quel cespuglio e sfrecciare a tutta velocità lontano da lì.

Ora, mio zio Eddy non ci vede molto bene, quindi non stette a fare ipotesi su cosa potesse o non potesse essere, ma si affidò invece al suo ottimo udito per ascoltare i rumori che quello strano essere emetteva spostandosi.

Così si mise, cercando di mascherare il più possibile i suoi movimenti nel bosco ( perché non voleva che quel qualsiasi cosa fosse sapesse che c’era qualcuno nelle sue tracce ), al suo inseguimento.

Per un po’ credette di averlo perso mentre lo cercava, ma poi sentì il rumore di un legnetto spezzato ed uno scalpitare nervoso verso una zona indistinta della boscaglia, così, sempre molto cautamente, continuò il suo inseguimento.

Procedette sempre nella direzione del rumore finché non si imbatté in un sentiero, in mezzo al bosco, che non aveva mai visto prima.

Al colmo della curiosità si decise a seguire il sentiero fino alla fine, mettendo da parte per il momento i propositi di inseguire il proprietario di quegli strani rumori.

Ci volle circa un’ora, ma alla fine arrivò al termine della stradina sterrata per trovarsi dinanzi ad una boscaglia ancora più fitta.

Demotivato, si decise a tornare indietro, ritenendo l’impresa troppo pericolosa, ma un brusio di voci destò il suo interesse.

Sentì che le voci provenivano da una zona situata oltre il bosco che aveva dinanzi, così si fece coraggio e, all’apice della curiosità, lo attraversò in tutta fretta, non prestando attenzione al chiasso che causava muovendosi così rapidamente.

Oltrepassata la boscaglia, che in realtà era molto breve, si ritrovò immerso in un mare di cespugli.

Delle voci, a pochi metri da lui, bisbigliavano cose del tipo:

‘cos’hai visto?’

‘No, non può essere vero’

‘Ve lo giuro!’ disse infine una voce molto delicata, ma dal tono deciso.

Determinato a scoprire il motivo di tanto stupore, mio zio Eddy fece capolino da tutti quei cespugli e quello che videro i suoi occhi lo cambiarono per sempre”.

A questo punto Jimmy si interruppe, distogliendo gli occhi dai legnetti carbonizzati, che erano tutto quel che rimaneva del fuoco ormai estintosi, per guardarci: il suo viso era cereo del terrore, ed i suoi occhi si erano dilatati quel tanto che bastava per potersi specchiare nelle sue pupille.

“Bambini” disse, a voce tanto bassa da essere quasi inudibile.

“Bambini” ripeté Connie, terrorizzata.

Io incrocia tutte e quattro le braccia, terrorizzato da quanto Jimmy ci aveva appena detto.

“Pensavo fossero solo una leggenda” disse Murray, aggrottandosi una delle due teste che aveva.

“Ma c’è di più” ammise Jimmy, portandosi la mano alla bocca e scoprendo tutti e centotrentadue i denti aguzzi, che alle luce della luna scintillarono come forchette d’argento.

“Quello che sentì mio zio, lo sconvolse..”.

“Cosa sentì?” dissi spalancando tutti e tre gli occhi.

“Sentì che uno di loro disse: ‘non immaginerete mai cosa ho visto… un mostro, alto più di due metri con i tentacoli al posto delle braccia e tre gambe… era spaventosissimo’ e gli altri gli dicevano cose del tipo ‘ma dai, che cosa dici, ti sarai solo perso nel bosco e avrai visto uno strano animale’ e il bambino ribatteva ‘ma no, vi dico che hanno un accampamento ad un po’ di chilometri da qui, c’erano delle tende ed un falò… esistono veramente!'”.

“Pff!” sbottò Annah, sorpresa “loro ci trovano spaventosi, da che pulpito viene la predica!”.

“Già!” intervenne Connie ” fa molto più paura un bambino di un metro scarso con una testa, due braccia e due gambe… come fanno loro ad avere paura di noi!”.

“Non lo so” disse infine Jimmy.

“Ma esistono e sono fra noi, chissà… magari alcuni di loro hanno un’accampamento poco lontano dal nostro”.

Al solo pensiero rabbrividimmo.

“E magari ci sono anche i… come si chiamano… gli adulti con loro”.

Tutti lanciammo un gridolino di terrore al solo sentir nominare quella parola.

“E pensare che da piccolo ho sempre creduto che gli esseri umani si nascondessero negli armadi o sotto il mio letto” disse una delle bocche di Chip.

“Invece vivono sotto il nostro stesso cielo” disse Jimmy, chiudendo gli occhi e poi riaprendoli lentamente “e ci temono esattamente come noi temiamo loro”.

 

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Simomc97
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Scrivo per diletto storie di vario tipo. Sono uno scrittore in erba e cerco di migliorare ogni giorno tramite nuove letture e consigli di coloro che leggono i miei scritti

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10 Comments

      1. FilippoArmaioli
        FilippoArmaioli

        👻👹👾Simpatico, un po’horror e un po’commedia. Bello il mio commento “L’orrore💀 è il tormento per la mancanza del bello…”(firmato GanzoPisa,ossia sempre io!) ma non chiedetemi che significa, non ne ho idea! Non ricordavo di aver giá letto questo racconto nel 2019…

  1. Simomc97
    Simomc97

    Grazie mille per il tuo commento ed i complimenti!.
    Come ho scritto nella mia descrizione sono ancora alle prime armi ed il cammino è ancora lungo per quanto riguarda la scrittura creativa, ma sto cercando di migliorare pian piano!

  2. Alcano
    Alcano

    Bello, anche se non originale, l’escamotage della situazione invertita.
    Mi ha comunque sorpreso, anche perché la prima parte della narrazione è talmente precisa che riesci ad immedesimare il lettore in una classica situazione da film horror.
    Lo stile è preciso, mi piace.