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Capitolo 5

La notizia era trapelata almeno un decennio prima, ma l’imminente guerra ed il rapporto di sudditanza rispetto alla Germania, avevano consigliato di tenere segreta la scoperta, considerando soprattutto che, in barba alla tecnologia tedesca, ci si era avvalsi della consulenza dell’americana Western Geophysical dell’ingegner Enrico Salvatori, Henry dopo che si era trasferito in Pennsylvania. Avevano lavorato con enormi difficoltà anche durante la guerra, destreggiandosi tra tedeschi, fascisti, partigiani e bombardamenti. Ma ora, qualche anno che dopo tutto era terminato, i giornali ne avevano dato eco; l’AGIP, l’Azienda Generale Italiana Petroli aveva iniziato a concentrare le sue attenzioni sulla Val Padana. E pian piano, numerosi giacimenti di metano venivano scoperti qua e là, perfezionando via via le tecniche di esplorazione e aumentando via via la profondità delle perforazioni.

Caviaga, Cortemaggiore, Bordolano; le maglie delle ricerche si stringevano intorno ad Albalunga, mese dopo mese, con una velocità ed un entusiasmo crescente.

 

“E’ lei il proprietario del campo?”

“Si sono io”.

“Potrebbe venire qua un attimo?”

Un uomo, lo attendeva al bordo del suo terreno; con il sole alle spalle, quella figura con un elmetto in testa e stivali militari, gli fece correre un brivido lungo la schiena, ricordo degli anni trascorsi in guerra. Una squadra di tre o quattro persone vestite allo stesso modo, subito dietro di lui aggravò questa sensazione.

“Dobbiamo eseguire delle misurazioni. Abbiamo l’autorizzazione” e gli mostrò un foglio pieno di timbri e firme che ripiegò senza neanche lasciargli il tempo di capire di cosa si trattasse.

“E quello là in fondo?”

“E’ di mio fratello, Giacomo”.

“Può dirgli di venire?”

“Non ce n’è bisogno; a quest’ora dormirà ancora. Ve lo do io il permesso”.

Senza aspettare oltre, il piccolo drappello, iniziò a procedere a pettine, distanziati gli uni dagli altri, preparando precisi reticolati, segnando i punti sulle mappe della zona, posizionando appositi strumenti sul terreno. Poi, di tanto in tanto, piazzavano un tubo e vi inserivano piccole cariche di dinamite. Ad Andrea sembrava di essere tornato al fronte; il terreno tremava per qualche secondo. Poi recuperavano gli strumenti, procedevano oltre e ripetevano da capo l’operazione.

Finirono la sera, ma il giorno dopo erano ancora in zona, qualche centinaio di metri più in là, e così andarono avanti per qualche settimana.

La sera, in paese, non si parlava d’altro, ma nulla trapelava sui risultati delle misure.

 

Fu dopo due o tre settimane che lo chiamarono a comparire. Avevano organizzato un incontro negli uffici del municipio di Borgo San Giacomo. Dietro al tavolo c’erano schierate quattro persone; c’era anche il sindaco, da un lato. Era l’unico che conosceva; ne cercò lo sguardo, sperando di esserne rassicurato. Era solo, Giacomo; suo fratello lo avevano chiamato più tardi. Gli sembrava di essere di fronte ad una commissione d’esame.

Prese la parola un signore, troppo elegante per essere della zona; si presentò come legale dell’AGIP, incaricato direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico, Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche.

“E’ lei Giacomo Spera, proprietario del terreno particella 12, foglio 3 ad Albalonga, frazione di Borgo San Giacomo?”

Iniziò a sudare; prese la cartelletta con l’atto di proprietà che gli aveva lasciato il notaio. Corrispondeva. “Sì, sono io” rispose con la bocca talmente impastata che dovette confermare con un cenno del capo.

L’avvocato spiegò brevemente lo scopo dell’incontro, le misurazioni, gli obiettivi, i risultati.

Poi iniziò a leggere, come una macchinetta, senza mangiarsi le parole ma scorrendo le righe veloce in alcuni punti e rallentando in altri, di tanto in tanto, per accentuare le frasi importanti.

“Visto l’art. 42 della Costituzione nella parte in cui prevede che la proprietà’ privata può, salvo indennizzo, essere espropriata per motivi di interesse generale;

Visto il decreto del Presidente della Repubblica del … in materia di espropriazioni per pubblica utilità;

Visto il decreto pubblicato nel Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse;

Ritenuto pertanto necessario e urgente legittimare l’espropriazione da parte del concessionario dell’area in argomento, nonché disporre un adeguato corrispettivo economico a favore del proprietario, ….

Decreta:

A favore della società’ AGIP, con sede legale in …., rappresentante per la concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, è disposta l’occupazione permanente del terreno situato nel comune Borgo San Giacomo indicato nel piano particellare allegato.

Ai sensi dell’art. …. è dovuta al proprietario una indennità pari a due milioni cinquecentomila lire.

Il proprietario dell’immobile, entro il termine di trenta giorni dalla data odierna, …. di non accettare l’indennità proposta con il presente atto, …”

Giacomo non ascoltava più. Non aveva capito molto ma quando aveva sentito quella cifra, due milioni cinquecentomila lire, la sua mente aveva iniziato a fluttuare leggera, eterea, dandogli quasi la sensazione che anche il corpo svolazzasse con lei in quella stanza. Non accettare l’indennità proposta? Fare ricorso alla Presidenza del Consiglio? Ma fosse stato matto!

Firmò! Firmò subito, con un sorriso che gli andava da un orecchio all’altro, cercando solamente di darsi un contegno di fronte a quella distinta platea.

 

Incrociò suo fratello mentre usciva: lui entrava. Sarebbe stata la stessa scena? Di sicuro suo fratello con quella cifra ci avrebbe comprato un altro campo, magari grosso il doppio. Lui no.

Pioveva a dirotto nella piazza, ma prima di tornare verso casa si diresse due isolati più in là. C’era il cartello ‘vendesi’. Tre vetrine che davano proprio sull’angolo, il posto ideale per un piccolo emporio. Dall’altro lato della strada si fece nella testa una fotografia; era lui, all’uscio e nella penombra si vedeva Ankica, alla cassa. Fuori splendeva il sole.

 

“Te l’avevo detto io!”

Proprio non la sopportava quando faceva così. La pioggia continuava dalla mattina, ma aveva bisogno di sbollire. Se l’Antonia gli avesse detto ancora una volta “Te l’avevo detto io!” le avrebbe messo le mani addosso.

Non era andata così male poi; aveva ancora il suo campo, quello buono.

E invece, tornato a casa, si era solo sentito dire “Te l’avevo detto io!”.

Seguito da: “Ha veramente trovato l’oro in quel campo, Giacomo” e “Così impari a fregare tuo fratello; è tuo padre dall’alto che te la pagare!”

Uscì solo. Dalla finestra al pian terreno si udivano ancora gli schiamazzi del nipotino, eccitato per la festicciola a celebrare il colpo di fortuna.

Se nel campo di Giacomo ci avrebbero messo un pozzo per l’estrazione del metano, in qualche modo dovevano pure trasportarlo via, poi. Lo avevano raggirato? Ma no! Sarebbe stato una pedina di un grosso progetto per la posa di condotte, con attraversamento di vie di comunicazione stradali, di linee ferroviarie e la costruzione di ponti sospesi sopra i grandi corsi d’acqua. Progetto di interesse nazionale!

Non potevano mica espropriarli tutti quei terreni. Quella era stata la proposta: pagamento di un indennizzo per la servitù di passaggio, con occupazione temporanea di una parte del suo terreno. Non era mica male l’indennizzo! Certo una parte del campo non avrebbe più potuto coltivarla. Cosa gli avevano detto? Un quarto, forse meno.

E i suoi vicini? Avevano accettato anche loro, e ne erano pure stati contenti.

Che sua moglie non si lamentasse! Ma qualcosa rodeva anche a lui, nel fondo della sua anima.

 

Don Sergio aveva preparato una gran festa sul sagrato il giorno in cui il gas aveva iniziato ad uscire dal pozzo; più di duemila metri, duemila e uno per l’esattezza avevano dovuto perforare in profondità. Le misurazioni avevano sbagliato solo di una decina di metri.

“Certo che te e tuo fratello siete stati ben fortunati” attaccò don Sergio prendendo Andrea sottobraccio.

“Soprattutto tuo fratello”. Ed una vampata di calore assalì Andrea.

Giacomo si era già preso il negozio; gli era bastato presentare in banca il contratto con l’AGIP e subito gli avevano mollato i soldi. E gli affari andavano proprio bene, sotto lo sguardo vigile dell’Ankica: ci sapeva proprio fare quella donna.

“Ma anche tu non puoi lamentarti; porti a casa dei bei soldini!” riattacco il parroco.

In effetti a far bene i conti, non poteva lamentarsi. Certo la parte di terreno dedicata alle condutture era andata ben oltre il quarto promesso, ma era riuscito a farsi riconoscere qualche cosa in più.

“Speriamo che duri ora”.

A questa frase l’Andrea non poté esimersi dal mettersi la mano libera in tasca e, fingendo indifferenza, toccarsi gli attributi che, conoscendo la fama di menagramo del prelato, avevano iniziato a girare vorticosamente.

 

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