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10 maggio 1945

 

Il possente, ferrigno U-Boot approdò in una baia artificiale ricavata all’interno di un’immensa caverna in dura e scura roccia vulcanica che il tempo e l’azione dell’acqua avevano reso liscia e levigata come marmo.

Alcuni potenti fasci di luce allo iodio che uscivano da dozzine di riflettori posizionati sulla volta rimandavano il riverbero lucente delle pareti che sembravano patinate da spessi strati di olio paglierino stesi con una perizia certosina, i riflessi dell’acqua poi baluginavano come evanescenti spiritelli di luce rendendo l’atmosfera ancora più irreale.

Sulla triste banchina in cemento si stagliava in atteggiamento marziale una delegazione di benvenuto, un piccolo picchetto d’onore di dieci fanti in posizione di saluto, il capo dalla base, il feldmaresciallo Adam Pirkner e il suo attendente, il lieutenant Johann Nipps.

L’attracco fu preciso e veloce, dal sottomarino fu stesa una passerella di legno che portava dalla coperta del sommergibile al molo, poi cominciò una processione di strani soldati.

La divisa era quella delle SS ma sulle mostrine, al posto del totenkopf campeggiava una croce celtica mentre lo scudetto sulla manica riproduceva il simbolo del sole nero, un cerchio diviso in dodici sezioni al cui centro vi erano due croci con i pali orizzontali molto inclinati come a formare una croce di sant’andrea ma posta in piedi.

Il  feldmaresciallo Adam Pirkner si contrasse intimorito e si ritrasse leggermente, nonostante ne avesse già sentito parlare in molte occasioni era la prima volta che vedeva un’intera compagnia di Schwarzen Stein, la misteriosa sezione esoterica delle più famose SS, incredibilmente potente e temuta, persino da Heinrich Himmler in persona, almeno questo si raccontava nei corridoi dei palazzi del potere di Berlino.

Una decina di loro, quelli più alti in grado si misero tra il piccolo manipolo di soldati e la nave, quasi a proteggere con i loro stessi corpi qualcuno.

Infatti, poco dopo dalla torretta uscì un uomo, era alto, abbastanza tarchiato, con un grande naso camuso sopra due corti baffetti e un colorito pallido, con passo veloce attraversò l’improvvisato ponte e si diresse verso l’alto ufficiale della Wehrmacht sempre protetto e seguito dalla Schwarzen Stein.

“E’ lei l’ufficiale a capo della base?” Chiese.

“Esattamente eccellenza per servirla. Quindi se non erro lei è Karl Maria Wiligut”

“I nomi non servono!” Tuonò l’uomo, quindi aggiunse:

“Sono arrivati?”

“La stanno attendendo tutti e tre nella sala del consiglio, Venga, le faccio strada”.

Il drappello s’incamminò dietro il frettoloso quanto misterioso uomo, intabarrato in un lungo impermeabile di pelle nera.

Arrivarono al portone dell’hangar che il lieutenant Nipps provvide ad aprire in maniera tempestiva così che l’ospite non dovesse rallentare il passo, quindi entrarono alla base.

Nonostante la gran fretta il responsabile delle Schwarzen Stein non poté fare a meno di fermarsi a contemplare estasiato la Base Antartica 211, il fiore all’occhiello dell’ingegneria nazista.

L’androne era una grande stanza a vetri attraverso i quali si poteva ammirare l’imponenza dalla struttura della base in tutta la sua avveniristica maestosità.

Era enorme, sembrava di essere all’interno del ventre di un immane scheletro di balena, soltanto che al posto delle varie ossa c’erano colonne di acciaio e putrelle in ferro tenute insieme con dadi e bulloni, il brusio e il continuo movimento all’interno della grande fabbrica, una struttura composta da diverse sezioni adiacenti le une alle altre, era tale da ricordare quello di un enorme formicaio.

In un lato della grande struttura una miriade di scintille esplodeva in aria come fuochi pirotecnici mentre lampi di luce illuminavano a giorno la semioscurità, era il reparto fonderia, dove il minerale grezzo di cui era particolarmente ricco il sottosuolo era trasformato in ferro e poi in acciaio, a fianco un carroponte di dimensioni mai viste da occhio umano sovrastava una strana struttura, una specie di corona circolare in cemento armato sostenta da dodici pilastri dello stesso materiale.

Questo impianto sosteneva un veicolo circolare mai visto prima, color acciaio ma incredibilmente lucido.

Con un diametro approssimativo di trenta metri era di gran lunga la Reichsflugscheibene più maestosa mai costruita, composto di due valve unite e sovrastate da una torretta al cui culmine era poggiata una cupola in materiale trasparente.

“Dov’è la sala?” Chiese il misterioso ospite quando si riprese dalla meraviglia.

Il feldmaresciallo Pirkner, senza proferire una sola parola aprì una piccola porticina di ferro che dava su di un lungo corridoio sui cui lati si alternavano altrettanti piccoli usci e s’incamminò seguito dal codazzo di soldati.

Arrivato davanti a una porta dipinta in smalto bianco, si fermò.

“Questa è la stanza”, Disse seccamente.

“Grazie!” Rispose il gerarca, poi facendo segno a tutti gli altri di allontanarsi attese che la sua guardia personale si schierasse a difesa del niveo pertugio quindi entrò richiudendosi velocemente l’uscio alle spalle.

La piccola stanza era un prefabbricato in cemento armato dipinto in una calda tonalità crema, al centro una lunga scrivania con alcune sedie intorno, sopra le quali erano accomodate tre persone, tutte vestite con il cupo pastrano che riparava anche Karl Maria Wiligut, che senza por tempo in mezzo si sedette e si sedette tra di loro, quindi rivolse al primo dei tre:

“Alfred, hai già incontrato gli alti vertici della massoneria degli Stati Uniti?

“Certamente e sono perfettamente d’accordo col nostro piano, anzi, hanno già provveduto a contattare la Casa Bianca, che peraltro ha fatto sapere di essere molto interessata al piano”.

“Molto bene, e tu Lanz hai parlato con l’imperatore?”

“Il Giappone, il nostro più vecchio e fedele alleato ci ha onorato di far parte di questo piano esemplare!”

L’ultimo dei tre prese la parola senza essere interpellato dal Gran Sacerdote dell’Egida del Sole Nero che, a fatica, parve digerire questo gesto irriverente.

“Eccellenza, la base lunare 212 è già pronta, il polmone verde ha completamente attecchito, la cupola in schiuma di polimeri trasparenti è perfettamente in grado di sopportare l’incalzante tempesta di micro-meteore senza riportare danni e la centrale atomica entrerà in funzione a giorni.

L’uomo si irrigidì, una punta di viscerale orgoglio uscì inaspettata dal suo normale tono di voce:

“Hitler e il nazismo volevano creare l’uomo perfetto ma era solo una mera illusione, noi creeremo invece la società perfetta, dove ognuno avrà il posto che noi decideremo per lui, dove ognuno mangerà ciò che noi gli diremo di mangiare e penserà come noi gli diremo di pensare.

Il nazismo ci è stato utile nella prima fase del nostro piano per un nuovo ordine mondiale. Ci ha dato il potere, il denaro e la conoscenza per gestirli al meglio. Adesso il prossimo passo è portare la razza ariana alla sua naturale vetta, da dove dominerà un mondo di rovine, di guerre e distruzioni!

Allora partiamo con l’operazione “Libero mercato globalizzato”.

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Alcano
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Cinquantasette anni e un sacco di e-book all'attivo, scrivo solo per passione e per appassionare, per dimostrare che si è sempre giovani per scrivere.

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1 Comments

  1. Alcano
    Alcano

    Piccola e doverosa precisazione; questo profetico racconto è stato scritta quasi vent’anni fa; è stato uno dei miei primi racconti. Perdonerete quindi alcuni grossolani refusi e la pesantezza di alcuni periodi ma non ho voluto alterarlo per presentarlo a voi esattamente come era stato pensato.