E sarebbero toccate a lui. Ma quando mi raddrizzai per proseguire il cammino, quel suo uscio lo saltai. Era la prima volta che sbagliavo, e andò male a lui. Aveva tanta fame quel poveretto, che accondiscese a vendere la figlioletta di una sua amica a un uomo che intendeva farci i suoi comodi. Scoppiò la pandemia, e non poté spendere i soldi ricavati con la ruffianeria perché si poteva uscire solo uno a famiglia, e lui era stato inserito in una lista di persone che non potevano uscire perché non erano famiglia. In quanto soli. Ma vallo a spiegare che significava essere single a vita, a quei burocrati maritati. Così la fame cresceva, e in tv Benedetta Parodi faceva vedere tante di quelle leccornie nelle sue ricette, che al poveretto il buco nello stomaco e nel ventre s’ampliava ancor più. Aveva una saliva acida quanto i succhi gastrici, così quando sbavava vedendo il cibo in tv gli cadeva della saliva addosso ed era doloroso sopportare quell’acido succo, che faceva male come fosse stato liquido ematico di Alien. Quando andò dal suo medico curante, lo scellerato gli prescrisse un rimedio anale, una purga vecchio stile. Questo perché aveva trovato un arnese ottocentesco costruito da un suo avo, il quale si infilava nello sfintere con poca precauzione, generando più d’uno spasmo doloroso a causa di certi insidiosi dentelli acuminati costruiti più per compiacere un conte pederasta e masochista che per curare i malati! Ebbene si trattava proprio del prototipo del primo sex toy…ma sadico e gay… Cosicché passò notti d’inferno con la fame crescente e il bruciaculo dilagante. E aveva pagato anche la parcella al medico, perché aveva vinto le elezioni la destra, e la sanità pubblica era risultata costosa e fuori moda, così il suo medico si era adeguato ai dpcm del premier. Se questo fosse stato tutto, Ugo sarebbe risultato solo un uomo sfortunato,
magari parecchio, ma se vi dico che questo fu solo l’inizio, credeteci. Per curare l’ano irritato e graffiato, si era rivolto a
una seducente figlia di una santona che lo aveva invitato nel suo studio privato, la sua casa, dove mentre la mamma faceva i tarocchi la figlia cuoceva ben bene gli allocchi…Ugo voleva conoscere la bella sgualdrina, ma la pomata che gli rifilò
fu una “sòla”: si trattava di un banale ed affatto taumaturgico soffritto; quindi Ugo si era spalmato nel sedere vivaddio… carote, sedano e cipolla! Tagliate a tocchetti dalle sapienti mani di Madame Vanda, un incrocio diabolico tra Mamma Ebe e Wanna Marchi!…che non aveva fatto altro che infilare le verdurine nel mixer e voilà la panacea era pronta, crema perfetta per ogni culo, buona a tutto ma non a far davvero sano l’ano…La figlia essendo sposata con un messicano (ma senza che si sapesse, perché ogni pretendente nelle sue mani cadesse…) insieme al trio vegetale in quella sorta di “guacamole da clistere” c’era in aggiunta qualche peperoncino jalapeño e così c’è chi giura di aver visto Ugo partire da quella casa prono in avanti come un razzo, erto come un missile, pronto a fiondarsi dentro un cespuglio con la testa, che ovviamente dietro dove la sbatté aveva un rigoglioso spinoso rovo. Quel povero culo aveva subito tanto, e gli doleva sempre più: rosso come un naso di pagliaccio, gli sanguinava, cosicché si abituò subito alle emorroidi che gli crebbero l’anno seguente, grandi come coglioni di mulo e facenti male come pugni su una guancia martoriata da un ascesso…Per rimediare dovette mettersi (là dove non batte il sole e dove il seme del tamarindo non fa nascere piantine lenitive…) dei cubetti di ghiaccio così freddi che un poco faceva ancora male il peperoncino un poco era il gelo che a acuire la sensazione di male abrasivo.(Si ricordò di quel che aveva patito quando, vinto un biglietto per la prima di Harry Potter, gli fu offerto un insolita caramella Tutti I Gusti al sapore di “vagina di vecchia”(offerta dalla ditta di Gwyneth Paltrow) / “chili con carne”/ e “aroma d’assorbente usato”…Pianse,e odiò Hogwarts, e non fece come tutti noi che vedemmo tutta la saga, perdendosi dei bei film.)
Ci volle tempo per somigliare a una persona cui il didietro fosse guarito. Quando avvenne, la sfiga non lo aveva abbandonato, solo si era prodigata di stargli vicino con altre disavventure. Non gli davano il reddito di cittadinanza perché aveva un buon conto in banca, dal quale non poteva però prelevare perché era in bancarotta e lo stato gli aveva congelato i beni. Non poteva lavorare perché non sapeva fare niente, e ogni volta che imparava qualcosa in un corso, oltre a pagare di tasca sua la formazione, quando lo finiva già l’attestato era valido solo come carta igienica perché il mondo del lavoro era andato avanti e tutto ciò che gli era stato appena impartito era già obsoleto. Ciò significava che sia con Quota 100 che con Quota 103 non sarebbe andato in pensione, e siccome non sapeva fare a meno di carboidrati e leccornie non poteva seguire fedelmente la dieta Life120 di Panzironi, di modo che in caso di Quota 120 sarebbe rimasto anche in futuro fregato, non arrivando a vivere tanto. Sfortunato come era, sarebbe anche potuta tornare la legge Fornero. (Che non è di quelle che ti riempie il forno, ma di quelle che nel forno non ci trovi più niente…) L’evoluzione stava diventando involuzione, e il cambiamento climatico era tale che a casa sua l’estate era rovente e l’autunno gelido come un inverno. Non c’erano più le mezze stagioni da tempo, così anche la primavera era troppo afosa, e si sarebbe aspettato ascoltando il meteo un annuncio che reclutasse un matusalemme per costruire una nuova arca per l’imminente secondo diluvio. Non fu scelto per un simile caso, ma il diluvio venne, più o meno: una bomba d’acqua fece marcire tutti i libri che gli piacevano, venduti dall’unica libreria che conosceva i suoi gusti. Così smise di leggere, somigliando sempre più a un orango che a un insegnante di tango. L’acqua ovvio entrò in casa sua, facendo sbiadire le foto che gli erano più care, facendo scoppiare tutti gli elettrodomestici compresa la super tv comprata per l’arrivo del digitale terrestre. Finite quelle di nuova generazione andate letteralmente a ruba, ne comprò usata una di vecchio tipo, e dovette munirla di decoder, che però funzionava a balzi come una trasmissione in codice Morse. Per di più, i palinsesti tv fecero sempre
più schifo, finché il Nuovo Premier decise di mandare i migliori programmi a pagamento e lasciare alle tv solo repliche.
– Coi ricavi aggiuntivi, potrò finalmente eliminare le accise, diminuire le tariffe del canone e calmierare il debito pubblico,
che per colpa di voi cittadini parassiti è alle stelle!,- inveì e promise, senza mantenere. Ugo smise di vedere la tv, sconfortato, pagando ogni anno comunque il canone.
Si sposò con una donna molto brutta e ebbe dei figli maleducati. La donna lo maltrattava spesso e lo picchiava anche. E se gli faceva molto male era anche perché non era una vera donna, ma un ex pugile che aveva cambiato sesso per sfuggire all’arresto, in quanto latitante. I figli loro erano dei suoi scagnozzi in Bolivia, dove spacciava tanta cocaina da imbiancare non solo gli alberi natalizi delle varie capitali del mondo, ma anche l’albero dei fagioli magici di Giacomino. Così ora anche Ugo era ricercato quale complice della moglie/ marito. Un giorno la polizia cilena entrò e violentò tutti. Lui cui il didietro ancora dolente dolse ancora di più; la figliastra Lisa, che era vergine e gridò dal dolore dell’imene lacerato, forte fino a forargli i timpani; e il figliastro Ernesto, che a causa del trauma divenne lupo mannaro. La scena era così triste che il trauma per tutti mai si rimarginò. Un boss li minacciò di morte e così dovettero espatriare tutti; non si rividero più, e parve spiacere solo a Ugo, che alla sua strana famiglia era comunque affezionato. Gli altri si erano annotati i suoi dati, così se si fosse arricchito gli avrebbero svuotato il conto. Ugo andò al polo Nord in un igloo, e all’inizio il suo ano si sentì rinfrescato, gli parve vicino a una definitiva guarigione, senonché i muscoli per il gelo polare gli si intirizzirono e disimparò a cacare, divenne stitico perenne, e ogni volta defecare fu come partorire. I pasticci che cuoceva, certe frittelle di farina di gramigna, filetti di celacanto e rondelle di foca leopardo (acquisite solo dopo aver combattuto corpo a corpo col feroce animale, non sempre propriamente vincendo) erano talmente stoppose e insipide, che perse il gusto. Non solo il piacere, ma anche il senso. Già l’udito l’aveva perso dopo l’arrivo di un tonitruante transatlantico su cui era montata una campana colossale, il tatto e l’olfatto pure per aver toccato e annusato il permafrost senza poter scaldarsi con un falò.
Ogni tanto si era permesso di condirsi con olio di fegato di merluzzo qualche spartano e vegano etto di muschio e licheni, timidamente approntati come insolita insalata. E poiché li aveva prelevati di fianco alla mummia di un uomo del Similaun, prese un’antica malattia paleolitica di cui non esisteva vaccino, e cominciò con l’apparire giallognolo, credendo fosse itterizia. Non morì, perché a un Dio Greco dall’Olimpo cadde una fiala di amarissimo Elisir di Lunga Vita, che gli cadde nel bicchiere. Si ferì la lingua e il palato coi cocci della fiala (che non era di vetro, ma di cristallo di Murano;
assai prezioso ma ugualmente doloroso scrocchiando in bocca quanto il vetro della Saint-Gobain…) Fu condannato a vivere eternamente, ma nella solita sfiga di sempre! Vinse un viaggio nello spazio, e non poté dire di no (perché la ferita alla bocca era stata tale da rendergli l’eloquio abbastanza difficoltoso…)
Partito con pochi essenziali bagagli (un dentifricio con ingredienti cui era allergico e uno spazzolino con cui solitamen te leniva il prurito alle ragadi…), scoprì che non era prevista alcuna sosta ai supermarket spaziali, come previsto
dai depliant, perché erano una bufala. (Quindi uno era il dentifricio, e uno lo spazzolino). Intanto una guerra aveva fatto sì che si scoppiassero gli ultimi barili di carburante fossile, così la Compagnia non poté garantire il viaggio di ritorno. Ugo Prugna fu conosciuto più di Buzz Aldrin: era il cretino sfigato cosmico che visse per sempre nello spazio. Tutte le donne lo volevano: ma non potevano raggiungerlo. Guarì di un’amnesia che non sapeva di avere. Si ricordò allora di aver battuto la testa, e che prima era sposato con una bella e amorevole donna, che lo aveva voluto perché era cresciuto assieme a lui e gli si era affezionata. Aveva un figlio e una figlia. Si ricordo’ tristemente dei loro volti: erano proprio gli sventurati Lisa ed Ernesto, che l’ex pugile che lo aveva reso fraudolentemente bigamo aveva drogato, soggiogato e reclutato con la promessa che gli avrebbe fatto rivedere il padre scomparso. Ad aiutarlo era stato quella ragazza, Matilde Vanessi, che lui aveva venduto e che si era voluta vendicare nel modo peggiore, mirando al cuore colpendolo nel massimo punto debole, la famiglia! Il Nuovo Premier finalmente fu scacciato, e il presidente della Repubblica Italiana (un tempo la sua patria)
gli fece arrivare per regalo un Super Telescopio (sacrificando con una bomba super atomica un pianeta creduto disabitato, invece l’unico in cui ci si sarebbe potuti salvare se ne fosse servito uno simile alla Terra). Con i moti ondulatori di questa mega deflagrazione fece arrivare il pacco con lo strumento ottico. Con esso vide i suoi figli depressi per gli abusi subiti e la moglie che sconsolata guardava spesso il cielo… immancabilmente nel giorno dell’anniversario di matrimonio e nella ricorrenza della data della sua scomparsa! Vedere quanto stessero male per lui, gli rese la vita ancora più insopportabile.
Decise di suicidarsi; ma un meteorite contenente kryptonite lo rese davvero immortale, facendogli fallire ogni tentativo di eutanasia. Ancora oggi potete vedere Ugo Prugna, se avete anche voi un super telescopio. Sì, ha l’aria molto triste, e non si può far niente per ovviare a ciò. A meno che non partiate dove lui è, con abbastanza combustibile per portarlo poi con voi. Ma dovete far presto, perché l’orbita terrestre e quella sua si spostano ogni anno con archi sempre più distanti, finché non saranno un’iperbole irraggiungibile.
Tra non molto, probabilmente.

Pensavo fosse un racconto divertente ,ma il finale mi ha sorpreso
In effetti, doveva essere comico. Poi non so perché, ho voluto cambiare. Forse proprio per stupire il lettore.
Questo il mio racconto preferito che mi ha regalato tanto andava premiato bene.
Poi c’è quello dei colori
Ad maiora
[ #Gold ] Verovale ha donato 25 oro per questo post.
Presto premierò questo ,uno dei miei racconti preferiti !
Eccolo qui uno dei miei racconti preferiti !
Che dire ? Eccellente..
A tratti comico ,ma di una tristezza infinita !!!!!! Credo di avere anche pianto .
Bravo Filippo
Ciao Filippoarmaioli…sono confuso. A mio modesto avviso questo racconto è troppo, come se tu avessi volutamente esagerato la parte comica a dispetto di quella narrativa, creando un corpuscolo simpatico in alcuni punti ma caotico in altri, disperdendo così la verve umoristica. Ripeto…per me.
Usando la parola “troppo”,hai centrato in pieno uno dei miei intenti: esagerare. Alcuni dei miei racconti comici sono volontariamente “iper-grotteschi”. Tra l’altro quello di Prugna è un dramma, anche tristissimo. Quindi nel finale il freno alla comicità era anche per restituire al personaggio la sua umanità.