Leggere scrivere e pubblicare Racconti online su Owntale

Una piattaforma ricca di funzionalità dove pubblicare, leggere e scrivere racconti gratuitamente. Mettiti alla prova e raggiungi il punteggio milgiore!

Ormai da due anni non vedo altro che il mare.

Le lontane dense onde come il vini che s’infrangono violentemente contro le late scogliere, i riverberi lontani delle maree e il continuo stridio dei gabbiani affamati: fanno della mia, una monotona esistenza.

Un’esistenza spesa alla difesa del mio paese.

Un guerriero solitario posto all’estremità del mondo con un unico straziante compito: osservare l’infinito orizzonte spumeggiante in cerca di tracce di navi nemiche.

In caso di attacco, con un allarme fatto di un’enorme campana di  ferro, avrei chiamato gli ausiliari alleati che dovrebbero intervenire immediatamente.

Peccato, che di forze ausiliarie non ne si hanno le notizie da circa un anno. I barbari ormai hanno sconfinato a nord, aprendo una breccia nel Vallo; i nostri si sono ritirati, eppure io rimango qui, inerte di fronte ad un caotico susseguirsi di eventi che porteranno di sicuro alla caduta del nostro Impero.

Potrei riposarmi: posar lo scudo su quella roccia là, sfilarmi lo scomodo ferreo ciminiero o conficcare per sempre la mia hasta sulla ruvida e deserta spiaggia.

Una piccola torre d’avvistamento mi fa da casa e cerca di confortarmi nei momenti della più dura angoscia. Le notti insonni piene di incubi ed interminabili sogni mi stremano; ora l’unica cosa che mi riscuote è la fredda brezza marina che s’insinua tra la mia incolta barba da veterano.

Da veterano infatti, ho visto molto sangue e conosciuto molta gente e molti luoghi, ma mai una solitudine così vasta si era impossessata di me prima d’ora.

Riuscivo ancora malgrado tutto, a tenere ben stretto il pesante scudo con quell’iscrizione in greco sopra ed a sollevarlo correttamente. 

La mia sola preoccupazione è di far sventolare il vessillo sopra alla torre: il mio simbolo, il simbolo del mio Impero. L’unico ponte tra questa verde prateria e casa.

La stanchezza si fa sentire con assieme la vecchiaia ed oramai comincio a credere che proprio la mia casa non la rivedrò mai più.

L’ultimo avvistamento ?

Non vi furono avvistamenti dai tempi di Claudio. Eppure qualcosa spinse il centurione a mandarmi in mezzo a questi due deserti: i flutti del mare e la sterminata prateria.

Potrei ribellarmi o addirittura disertare però il mio senso del dovere me lo impedisce. Gli ordine del console non si mettono ami in discussione.

Ora di dormire. Domani mi sveglierò sicuramente meno in forze e con la solita vista di ogni gelida nordica mattina. Gli anni però passano anche troppo velocemente ed i limiti di un vecchio soldato si fanno sentire .

La mia età non mi permette più di combattere ; questo non lo sa il nemico come non lo sa il mio impero. Sono conscio del fatto che uno sforzo eccessivo mi manderebbe direttamente all’altro mondo. I miei pensieri e le mie ansie continuarono a perseguitarmi, fino a quando la mia monotona quotidianità fu sconvolta da un ospite.

Si chiamava Ynitsed, a sua detta, un vecchio e solitario druida di passaggio.

-Perché non te ne vai ?- mi domandò.

-Non posso devo proteggere il mio paese sa, io sono nato qui- 

Sembrò stupito dalle mie parole.

-Non esiste alcun tuo paese. L’Impero è crollato-

-No ti credo-

-Vattene finché puoi-

-No. Io non ti credo-

-Perché metti a repentaglio a tua stessa vita per un ideale morto e sostituito ?-

Lo squadrai da capo e piedi con durezza.

-Non si mettono mai in discussione gli ordini del console-

-Ricordati se sfiderai la vita, perderai-

Detto ciò, se ne andò per la sua strada.

Non l’ho mai più rivisto.

Adesso sono di nuovo qua che aspetto; come tutti i giorni del solito.

All’alba del terzo giorno dopo la visita del Druido, quando sbirciai l’orizzonte ardente notai qualcosa d’insolito: navi che s’avvicinavano alla costa; le vele nascoste dalla nebbia.

Non importa. Corsi immediatamente alla campana e la scossi fino allo sfinimento.

Il segnale è questo mi dissi, perché non arrivano i rinforzi ?

Lo sforzo mi stremò ed un’enorme stanchezza mi costrinse a letto. 

Provai un dolore lancinante al petto e con le lacrime agli occhi e la stoffa del vessillo tra le mie nodose mani, spirai per l’Impero. 

L’esercito scese dalle imbarcazioni disponendosi gloriosamente sulla banchina e prese ad avanzare fra gli stretti fiordi.

In prima fila marciavano le aquile sostenute dagli aquiliferi, seguiti al passo di cavallo dai centurioni dall’elmo piumato. Poi le legioni: migliaia di soldati in perfetto ordine di battaglia cantavano all’unisono sbattendo a ritmo cadenzato gli scudi, l’antico canto al sole, contenti di essere finalmente approdati. I legionari sorridevano e con gli elmi ed i foderi argentati battevano la strada per la coraggiosa cavalleria dagli speroni d’ottone e mentre i cavalli sbuffavano venne l’Imperatore dal purpureo mantello. I suoi occhi scolpiti in un volto segnato dalle guerre seguivano contenti lieti l’entrata del suo esercito.

Le vele ora si spiegavano sospinte da un forte vento da Levante mostravano con trionfo la loto provenienza: Roma. 

Un novellino della prima fila tutto eccitato per la spedizione sentendo un lontano sbatacchio di campana provenire da un’altura delle scogliere, perplesso domandò al vicino: 

-Cos’è stato ?-

-Niente, forse solo un vecchio pastore che sentendoci arrivare chiama a raccolta le sue bestie sparse per la brughiera- 

2
0
TAGS:

Commenta il racconto di

Lascia un commento

3 Comments

  1. Alcano
    Alcano

    Destiny al contrario, bravo.
    Mi è piaciuto il tuo racconto, è desolante ma mai disperato.
    Quel soldato mi ha ricordato quelli giapponesi dispersi nelle isole del pacifico per i quali la guerra non era finita se non lo diceva il loro imperatore.