Vivere in provincia ha un certo fascino, purtroppo lo realizzi soltanto quando la abbandoni e scegli Il caos cittadino, dove tutto scorre così velocemente, dove l’ambiente che hai intorno è costantemente in evoluzione: lavori in corso, ristrutturazioni, impalcature, operai….
Un via vai continuo di persone e mezzi, clacson, luci colorate che sfrecciano davanti ai tuoi occhi, giorno dopo giorno; fino a quando tutto quello che vedi muoversi raggiunge la stessa velocità, diventa un immagine immobile e allora la tua attenzione si sposta su tutt’altro: affitti stratosferci, bollette, lavoro, la palestra, il weekend…
Così ti costruisci la tua routine, e nonostante le mille opportunità che la metropoli offre tendi a frequentare gli stessi posti, a fare la solita strada per tornare a casa, ti fermi sempre al market dove il gestore sembra l’indiano Abu dei Simpson
I mille volti in metropolitana sono le comparse del cortometraggio della mia vita, corpi vuoti, senza passato e senza futuro, una combinazione casuale di individui con i quali condividi soltanto l’aria che respiri.
Sguardi annoiati si incrociano nelle file al supermercato.
Osservo a volte le spese di chi ho davanti, mi appaiono loro dispense, i loro frigoriferi, vesto le loro pantofole, immagino i loro pasti.
Muratori extracomunitari con le loro scarpe sporche di calcina, mettono in fila una dozzina di birre in lattina in offerta, salsicce, qualche verdura, riso e carta igenica…
Vecchiette dai capelli cotonati, con le loro infinite creme per mani e il cibo per gatti.
Bambini che si presentano dal genitore con il nuovo tipo di merendine che hanno visto in televisione.
Tutto è comunque fermo, anche se il nastro trasportatore con la spesa scorre e “Abu” mi sorride mentre mi dà il resto.
Dietro di lui sulla porte automatiche noto il riflesso una mano prendere una bottiglia da uno scaffale e infilarla dentro giaccone verde.
Rimango indifferente.
Non provo rabbia, non provo paura, non provo tristezza; non mi sento vuoto, stanco, oppure solo.
Non capisco quest’apatia, non capisco molte cose, mi faccio molte domande a cui non so dare risposta mentre cammino per la strada di casa, le insegne led multicolore dei negozi,una continua tempesta: di luci, ombre, suoni e rumori e perforanti odori che mi inseguono fino a quando salgo le scale fino al mio appartamento. Mentre faccio la doccia… fino a quando non spengo la luce sul comodino ed espiro profondamente prima di addormentarmi di un sonno pesante senza sogni; per poi svegliarmi alle 6 e 45, andare in bagno guardarmi mentre mi lavo i denti o faccio la barba, prendere confidenza con il mio volto, che non è mai uguale al giorno prima eppure il cambiamento è quasi impercepibile, vestirmi ed uscire per dirigermi veloce verso la metro, passare dall’edicolante rallentare giusto quel poco per leggere i titoli in copertina, succede sempre qualcosa di grave ovunque ma si ha sempre la solita sensazione che non sia successo niente, forse perché le guerre sono lontane, così come le manovre economiche e politiche sembrano non toccarci, mentre il Tottenham vince ancora.
In stazione, in quei momenti i pensieri viaggiano ad alta velocità, prendono gallerie inesplorate della mente;
In quelle situazioni ormai dove viene inserito il pilota automatico, dove viaggio per andare a lavoro o per tornare a casa è infinito dove cerco di stimolare al massimo la mente, non voglio diventare uno zombie ambulante e stare su quei maledetti social o parlare ore ed ore al telefono come se già non lo dovessi fare per lavoro.
Ci saranno almeno una quarantina di stronzi in questo vagone, sono montato alle 7:19 a.m al tubo di West Ham e dovranno passare almeno 4 fermate prima di incrociare uno sguardo intrigante, l’unico piacere di un arco di tempo.
Uno sguardo lontano, timido quasi disinteressato.
Color turchese: pungente come un pugnale di ghiaccio oppure accogliente come il mare dei Caraibi.
Averla molto vicino fa si che possa notare ogni singolo movimento del suo viso e del suo corpo, provare a leggere fra le righe. Inebriarmi del suo profumo. Perdermi tra le curve delle labbra piccole ma carnose ed avvolgermi nei suoi capelli mossi color tabacco racchiusi in un alta e instabile crocchia.
La sua mano lunga e affilata scorreva veloce su un bloc-notes, il carboncino che stringe con la sinistra le sporca l’interno delle sue dita, con la solita mano riporta qualche ciocca di capelli dietro l’orecchio sporcandone di conseguenza la punta.
Non so come si chiama, non so da dove venga e di cosa si occupi davvero, la vedo disegnare in metro e mi sembra assurdo in mezzo a tutto questo appiccicume, di razze, culture storie diverse come sardine provenienti dai sette mari rinchiuse nella solita scatoletta di latta.
Cerco di non guardarla troppo a lungo, cerco di sfruttare il riflesso delle immagini sui vetri.
Quando non riesco a scorgerla tra la gente, di nuovo il nulla.
Quando succede che si siede lontano, dall’altra parte del vagone mi trasmette comunque una strana sicurezza.
I giorni scivolano veloci, come il nome delle tratte sui tabelloni analogici di vecchie stazioni.
Le uscite nel tempo libero, con qualche vecchia conoscenza finiscono in fretta rimane solo il ricordo come il ghiaccio sciolto dei cocktail nel bicchiere, qualche foto giusto per sembrare felici a quei pochi amici di facebook rimasti in provincia.
A lavoro nessuna promozione, nessun licenziamento, neanche un centesimo in meno sul conto quando una volta al mese arriva la mail del effettuato versamento.
Non riesco ascoltare dischi nuovi di nessun gruppo, anche perché di artisti vivi non so quanti ne sia rimasti vivi.
La ragazza della metro lei tutte le volte disegna qualcosa di diverso, disegni che sarei curioso di osservare.
Mi piaceva arte come materia al liceo anche se poi di artistico avevo qualche occhio nero a causa di qualche azzuffata con i classici bulletti di paese…
Manca ancora qualche fermata, mi chiedo se ci sarà oggi, sono anche vicino a uno dei due ingressi, chissà dove monterà.
La metro sembra ancora più affollata del solito, forse c’è qualche evento particolare questa sera o questi giorni, come se già non ce ne fossero abbastanza.
40milioni di opportunità al secondo e scegliere di starsene in disparte, scappato dalla realtà bolla di sapone nella quale sono nato in cerca della libertà basandomi sulle pubblicità di riviste.
Abboccando come un pesce in un allevamento di pesca sportiva
Annullandomi come una disequazione di secondo grado.
La disegnatrice misteriosa è montata, sento il suo profumo è così assuefacente, come avrà fatto non l’ho vista montare;
Si trova dietro di me, è in piedi la sua cartella sulle spalle
le cuffie sulle orecchie coperte dai capelli sotto un cappuccio di una felpa, celeste slavato.
E in piedi proprio dietro la mia schiena riesco a percepirla e apparire e scomparire tra i veloci e frammentati riflessi sui vetri della metro mentre viaggia veloce nel buio della galleria-tubo.
Queste vibrazioni che sento arrivarmi da dentro, mi angosciano mi riportano indietro col tempo, mi fanno sentire incapace di gestirle proprio come la prima volta, proprio come quella volta…[continua]
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[ #Gold ] ignotochi ha donato 2 oro per questo post.
cari owntalers, sono le 3e31 e come al solito ho vomitato una storia su questa piattaforma, scusate per i miei errori e la confusione mentale è che anche rileggendole spesso nono me ne accorgo dei discorsi che non tornano ripetizioni errori grammaticali e temporali… ma ormai mi conoscente un pochino, bhè ho in mente questa storia so anche cosa fare accadere per dargli una svolta ma cercavo un po di aiuto, o meglio sono bloccato sull’ulteriore sviluppo dei personaggi, vorrei diventassero un po più a tuttotondo che due semplici immagini bidimensionali, ma so anche chè è un lavoro che implica tempo e voglia e io sono pigro e affaccendato…
Sappiate che deve essere una storia d’amore ma senza un vero e proprio sviluppo perchè nella mia testa succede un avvenimento che non permetterà mai ai due di viversi se non in quei sguardi di quel momento di metro… voglio il vostro aiuto ditemi che ne pensate…
Una volta un professore di italiano mi disse, rileggi tutto al contrario, parti dal fondo e leggi tutte le parole a ritroso, così svincoli il senso e visualizzi solo la parola, corretta o sbagliata. Poi, per il senso dei discorsi bisogna rileggere le cose dopo un po’, un giorno, una settimana… e funziona! Comunque bravo, sviluppala!