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Chi sono? Da dove vengo? Qual è il mio scopo? Dov’è il mio posto?

Per tutti noi arriva quel momento della vita in cui ci poniamo queste domande. Alcuni di noi continuano per anni a cercarne una risposta e fanno di questa lo scopo della loro esistenza. Altri preferiscono accantonare tali domande in un remoto cassetto della mente, preferendo vivere una vita diversa ed evitando ciò che non riescono a spiegarsi.

Come facciamo a dare le giuste risposte alle giuste domande? Dobbiamo rivolgerci alla fede? Alla scienza? All’esperienza delle genti? Al nostro intuito? Una delle cose meravigliose del mondo è che ognuno di noi è diverso e ognuno di noi trova un faro dal quale farsi illuminare il cammino. Questo faro può cambiare nel corso della vita, può moltiplicarsi, può disintegrarsi per poi essere nuovamente ricostruito, può apparire sbiadito ma è sempre lì. Nessuno di noi è mai totalmente solo, c’è sempre qualcuno o qualcosa che ci fa compagnia. Nei momenti più bui così come in quelli più luminosi. Una persona, la fede in qualcosa, un sentimento. Sono tutti mattoni di quel faro che ci permette di vivere questa vita meravigliosa e come tale spesso difficile e ambigua. Perché accadono cose cattive a persone buone? Perché persone buone compiono atti cattivi? Come si stabiliscono i labili confini di ciò che è “buono” e di ciò che è “cattivo”? Chi ha il potere di farlo? In base a cosa? Penso che una vita piena sia una vita che ha cercato di mettere in pratica le risposte alle giuste domande.

Questo tipo di domande affiora alle nostre menti nei momenti più imprevedibili. Al mare, la sera sotto le coperte, in montagna, da soli o in compagnia. La ricerca di risposte che sappiamo poter non arrivare mai può essere estenuante, ma in cosa consiste la nostra vita se non in una grande e misteriosa domanda? Che senso avrebbe scoprire tutte le verità senza sforzo, all’inizio di tutto. Cosa faremmo per il restante tempo che ci resta?

 

Nella mente di Leo erano appena sorte le prime grandi domande. Chi sono io? Qual è il mio posto nel mondo? Quando un ragazzo termina le scuole superiori la bolla in cui era stato rinchiuso per anni scoppia improvvisamente e lui si ritrova catapultato nel mondo reale, un mondo bello e intrigante ma anche un mondo in cui bisogna guadagnarsi ciò che si ha a meno che non si appartiene a quella cerchia dei pochi privilegiati che hanno la fortuna, o la sfortuna potrebbero dire alcuni, di rimanere per molto tempo ancora nella “bolla” costruita per loro quando erano ancora bambini. Leo non proveniva da una famiglia povera ma non proveniva neanche da una famiglia ricca. Aveva vissuto un’infanzia e un’adolescenza serene. Aveva avuto pochi amici ma buoni ed una vita normale e serena in un paesino in riva al mare.

Leo era un ragazzo curioso, gli piaceva sedersi a guardare il mare. Lo rendeva felice.

Diceva che il mare era il più vecchio cantastorie che ci fosse e ciò lo affascinava in maniera incommensurabile.

 

La vita di Leo, come quella di molte altre persone, cambiò repentinamente in una normale e ordinaria giornata di febbraio. Leo frequentava l’ultimo anno di liceo, quel giorno stava tornando a casa dopo una mattinata di orientamento universitario. Entrò in camera da letto gettando i mille opuscoli sulla scrivania, non aveva alcuna idea di quello che avrebbe fatto una volta finita la scuola. Aveva tante domande e poche certezze. Si era appena gettato sul letto quando sua madre lo aveva chiamato per il pranzo.

Non era abitudine della famiglia di Leo tenere la televisione accesa durante i pasti ma non si sa come, quel giorno Canale 5 era rimasto acceso. Leo era impegnato a magiare e a controllare il profilo Instagram di Martina , la ragazza che da tempo ormai lo aveva stregato, e per questo non stava prestando attenzione a ciò che diceva il telegiornale. Saltuariamente, quasi in maniera automatica, alzava la testa per guardare distrattamente le immagini trasmesse dalla televisione. Si rese conto di quello che accadeva soltanto guardando il viso sgomento di sua madre. La malattia che aveva seminato terrore in Cina sino a pochi giorni prima, si stava espandendo il maniera preoccupante anche in Europa. A quel tempo nessuno aveva ancora capito nulla, sembrava l’esordio di un film utopistico, come se all’improvviso la realtà fosse stata sostituita da un’enorme, terribile finzione. Leo spense il telefono e iniziò a parlare con sua madre della situazione. Questo strano virus sarebbe arrivato anche in Italia? Era così terribile come i telegiornali raccontavano?

Ed ecco che nuove domande iniziarono a sostituire quelle che sino alla mattina occupavano i suoi pensieri. Leo decise di non pensarci troppo e finito di pranzare si diresse in camera sua, pensando a cosa fare quella sera, era sabato dopotutto. Si era appena assopito quando il rumore di un nuovo messaggio sul suo telefono lo svegliò. Gli era appena arrivata un’email dal liceo; per due settimane la scuola sarebbe rimasta chiusa. Il preside si era giustificato con un generico e labile “ per questioni di ordine generale” . Leo era felicissimo, chiamò immediatamente Marco, suo compagno di vita da sempre. I due amici si diedero appuntamento al bar del quartiere per decidere cosa fare. L’entusiasmo giovanile; basta poco per dargli vita e difficilmente si spegne.

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1 Comments

  1. Alcano
    Alcano

    Ampio preambolo per arrivare al Covid, a come questo cambierà (ha cambiato) per sempre le nostre vite. Appoggio e sottoscrivo il punto il cui definisci la pandemia come la sensazione di un racconto distopico e questo dimostra solo che le granitiche certezze che avevamo finora di essere al sicuro in un mondo globalizzato e pieno di gente in movimento, erano solo bugie e fandonie! Terribile prezzo da essere pagato per questa consapevolezza! A parte la divagazione devi dire che il tuo racconto ha alcune imprecisioni grammaticali e, a pelle, è talmente concentrato nei periodi da scorrere senza essere davvero letto. Quando si scrive si deve dare il tempo al lettore di metabolizzare, anche se il racconto è breve si deve dare respiro. A me è sembrato che questo mancasse.