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Giulia, a dispetto dell’età, che era arrivata alla quarantina, rimaneva una bella donna. Era molto ammirata nel suo giro di amici, anche per il carattere affabile e per l’atteggiamento piacevolissimo nelle discussioni, quelle consuete, del tanto per parlare, o quelle più impegnative.

Eppure questa donna non aveva mai pensato a un rapporto affettivo più intenso di quello amichevole, perché considerava, con molta apprensione, il doversi legare a un uomo e a tutte le conseguenze che potevano derivare dalla vita di coppia. Con garbo e con abilità, era sempre riuscita a scoraggiare le tante proposte e i tanti tentativi ai quali era stata soggetta, e otteneva sempre di privilegiare il puro rapporto di amicizia, che così continuava anche dopo un suo rifiuto. Comunque, viveva sola e non aveva mai sofferto particolarmente per il suo stato di single.

Del resto, alla vita solitaria era abituata sin da bambina. Aveva perduto presto la madre, il padre era spesso fuori sede per lavoro, ma l’aveva sempre assistita e seguita fino a un anno addietro quando anche lui aveva seguito la via di tutti. Col padre aveva comunque avuto un ottimo rapporto e la sua morte l’aveva molto addolorata.

Una sera, mentre era intenta alle piccole faccende di casa, ricevette una telefonata tanto inattesa, quanto assolutamente fuori dal comune. Una voce di uomo, molto calda e suadente, le disse che era uno dei tanti suoi ammiratori e che desiderava conoscerla e voleva proporle un tipo di approccio molto rispettoso e garbato.

In quei giorni il paese era nel pieno del carnevale e, di notte, la piazza principale si riempiva di gente mascherata che si divertiva fino a notte fonda. Ebbene, quest’uomo al telefono le propose di vedersi l’indomani sera in piazza, rimanendo mascherati, per conoscersi soltanto conversando e, come si potrebbe dire, a carte coperte. Così si sarebbero incontrati e così si sarebbero lasciati, senza impegno alcuno per un possibile ulteriore contatto.

Giulia, superato il primo momento di smarrimento per l’inconsueto approccio, meditò brevemente e concluse che quell’incontro senza scoprire il viso poteva essere accettabile, anzi era una vera e propria novità che, tutto sommato, valeva la pena di approfondire. Era cosciente del fatto che, non guardandosi in viso, sarebbe stato più facile troncare la discussione, quando non convenisse più continuarla, e tornarsene a casa. Si misero d’accordo su come potevano farsi riconoscere e lui propose l’appuntamento per le ventuno, davanti il Bar Aurora, nella piazza principale del paese.

L’indomani sera Giulia indossò un costume che si era frettolosamente procurato e mise ben in mostra i segni distintivi che aveva concordato con l’uomo. All’ora stabilita si recò al Bar Aurora e, appena vi giunse fu subito contattata dall’uomo del quale aveva riconosciuto i segni concordati. Costui, senza frapporre convenevoli, cominciò a parlare, mostrando gioia per l’incontro e ringraziando la donna per l’avervi aderito. Parlava con una voce melodiosa e con parole e frasi bellissime. Lei rimase incantata e non osò interromperlo, anzi accettò la proposta di continuare l’incontro seduti a un tavolino del Bar, in un angolo appartato.

Appena seduti, e in un clima più confidenziale, l’uomo disse di voler subito lasciare una specie di pegno per poter celebrare il loro primo contatto, e cacciò da una tasca un anellino fatto di fili d’oro intrecciati, chiedendo alla donna d’indossarlo nell’anulare della mano sinistra. Lei, attratta dall’irresistibile fascino dell’uomo, si accorse di non avere difese e allungò la mano per ricevere l’anellino che, incredibilmente, entrò alla perfezione nel suo dito. Quell’uomo era una persona eccezionale, con classe da vendere, pensò la donna, quasi ammaliata.

Poi l’uomo ricominciò a parlare e descrisse, con precisione di dettagli, tutto quanto riguardava la vita della donna, dalla nascita sino al momento attuale. I primi passi da bambina, la morte della madre, la scuola, il lavoro, e via discorrendo. Giulia si stupì ancora una volta perché vide che tutto ciò che andava dicendo quell’uomo corrispondeva perfettamente alla realtà, compresi episodi marginali che lei aveva quasi dimenticato. Passando dallo stupore a una certa trepidazione, cadde infine nella paura, si alzò di scatto dalla sedia e corse via verso casa, col fiato grosso e il cuore in subbuglio. Aveva saggiamente interrotto il contatto, ma era contenta, per aver portato a casa il delizioso anellino d’oro che le era tanto piaciuto.

L’indomani mattina si alzò ancora col cuore in gola e, quando fece luce, si accorse che non aveva più al dito l’anellino. Forse lo aveva perduto durante la corsa a casa, magari si sarebbe sfilato e caduto per strada senza che lei se ne fosse accorta. Ma non poteva accettare tale eventualità; l’anello l’aveva ancora al dito quando era arrivata a casa e, comunque, era ben aderente e non poteva certo sfilarsi senza un’azione apposita. E poi si accorse, sgranando gli occhi dallo stupore, che sul suo dito c’era il segno inconfondibile di quell’anello, la traccia sbiancata della pelle, e lei mai aveva indossato altri anelli. Si attendeva una seconda telefonata per quella sera perché la faccenda non poteva esaurirsi come s’era conclusa, con la sua brusca e mal meditata decisione. Così pensava.

E invece non ci fu altra chiamata e Giulia non seppe capire se, in quel momento e per quell’esito, era rasserenata, come per uno scampato pericolo, o delusa perché veniva a cadere una seconda occasione d’incontro con quell’uomo tanto interessante, quanto misterioso.

Questo dubbio durò appena quel giorno, perché lei colse il segnale: non poteva piangere per un anellino d’oro, per giunta evanescente, ma doveva muoversi per mettere all’anulare qualcosa di più serio, adatto e potenzialmente duraturo dell’anellino dello sconosciuto.

E la traccia nel dito c’era già!

 

 

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Vecchietto

Scrivo per essere sicuro di vivere

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6 Comments

    1. Vecchietto
      Vecchietto

      Molte grazie per il commento. Per ogni racconto, mi pongo un tema e poi mi diverto a inventarci su qualcosa. Quante ragazze e ragazzi temono di fare il grande passo e, quante volte, si lasciano scappare l’occasione idonea.

  1. FilippoArmaioli
    FilippoArmaioli

    A 40 anni le donne sono generalmente carine, e possono esserlo fino anche a 50 (se sono tipo Serena Bortone o, ancora meglio, come Luisella Costamagna).
    Anche se preferisco le giovani tuttavia non mi pare ben riuscito il parere del narratore all’inizio.Per il resto racconto carino, quest’allegoria quasi onirica.

  2. Alcano
    Alcano

    Ciao vecchietto…da vecchietto a vecchietto voglio essere spudoratamente sincero con te. Il racconto, per quanto scritto abbastanza bene, non mi finisce, cioè non capisco cosa sia successo alla fine, del perché la tua protagonista corra a cercare marito dopo una vita da single impenitente. Invero mi ha fatto pure strano la faccenda delle maschere per non riconoscersi: ma se lui l’ha chiamata e si definisce corteggiatore già il suo volto gli era noto, giusto? Bello ma un po’ fumoso.

    1. Vecchietto
      Vecchietto

      Caro Alcano ti ringrazio d’esserti interessato del mio racconto che, ci tengo a dirlo, è dichiaratamente fantastico e, per ciò stesso, necessariamente fumoso.
      L’invito alla ragazza è partito da uno che si definisce ammiratore e non cor-
      teggiatore. Lui è l’anima sbiadita del mistero, e cioè l’emblema di quei segni e di quei fatti che improvvisamente e inspiegabilmente, ti fanno, o ti inducono, a cambiare la vita. Un caro saluto.