Di nuovo qui, ancora una volta, l’ennesima.
Però in fondo oggi un po’ di ospedale ci stava bene, avevo bisogno di ricordare.
Questo luogo è’ il tempio delle umane disgrazie. La livella dei vivi, dove è possibile incontrare persone “povere” con un braccio ingessato e “ricche” col cancro all’ultimo stadio.
Eccomi pronta per l’impresa, Luisa la salvatrice di tutti tranne che di se stessa. Mio padre e’ appena uscito dalla sala operatoria. Il suo occhio sinistro è coperto dalla solita conchiglia. Deve rientrare però perché “devono vedere un’altra cosetta”. Sibillini sempre tra queste mura, ma ho imparato e pacificamente aspetto un nuovo verdetto. Intanto la mia mente ricorda.
Le panchine degli ospedali sono perfette in ogni stagione. Sono posizionate con cura nei tranquilli giardinetti, dove seduta all’ombra, sta una folla di umanità’ pressoché identica. Alcuni sono genitori spaventati, apparentemente tranquilli, che accompagnano bambini di ogni età, con la salute compromessa a vari livelli.
Questi bambini sono nella media abbastanza sereni. In fondo lo star male li mette talmente tanto al centro dell’attenzione, che questa condizione, se momentanea, può ‘avere il suo perché’!
Poi ci sono le altre facce, quelle dei genitori senza i figli. I nostri bambini sono assenti dai giardini dell’ospedale. A loro sono negate le amorevoli cure di mamma e papà. Abbiamo la mimica facciale anestetizzata dall’immensità del dolore. Stiamo accovacciati sulle panchine, cercando una tregua o la possibilità di disperarci, sconfitti oramai da dover assistere ad un figlio che muore. Qui ci lasciamo andare fino a finir le lacrime, emotivamente rassicurati dall’anonimato garantito dall’essere circondati da estranei o da persone che di noi hanno conosciuto “solo questo momento” . Nessun giardino per i nostri bambini, solo muri.
Non lo avrei mai creduto possibile. Oramai in ospedale sto bene. La mia tristezza è’ come accolta in casa e se piango silente sulla mia panchina preferita, nessuno si preoccupa, non sono fuori luogo.Nel giardinetto di ogni ospedale, le lacrime sulla panchina c’è le hanno lasciate in tanti. Sono al Fatebene fratelli, sulla Cassia. Qui ho partorito dieci anni fa la mia piccola fragilmente titanica, figlia Anna. Sono una delle tante sopravvissute dal dolore di aver vissuto la morte poco dopo aver dato la vita, in sei lunghissimi mesi, che stanno diventando attimi, man mano il tempo che passa.
Come la quasi totalità’ delle strutture sanitarie, in ogni ambiente dell’ospedale San Pietro, incontri tanti pazienti di età’ maggiormente avanzata. Sono gli ” Anziani “, che nel difficile luna park degli infiniti problemi di salute, trovano qui anche un modo per abbattere la solitudine, per avere ancora il diritto al pensiero ed alla parola, per sentirsi presenti al mondo.
Quando entri a far parte di un ospedale, dopo gli Anziani incontri le Suore. Alcune hanno una fisicità’ imperiale, altre invece sono esserini dai corpi minuti. Pugni di ossa accartocciate, di età’ indefinibile in una scala che può andare dai settant’anni all’infinito. Sembrano tuniche bianche ondeggianti mosse da energia sovrannaturale. Poi ci sono i Medici, i Dottori, i Professori, gli Specialisti, gli Infermieri , i Terapisti…..
Penso ci siano tra la “classe medica e la “casta degli architetti” caratteristiche comuni, tratti simili. Oserei affermare che medici e architetti si somiglino un po’. Infatti, per muoversi intuitivamente dentro gli ospedali, bisogna essere dotati di un discreto senso dell’orientamento esattamente come per parlare con i medici, servirebbero dei corsi di formazione. Gli edifici progettati , i nuovi reparti aggiunti, hanno dato la possibilità’ agli architetti, di sbizzarrirsi con la moltitudine di opzioni possibili su come migliorare la fruibilità’ e la viabilità’ delle strutture. Quindi ospedale che vai ,percorsi verdi, blu, ascensori su e giù, cartelli di qua di la, procedure così,coli e cola’con le quali destreggiarsi.
Tra le mie amiche si vocifera : ” Del resto, con la vita che Luisa ha fatto negli ultimi dieci anni o si innamorava di un medico o di un cavallo…….”
Ed io ho scelto Stefano perché mi è’ piaciuto così tanto come faceva il medico, da rimanerne affascinata. Allora ho cercato l’uomo dietro al medico e poi ho trovato la sua pelle sotto al camice e me ne sono innamorata. Ho fatto “fagotto dall’albero” dove stavo arroccata da tempo. A quale punto della mia vita ci sono salita? Chi mi aveva costretto ad andare così lontano?

Bellissima composizione complimenti buon proseguimento.
Molto riflessiva, accattivante in ogni suo senso… nel complesso molto bella
Grazie per aver letto e commentato
Non so quanto si possa prendere le distanze da un tale racconto,io per esempio non ci sono riuscito !
Beh grazie per esserti lasciato portare dal testo e aver condiviso un emozione che può anche far sentire il dolore.
😘
Racconto doloroso ,piacevole nella lettura ,va bene
Grazie per averlo letto e per il commento
👋🤗
Narrazione con la N maiuscola.
Quasi fosse un termine di filosofia metafisica.
Un racconto intimo, coinvolgente, intenso che parla di dolore, quel dolore che accomuna un pò tutti, chi in una veste, chi in un’altra. Mi è piaciuto molto anche perchè la fine dà speranza, con la nascita di un amore.
[ #Gold ] RiversFlowsInYou87 ha donato 5 oro per questo post.
bellissimo! Un vortice di situazioni coinvolgenti!
Molto bello questo racconto…mi sento chiamato in causa…visto che mi chiamo come lui😅 bando gli scherzi…umilmente…hai dato uno spaccato stupendo di questo tempio delle disgrazie…tu però sei rimasta solo spettatrice…e in verità non lo sei…anche tu porti una sofferenza come tutti!
Lo ammetto, tu mi stupisci ogni volta! Ogni volta penso che quella sia la miglior cosa che io ho letto di te, e ogni volta mi meravigli e mi stupisci.
Detto questo, al netto della tua tragica storia personale, ( non volermene ma ti rinnovo il grande abbraccio di Ignotochi) il racconto è delizioso, ma lo è perché è parte di te.
Non hai i falso pudore di nascondere te stessa dietro personaggi inventati (come nel caso del sottoscritto, anche se, a ben leggermi io sono sia Prospero che l’impersonale scrittore, dipendentemente dalla dinamica del momento), e questo mi piace, perché, come hai detto tu, tu sai scrivere solo di quello che hai vissuto o che vivi…sei pura!
E molto, molto, mooolto brava.
Al
Sei tanto carino con me grazie!
Purtroppo oltre che brava dovrei anche essere più giovane per riuscire a far sì che qualcuno, dato che in effetti sono brava, magari mi faccia lavorare!
A breve altrimenti comincerò anche a scrivere di fame, di umiliazione nel sentirsi dire sempre la stessa cosa….ecc ecc
Ogni tanto mi chiedo se un momento felice qualcuno lo ha previsto anche per me…
Mi spiace della tua situazione ma credimi, il momento felice c’è per tutti.
[ #Gold ] Alcano ha donato 5 oro per questo post.
[ #Gold ] Onironauta ha donato 1 oro per questo post.
[ #Gold ] ignotochi ha donato 2 oro per questo post.
Bellissimo e molto toccante, scrivi con una certa finezza che in pochi anno….In bocca a lupo!!
Grazie per il bel complimento,
Un caro saluto,
Luisa
Wow, tanto bello quanto straziante, spero che sia una storia inventata e non la storia della tua vita, se così non fosse ti mando un abbraccio forte.
Ci sono tante frasi che mi sono piaciute, c’è arguzia, sagacia e umorismo. Sei sottile e questo è bello oltre che prezioso.
Nella parte finale non so se ho capito bene, ma se ho capito bene stai trottorellando come uno spirito libero.
Un caldo saluto,
L
Grazie Ignotochi, la storia è vera e mi prendo volentieri il tuo abbraccio.
Sai io non sono e non ho nemmeno la pretesa, una scrittrice.
Sono una persona che per elaborare i fatti della sua vita, una la scrittura.
Poi magari passo un po’ di tempo a rileggere e correggere, affinché il lavoro prodotto, benché senza pretese, risulti quantomeno corretto nella forma.
Comunque aspetto la tua opinione sul Lago! È’ la mia elaborazione “post fine del grande amore”…
Chissà un giorno arriveranno le cose belle e magari saprò scrivere anche di quelle…