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“Non so come, non so perché, la mia vita potrebbe essere definita un macello. Sono molto indeciso persino nel definirla un macello, perché sono confuso, sì, sono una persona confusa. È la mia scusa generale, e la appioppo a tutto perché mi permette di non pensare. Credo, credo che sia un ottimo modo per attraversare indenni quei periodi di transito, quelli che sai di non essere né carne né pesce, tanto per evitare il delirio, i reflussi del periodo quello degenere che veniva prima e la decisione su come dovrebbe essere quello che viene dopo. Sì, non è male e mi ci trovo bene. L’altra sera ad esempio sono uscito con una compagnia di amici, e fra l’alcol e gli sguardi ai culi delle donne si creavano anche certi discorsi in cui ognuno dei miei amici aveva una posizione. Una posizione stabile, ferma, retta da argomenti e ragionamenti che, cazzo, ti viene da reggerti le palle dalla paura solo per questo. Ammirevole, davvero ammirevole, mi sconquassano persone del genere.
C’era Diego, ad esempio, che è un appassionato di politica. Sì, è davvero portato per il sociale, e lo ammiro molto per questo, è incredibile. Se la prende sempre a cuore, si prende a cuore la gente e si mette lì a discutere e a portarti verso quel mondo impegnato, pieno di parole come “uguaglianza”, “comunità”, “condivisione”, e poi… poi sembra che tutto il resto del mondo sia sbagliato, coi suoi occhi, e tu non puoi far altro che dargli ragione perché è vero. Nel mondo accadono sempre così tante cose brutte, il mondo è pieno di male, di cose brutte. Non sono tutti così fortunati come noi e compito dell’uomo è aiutare i suoi fratelli più bisognosi.
Poi c’è Piero. Lui è un tipo pragmatico, un gran lavoratore. Anche lui prende molto a cuore le situazioni collettive, ma è anche molto selettivo. Nel senso che non le spara grosse, e si concentra sul presente, sul contingente e su chi ha accanto. È ammirevole, davvero ammirevole, proprio come Diego. Solo che lui è più lungimirante e sa che non bisogna eccedere. Nel senso che ci sono modi e modi di trattare gli altri, e lui li conosce. Non è giusto che noi accogliamo tutti fino all’esaurimento. Nel senso, dovrebbe esserci un esaurimento posti in Italia come in quelle serate a ingresso libero all’arena per vedere un film d’autore, e ci si prende cura, almeno per bene, di quelli che hanno avuto la possibilità di sedersi. Ed è loro diritto un simile trattamento, la sedia è un loro diritto, stare seduti è un loro diritto. E allora perché altri dovrebbero pretenderla se è tua?
Ma nessuno, nessuno, è come Armando. Oh mio Dio, Armando. Lui sì che sa amare. Non gliene fotte un cazzo delle prediche degli altri su ciò che sarebbe bene le comunità, perché lui ama, incondizionatamente, spensieratamente, senza distinzioni. Mi viene da piangere a sentire certi discorsi, perché mi fa comprendere quanto tutto sia sbagliato a volte e, oh Dio, quanto ama le persone. È lì che gli sorride, passi chi passi, passi quel che passi, bidoni dell’immondizia, cessi ambulanti, punkabbestia, venditori di rose ai tavoli. Se potesse darebbe loro pure le sue mutande e mi fa credere che potrei e dovrei e vorrei farlo anche io e oh mio Dio, sì!, vi riempio di cose, di soldi che non ho, di attenzioni, di sorrisi e poi

Poi finisce la serata, mi ritrovo a camminare in mezzo alla nebbia della pianura, fra le stradine tipiche della città dritto verso casa e mi confondo, non capisco. La mia posizione, qual è la mia posizione, ho una posizione, un talento, una preferenza. Pare io abbia il talento per restare nella posizione della non preferenza perché sì, perché non mi faccio idee e non ho idee, pare che io non ne abbia mai avute. Poi mi ritrovo a letto, sfatto, sfinito e pieno di insoddisfazione e mi chiedo cosa ci sia di sbagliato in me. Perché non ho posizioni, preferenze, idee e talenti. Mi rifarò domani, sì, leggerò, studierò, ascolterò dei podcast culturali e sarò un uomo diverso che farà discorsi importanti, che farà faville al tavolo del pub mentre tutti continueranno a far finta di ascoltare per poi replicare.
Ma domani, domani.
A domani con la prossima tiritera.”

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Cryptos
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3 Comments

    1. Cryptos
      Cryptos

      Ciao Alcano! Grazie mille per il tuo commento (o meglio dire non-commento?). Accetto volentieri critiche anche su ciò che è personale. Alla fine chi scrive lo fa su cose che conosce, che siano situazioni, oggetti, pensieri e sensazioni, persino involontariamente.

      1. Alcano
        Alcano

        Grazie di avermi dato l’assist per una cosa a cui tengo molto; chi scrive fantasy (o altro tipo di racconto, io amo il fantastico quindi scrivo quello) lo fa basandosi sulle sue emozioni ma ovviamente totalmente distaccato dalle sue esperienza personali perché non è ciò che il lettore normalmente cerca. Va da sé che scrivendo un racconto, diciamo empirico, irrazionale devi comunque basarti su qualcosa che il lettore conosce, che non lo estranei totalmente: anche se scrivi di draghi con sette ali li infilerai in un contesto medioevali che il lettore percepisce plausibile.
        Può sembrare strano ma è così, per questo pur avendo molto apprezzato il tuo stile non mi sono addentrato in commenti magari inopportuni.
        Ad maiora.