Il cavallo andava lentamente,
immerso in una calma senza tempo,
che sentiva appartenere alla sua natura più profonda.
Lontano,
molte criniere mosse dal vento,
gli indicavano la fine del suo viaggiare.
Gli amici ritrovati,
nel pascolo abbondante,
di una primavera senza più limiti.
Era arrivato,
seppur nessuno gli avesse mai spiegato com’era la sua casa,
era riuscito non solo a ritrovarla,
ma anche a riconoscerla.
Nel viaggio,
aveva incontrato paludi di coccodrilli,
ma non si era confuso,
pur non sapendo,
aveva scelto di andare oltre.
Avrebbe camminato tutta la vita,
senza risparmio di forze o arrendevolezza della mente,
perché in cuor suo sapeva,
che quanto si era prefissato di raggiungere,
era solo celato da una nube di angoscia,
ma da sempre lì vicino,
accanto a lui,
a portata di vita.
Una volta raggiunta la meta,
con la bocca intenta a cogliere un erba tutta buona,
la sua memoria indelebile,
gli raccontò in un solo attimo,
Il dolore vissuto.
Nello stesso istante,
un anima affine,
si fece prossima e con la gentilezza propria della nobile specie,
capace con i denti di ciò che le mani dell’uomo,
troppo spesso non sanno fare,
prese la sua sofferenza,
e la fece anche sua.
Così avvenne anche con un altro,
poi un altro,
e un altro ancora,
fino a quando quella memoria dolente,
divenne quella di tutti,
suddivisa così tante volte,
da non essere alla fine,
un peso eccessivo per nessuno.
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Bella Luisa, profonda, come ogni cosa che scrivi sempre.
Grazie Ignotochi, sento il mondo andare a rotoli…
Come mai? Mi dispiace molto. A volte bisogna solo allontanarsi un po’ da tutto!
Se mi aiuti a trovare un qualsiasi giuro qualsiasi lavoro, mi allontano!
Eh, quest è un bel problema, non resta che cercare crecare, cercare o crearselo. Ma non abbatterti o demoralizzarti, se no non reagisci. Un abbraccio