Purtroppo sì, siamo arrivati alla fine. Mi ricordo ancora, dei lunghi pomeriggi che passavamo insieme, a giocare con le macchinine e a fare i piccoli “chef”. In verità, mi ricordo tutto. Mi ricordo delle caramelle che portavo di nascosto e delle nostre facce completamente segnate dai pennarelli e di acquerelli. Mi ricordo dei tuoi capovalori fatti a mano libera, mi ricordo anche che io ero una schiava quindi guardavo te dipingere, desideroso di possedere anch’io quel talento. Mi ricordo delle lunghe litigate, dei lunghi pianti a dirotto, degli “addii” e dei “a presto”. Mi ricordo delle occhiate di Pace solenni, dei lunghi abbracci e dei sorrisi spensierati. Mi ricordo che eravamo una cosa sola, e che senza di te il mio mondo sarebbe crollato. Mi ricordo che ti pensavo sempre, e la sera guardavo le stelle, angosciato di cercare la tua. Mi ricordo ancora, delle tue guance rosse quando ti mettevi a ridere, e dei tuoi occhi docili quando sapevi di aver sbagliato. Forse all’epoca eravamo troppo piccoli, ma non pensavo che avrei vissuto la mia vita senza di te.
Eppure, quei tuoi occhi tanto espressivi non li ho più rivisti. Quei tuoi discorsi concitati e quelle tue risate spensierate non le ho più sentite. Dopo un po’ ho smesso di cercare te, e quel tuo viso vivace. Dopo un po’ ho smesso di guardare la tua stella ed essa è diventata una stella qualsiasi. Dopo un po’ ho incominciato a dimenticarmi tutto. Però in fondo tu non ti sei dimenticata niente.
E questo mi rattrista. Mi rattrista pensare che forse in strada ti ho visto ma che non ti ho salutata. Mi rattrista pensare che un tempo il mio cuore era tuo e il tuo era mio. Mi rattrista pensare, che adesso potremmo essere insieme, a guardare un film che ci farebbe ridere e piangere allo stesso momento. Mi rattrista pensare, che forse di te ho perso tutto, e che mi rimangono solamente miseri ricordi. Solo adesso mi rendo conto, che avevo chiuso quella parte di me dietro un portone di ferro, e che forse avevo chiuso anche te. Mi dispiace sapere che forse non troverò mai qualcuno come te, e che tu eri la persona perfetta, ma che ti ho perso, forse per sempre.

Bel testo apprezzato complimenti!
Non capisco se a parlare è un maschio angosciato o una femmina dato che si dice schiava.
E poi la persona persa è solo lontana o morta?
Caro Filippo, scusa per l’incomprensione! In realtà a causa del correttore automatico schiappa è diventato schiava. Si, a scrivere è un maschio angosciato e desideroso di tuffarsi nuovamente in questi lassi di ricordi d’infanzia. Scusate per l’incomprensione
Ci sono interrogativi che non troveranno mai risposte, la perfezione non esiste, il ricordo resta perfetto per far porre tutte queste domande, intensa e significativa!
Profonda e molto significativa, ti fa capire come certe persone siano importanti nella nostra vita