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Sempre con maggior intensità sentiamo stampa e televisione che affrontano il problema della violenza all’interno delle scuole. Tali atti vengono definiti sotto il nome di “bullismo” e sono da ritenersi una reale piaga aperta del malfunzionamento della nostra società. Se ci sforziamo di guardare la realtà in maniera obiettiva, ci potremmo rendere conto di come questo problema, la diffusione della violenza , sia presente oramai in tutte le situazioni in cui l’uomo si trova a dover condividere spazi e obiettivi con i suoi simili. Abbiamo sempre erroneamente pensato che la violenza venisse generata prevalentemente dalle difficoltà ambientali, sociali ed economiche e che pertanto fosse appannaggio prevalente delle classi meno abbienti e delle minoranze. Questa convinzione ha fatto sì che non si prestasse attenzione ai vari campanelli d’allarme sociale che negli anni si sono manifestati in ambiti tutto altro che disagiati, liquidandoli con la semplice analisi che essi non erano altro che eccezioni, avvenimenti sporadici. Guardando al nostro passato più recente, possiamo osservare di come il fenomeno del “bullismo”, non sia altro che l’escalation di una modalità di comportamento errata che, partendo dal mondo degli adulti come un virus, è arrivato ad intaccare anche quello dei bambini. Infatti se nelle scuole abbiamo riconosciuto il “bullismo” , negli uffici sentiamo parlare di “mobbing” che in pratica rappresenta la cosa . Lo sport, altro ambiente istituzionalmente riconosciuto come formativo e costruttivo per l’individuo ai fini dell’etica morale, comportamentale e della salute , è oramai in ginocchio sotto il peso della corruzione, del doping e della violenza da parte del pubblico ed in alcune attività sportive anche degli atleti. La famiglia è sempre più al centro della cronaca nera per atti di violenza estrema che portano all’omicidio e alle percosse contro donne, minori ed anziani. Il nostro mondo non è più capace di convivere e non è la fame o la miseria ad aver creato tutto questo, ma l’aridità sempre maggiore di un sistema sociale che promuove esclusivamente chi fa più rumore, chi prevarica, chi è senza scrupoli. Se sei in grado di mettere i tuoi interessi al primo posto senza guardarti mai alle spalle per vedere cosa ai lasciato dietro di te, sei un vincente. Oramai la comunicazione violenta è accettata anche negli ambienti dove, per dignità dei luoghi e valenze istituzionali, dovrebbe essere completamente esclusa e ritenuta quanto meno inappropriata dagli individui. Parlamento, Camera e Senato sono stati più volte teatro di risse non solo verbali. Tribune politiche in cui Deputati e Ministri non sono stati in grado di discutere senza insulti e troppe volte anche “ arrivando alle mani”. Per non parlare di quello che quotidianamente viviamo nelle riunioni di condominio che sembrano sempre più veri “Consigli di guerra”. Purtroppo la parola “branco” riferita all’essere umano è sempre di più un’asserzione negativa in quanto prevalentemente usata per identificare atti di violenza di gruppo. Un branco di ultrà allo stadio attacca la polizia, un branco di uomini violenta una donna e così via in una girandola di orrori che vedono gli uomini questa volta in grado di perpetrare scempi di ogni grado perfettamente uniti ed in perfetta collaborazione. Sembra assurdo ma ciò che ci viene proposto ogni giorno dai telegiornali, fa apparire l’essere umano maggiormente capace a condividere e cooperare nel perpetrare atti di violenza che nel legittimo dovere di ogni giorno, nella normale routine. In virtù di quale strano principio potevamo sperare che i nostri bambini a scuola rappresentassero l’unico esempio di convivenza civile della nostra società? Da chi avrebbero potuto prendere esempio per imparare a farlo?

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Luisa
About

Scrivo con piacere, è il mio sistema per ritrovare la calma nei momenti difficili

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1 Comments

  1. ignotochi
    ignotochi

    È una bella riflessione e da degli ottimi spunti, è una visone chiara della cosa, diciamo che mette ben a fuoco la questione.

    È proprio così purtroppo, quando un branco si muove in una direzione la coscienza si muove in quella opposta e li abbandona. La cura è sempre una: Cervello pensante.