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“La vecchia che non volle mai mori pe sape le cose”

Sapete, ero qui che mi chiedevo quale fosse la storia giusta da raccontare questa volta, ci ho pensato e ripensato, esprimere i sentimenti avvolte è troppo difficile per me. Mi ritrovo ad incartarmi nelle parole come nella mia testa oppure perdere il filo del discorso che volevo affrontare. Ho sempre un miliardo di cose da dire e adesso, davanti alla pagina bianca, il vuoto. Spesso di notte o nelle situazioni più strane, le idee sono tante, ma poi mi rendo conto che certe cose sarebbe meglio annotarsele quando arrivano.  Cosi ho deciso di pubblicare una delle mie esperienze di “vita vissuta” in quella che potremmo definire la pre-adolescenza.   Insomma, io sin da piccola ho sempre avuto problemi nell’adattarmi, nel raccontarmi, tanto che, forse questo episodio vi farà sorridere, persino una volta in uno dei miei miliardi di colloqui di lavoro la stessa recruiter mi disse “Devi imparare a raccontare di più di te stessa a descrivere la tua persona”, mi venne quasi da ridere. “ Descrivere la mia persona?” Voi li fuori siete capaci di raccontare e di poter affermare di conoscervi in maniera sincera o cosciente? Ma d’altronde ho sempre avuto problemi adattarmi. Alle elementari feci di tutto nell’arco di 2 anni per evitare di andare a scuola, ne ero terrorizzata. Accusavo mal di pancia inesistenti, talmente insistenti che ad un certo punto persino io ho cominciato a crederci; fino a quando avvenne un evento “epico” che il mio cervello ha deciso poi successivamente di eliminare, ho mangiato quasi un intero barattolo di Nutella da 1kg. Ora come si può ben pensare, sono finita in ospedale e sono stata ricoverata. Ricordo che a quell’età il mio rapporto con il cibo era particolare, nascondevo merendine, focacce o altro nei cassetti dei vestiti; avvolte le mangiavo, avvolte le dimenticavo e andavano a male. Non mi sono mai veramente integrata in quella classe, ma il periodo peggiore legato alla mia formazione scolastica, fu sicuramente quello delle scuole medie.

I ragazzini sanno essere perfidi all’età di 13/14 anni, ma quella perfidia ahimè non nasce da sola, viene impiantata da un’educazione o da ciò che si vede “in casa”, il che trovo renda il tutto più triste.            Qui passiamo sotto diversi caratteri e figure. Le ragazzine che pretendono di essere accettate già come donne emancipate e che quindi, anche solo per poterlo raccontare, si ritrovano davanti a situazioni che alla loro età dovrebbero essere distanti di pensiero. I maschi vorrebbero sentirsi uomini navigati, calcio, donne, motorini, cellulari, videogiochi, beh in effetti ora che ci penso, non è che con l’età gli argomenti cambino, scherzo non ve la prendete.

Io non trovavo semplice fare delle amicizie femminili, con i ragazzi mi trovavo sempre meglio.            Feci l’errore di prendermi una cotta per un ragazzino della mia classe con il quale avevo legato parecchio, ma quando la cosa venne fuori lui disse a tutti che ero una “racchia” e che non si sarebbe mai “fidanzato” con una come me. Ovviamente le prese in giro continuarono per tutto l’anno, io accusai il colpo e andai avanti anche se un po mi ero già spezzata dentro da tanta cattiveria, ingenuamente inaspettata. Essere una persona estremamente sensibile o empatica può essere un arma a doppio taglio. Ma quello che provoco’ in me una forte rabbia fu piuttosto come decisero di gestire, scuola ed insegnanti, la presenza di un ragazzo con evidenti problemi psicologici.

Il tipo aveva una specie di ritardo credo, gli misero un insegnante di sostegno, ma non aveva handicap fisici, ai miei occhi era estremamente energico e maleducato. Il problema era che la sua maleducazione si ripercuoteva su tutta la classe, sopratutto il lato femminile, in quanto aveva dei modi che definiremo da “maniaco”. Capitava che prendesse le ragazze contro la loro volontà e le baciasse, cosa che grazie al cielo a me non è mai successa, oppure che ci palpeggiasse a caso quando voleva e come voleva, noi ci lamentavamo costantemente, ma quello che veniva fatto era, sgridarlo, una nota sul registro, oppure chiamare i suoi genitori, ma quando sentivi sua madre giustificarlo dicendo “è solo un ragazzino” capivi che la problematica era più ampia. Quando tuo figlio decide che durante la proiezione di un film, in una scena in particolare di Forrest Gump sia possibile masturbarsi in classe o ancora quando decide che alzare le mani su una ragazza e lasciarle dei lividi sia normale o giusto, “è solo un ragazzino”non può più funzionare.

Per poter sopravvivere in questa giungla di matti ho dovuto costruirmi un ennesimo personaggio, e diventare per 3 anni amica delle ragazzine “giuste”.

Non avevamo veramente niente in comune, loro avevano il trucco i vestiti e i ragazzi, io avevo la musica i libri e il disegno. Ma se non volevo continuare ad essere oggetto di scherno per 3 anni consecutivi dovevo fare qualcosa. Se eri amica del gruppetto femminile della classe i ragazzi non si permettevano di prenderti di mira tutti i giorni con scherzi o cattiverie varie. Questo poteva aiutare in un senso ma non nell’altro, mi sono sentita costantemente fuori posto, loro sempre tutte carine e sistemate a raccontarsi di come il tipo di turno con cui uscivano o messaggiavano le avesse baciate o toccate, mentre io l’unico ruolo che riuscivo a coprire sapientemente era quello dell’amica con la quale sfogarsi e confidarsi.

Finiti gli esami del terzo anno, ricordo di essere stata pervasa da una sensazione di libertà e leggerezza. Presi il cellulare e lo spensi per tutta l’estate. Ho sorriso come una pazza, tanto che i miei mi credevano ancora più fuori di testa del solito. Era finita! La tortura di tutte quelle cazzate era terminata! Niente mi legava più a loro, avrei iniziato una nuova scuola, in un altra città e avrei fatto nuove amicizie. Ovviamente quando riaccesi il telefono mi ritrovai una valanga di messaggi in cui dicevano che ero una stronza. Non erano preoccupate per la mia persona, neanche un messaggio su come stessi, ma perché non rispondevo più ai loro S.o.s. Sorprendentemente la cosa non mi tocco minimamente, ad oggi è vero penso che il mio comportamento possa essere stato discutibile, ma non ho mai utilizzato le informazioni o quello che mi confidavano in alcun modo.

Vorrei potervi dire che perlomeno a casa la situazione fosse tutta rosa e fiori, che avevo un posto sicuro dove rifugiarmi da tutte queste “scemenze quotidiane” ma non è cosi.

Tutta questa menata solo perché oggi sentivo il bisogno di condividere un pezzetto dei miei ricordi, del mio vissuto. Per citare una canzone che mi ritrovo ad ascoltare spesso

“Sai per tanti anni, pensavo fosse alternativo fare il punk,
ma oggi ho trent’anni vorrei soltanto dire quello che mi va.

Lo so, ti parrà strano ma in fondo questa è la mia nuova libertà”

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