Un giorno sparii per incontrare il Vecchio Saggio sulla Montagna Sacra. Mi avrebbe spiegato come andare
avanti nella vita e, se ero assai più fortunato, che cosa fosse proprio la vita. E non con discorsi filosofici vacui,
ma proprio con le sante frasi giuste, esatte, su cosa sia stata da sempre e in cosa consista, così la nostra
esistenza, un mistero per ciascuno, ma evidentemente non per lui, mi sarebbe stato rivelato. Quanta emozione
sarebbe stata, e quando sarei evoluto io, nello scoprir tanto! Certo, con queste premesse, il viaggio mi
cominciò con una certa eccitazione.
Nello zaino misi una borraccia piena di té: uno al limone e uno alla pesca
per il tragitto, e uno verde per quando fossi arrivato là. Il té verde infatti ha un che di meditativo, ma alla fine
non è che un buon té e basta. Non è che ti energizzi come il ginseng, o che ti faccia avere le visioni come certi
funghi. E’solo una bevanda per chi al mattino invece della sveglia vorrebbe che la propria mente lo svegliasse
con un gentile: Namasté!…invece del solito trillo spaccatimpani e rompipalle. Mi misi anche del cibo, poca roba,
qualche prodotto da forno. Non mi sarebbe bastato a lungo, ma avrebbe tardato l’arrivo della fame.
Non sapevo quanta strada dovevo fare perché della mia meta…non sapevo bene l’ubicazione; né potevo dire
chi andassi a trovare, né come era fatto. E poi, esisteva davvero? Dove avevo letto di lui, chi me ne aveva parlato,
quale fonte aveva la notizia che esistesse un guru siffatto? Proprio ero uno sconsiderato a partire così alla cieca, sarei potuto perdermi come avviene a chi non si affida a una guida.O avrei potuto imbattermi in malintenzionati e baby gang.
La mia guida era solo il sole. Quando c’era era giorno, quando si coricava, per così dire, era notte.
(Per dire, perché per chi non lo sapesse non è che il sole si accende e si spegne con l’interruttore diurno/notturno:
arde anche quando non lo si ammira. Ecco perché prima o poi finirà la combustione, e saranno cazzi amari.)
Quindi ero in viaggio da qualche minuto, che già mi facevano male i piedi. Dopo qualche ora, ero stremato come se
avessi scalato già un monte. E quando avrei dovuto salire davvero fin su una cima? Mi sarebbero collassati
i polmoni per lo sforzo? Meglio non pensarci. Una parte di me intanto aveva dettato al cervello di badar bene
di mangiar correttamente, senza spargere briciole a terra:ogni parte dei miei pasti doveva finire dentro di me.
Ogni minima caloria mi era utile.
Perché chissà quando avrei mangiato ancora, non avendo molti soldi con me.
Passarono un sacco di giorni, e a casa erano certo già preoccupati perché non ero riuscito a spiegare dove andavo.
Non me l’ero sentita di dir loro quanto a lungo prevedevo di star lontano da casa. Camminavo a caso quasi.
Sapevo che era una montagna, quindi arrivai alle montagne più vicine a casa mia. Là avrei chiesto a un saggio
qualsiasi di montagna quale fosse il monte migliore: là avrei trovato la persona speciale che cercavo.
Era un piano cretino, ma ero assai giovane quando partii quindi non è che ragionavo proprio come avrei dovuto.
Se fosse stato così non sarei partito, e certo non per quel motivo.
Arrivato a *, il té al limone era per metà finito. Aprii quello alla pesca. Arrivato a metà, avrei prima finito
quello al limone e poi di nuovo alla pesca. Solo dopo, avrei aperto il té verde. Questo era il mio piano
nell’idratarmi. L’acqua l’avevo già finita, ed avevo riempito la bottiglia con quella di una fontana.Trovai Puddu Nicola, pastore sardo, col suo bel pane carasau sottobraccio e un porcelletto ai piedi,grugnante, vivacemente ignaro d’esser vivo ancora per poco; alla domanda su quale fosse la montagna migliore, questo Puddu mi rispose che per lui era quella in cui già ero arrivato. La sua. Là aveva le sue pecore, la sua vita, e la vita è una cosa
importante, quindi stavo per credergli, che là dove eravamo fosse il luogo migliore. Poi vidi i visi della gente,
e mi resi conto che non poteva starci un tizio illuminato dalla sapienza superiore in un posto come quello.
Dai. Chi ci avrebbe creduto.
Così proseguii sperando di vedere una stella cadente, ma a cadermi fu solo cacca di piccione sulla giacca.
Porca zozza. Porco uccello e zozza la miseria per davvero…Quindi mi ripulii, ma solo dopo aver trovato
un’altra fontana. Eh, sì, ero partito d’estate, ma era passato tanto tempo già. Le montagne su cui camminavo
ora non erano più quella di prima. Puddu era lontano ormai, con le sue pecore e la sua stolidità, felice della sua quotidianità. Lui. Mentre io ero orfano in una terra lontana, orbo di speranze ormai, e tentato sempre più dal tornar dietro. Finché, dopo un anno, credetti di averlo trovato.
La montagna era in provincia di *.
Ci ero arrivato davvero camminando tanto. E quel vecchio pareva davvero il Vecchio Saggio!
Aveva tutta l’aria di esserlo almeno. Gli altri abitanti avevano pure là dei visi così poco intelligenti.Lo seguii per mesi. Finché mi rivolse la parola. Parlava come tutti. Ebbe pietà di me, e mi invitò a casa sua. Essa era troppo ben arredata perché lui fosse lui. Così lo ringraziai e ripartii.
La seconda volta che trovai un vecchio che forse era il mio, anche stavolta lo seguii. E vidi con stupore che viveva in una caverna! Certo che doveva essere lui. Finché scoprii che era uno speleologo. Non abitava nella grotta, che era luogo di lavoro, e neanche nel capanno dove mi aveva portato il seguirlo. Dietro a esso, c’era una villa. No, non era neanche lui.
Il terzo vecchio sospetto, doveva essere lui. Infatti credo proprio che lo fosse.
Anche stavolta attesi che fosse lui a rivolgermi la parola.
Abitava in una caverna! Davvero!
Era vestito di stracci, parlava a volte a vanvera, altre dicendo frasi davvero profonde.Quando mi risolsi che doveva essere lui per davvero, allora glielo chiesi:
– Maestro, qual’è il senso della vita?.-
Lui ci pensò su; ma non perché non sapesse rispondermi, quanto per umilmente darmi l’impressione di essere
un comune mortale, e di aver bisogno di tempo per riordinare le idee. Sospirò. Inspirò. Espirò.
E mi rispose:
– Giovane viandante, ti fa onore che tu me lo chieda. Tanti non si fanno più domande. E tu mi hai fatto quella
più nobile. Vedi, il senso della vita è…-

Molto molto profonda, sarei curioso di sapere qual è il senso della vita per il vecchio saggio… scherzo! Molto apprezzata, profonda e ironica allo stesso tempo… mi dirai poi se sbaglio
L’ironia sta nel fatto che l’ultimo vecchio può essere il saggio, come anche uno qualsiasi. Il fatto che la risposta non viene data è sia per non farmi dire il mio parere (che risulterebbe unico,lapidario) sia per suggerire appunto che chi parla non ha risposta, perché non è uno speciale.
Bravo come sempre buon pomeriggio.
Grazie.
Qui il contesto è leggero.
Ma per stavolta niente parolacce.
Il senso della vita è saper apprezzare anche le piccole cose che diamo per scontate, un bel viaggio alla ricerca di risposte che non sempre troviamo!
Grazie. In realtà mi sono ispirato al racconto di un altro qui su Owntale.
Il mio ha come idea in più un dilemma:
alla fine il protagonista ha incontrato il vero Vecchio Saggio…o l’ennesima persona qualsiasi?…
Ad Appestata piace molto questo racconto