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Quella notte Arden si dimenava nel sonno, stava facendo un brutto sogno che riguardava il suo passato che si teneva in una piccola parte del suo cuore rinchiusa, come se avesse un lucchetto.
Si svegliò tutto sudato, si girò per vedere che ore fossero, erano le cinque del mattino, mancavano due ore prima che iniziasse a lavorare.
Arden stette a guardare la fotografia appoggiata al comodino.
«Ho rifatto quel brutto sogno… se tu fossi ancora qui, nulla sarebbe successo.»
Si portò le mani vicino ai capelli e scoppiò in un pianto, poco dopo si riprese e andò in cucina a prepararsi la colazione.
Nel frattempo che si teneva stretta la tazza del cappuccino il suo telefono vibrò, era un messaggio da parte di Erika che gli augurava il buongiorno.
Ricambio velocemente il messaggio e finisco di fare la colazione per poi andarmi a cambiare.
Esco di casa controllo nella buca delle lettere se mi è arrivato qualcosa ma niente.. poi inizio a percorrere immerso nei miei pensieri la stessa identica strada di ogni mattina, è monotona.
Arrivo d’avanti all’entrata e trovo Erika che si stava fumando una sigaretta.
Appena mi vide, spense la sigaretta e mi venne a salutare con un bacio sulla guancia.
«Buongiorno Arde.» Mi disse sorridendomi.
«Buongiorno Erika, entriamo?» Gli ricambiai il saluto, intanto lei mi fece il cenno con la testa e ci dirigemmo all’interno.
La sovraintendente Dixon ci chiamò nel suo ufficio che era in fondo al corridoio, per una cosa molto importante così diceva il richiamo.
Sulla porta incontriamo il sergente Royce anche lui richiamato come noi.
«Buongiorno Royce.» Diciamo amichevolmente io ed Erika.
«Buongiorno ragazzi.»
Bussiamo, intanto aspettiamo il permesso per farci entrare.
«Entrate pure.» Disse la sovraintendete da dietro la porta.
Entriamo senza far rumore, a Dixon non gli piaceva il chiasso di prima mattina e richiudiamo la porta.
«Buongiorno sovraintendente, come mai questo richiamo?» Chiesi io.
Lei si alza in piedi e si chiarisce un attimo la voce poi iniziò a parlare:
« Vi ho richiamati perché dovete ritornare immediatamente nella residenza dei Matson e recuperare tutti i suoi apparecchi elettronici, oltre che fare un’ispezione alla camera per ricavarne delle prove.»
«Ai suoi ordini, un’ultima cosa, dovremmo ancora parlare con la signora Matson e i figli.» Disse Erika al mio posto.
«Non preoccupatevi gli ho già informati che dovete recarvi lì, potete parlarci anche più tardi, però ora veloci! Che non abbiamo tempo da perdere e siamo solo all’inizio dell’indagine.»
Annuimmo tutti e tre, andammo a recuperare la macchina che si trovava nel garage della centrale.
Feci andare al volante Erika, io mi metto nel sedile di fianco al suo e Royce dietro.
Accendiamo la radio per sentire un po’ di notizie, ma finisce su un canale che stava trasmettendo una canzone a me familiare, così prima che Erika stesse per cambiare il canale la fermai.
La canzone che stava trasmettendo è “il regalo mio più grande” di Tiziano Ferro, mi portò alla mente così tanti ricordi che delle lacrime stettero per uscirmi ma le fermai prima che potesse accadere, non mi voglio far vedere una persona sentimentale dai mie colleghi.
«Arden, stai bene?» Mi chiese Erika preoccupata vedendomi in quello stato e con gli occhi tutti rossi.
«Si certo non preoccuparti, ho solo dormito poco, grazie per avermelo chiesto.» Gli sorrisi e lei sorrise a sua volta.
Poco dopo arrivammo d’avanti al cancello della villa dei Matson, il l maggiordomo ci intravide e lo aprì subito, intanto noi parcheggiammo la macchina nel vialetto.
«Buongiorno, ben arrivati, vi stavamo aspettando, vi prego di seguirmi.»
Lo seguimmo fino all’entrata, anche se l’avevo vista ieri mi pareva ugualmente una casa magnifica.
Ci fece accomodare nel salotto dove troviamo il signor Matson seduto su un divanetto, che si stava fumando un sigaro.
«Buongiorno Sergenti»
«Buongiorno signor Matson» Lo salutammo in coro.
«Mi è già stato detto tutto, mia moglie con i miei figli arriveranno a momenti, volete prima ispezionare o parlare con loro?» Ci chiese grattandosi la nuca con la mano destra.
«Prima parliamo, tanto abbiamo tutto il giorno, così poi non vi recheremo fastidi» Risposi io.
Chiacchierammo per un po’, gli chiesi altre informazioni su sua figlia ma non mi disse niente di più, non era stato molto presente in questi ultimi giorni era partito in Italia per lavoro.
Poco dopo sentimmo una voce strillante insieme ad altre due che parlavano più a bassa voce.
«Salve, io sono Isabella, questi sono i miei due figli Ian e Frank.» Sbottò lei con una presentazione abbastanza discreta.
Pareva una donna bellissima, elegante e piena di saggezza ma se parlava tutto questo spariva, la sua voce e i suoi modi non gli donavano per niente, ma feci un sorriso e mi presentai.
«Buongiorno, io sono il detective Parnell, lei è la sergente Dodd e lui il sergente Royce, stiamo indagando sulla morte di sua figlia e ci servirebbe molto parlare anche con voi per aiutarci in tutti i modi possibili.»
Appena la signora sentii “sulla morte di sua figlia” inizio a piangere, suo marito li andò in contro consolandola e facendola sedere di fianco a lui, mentre i suoi due figli si erano già seduti senza batter ciglio.
«Scusate, mia moglie è molto sensibile ed è ancora sotto shock alla morte di Clarissa, gradireste un tè? Poi iniziamo a parlare, sennò potete iniziare con i nostri due figli.» Disse il signore, con un tono dispiaciuto ma frustato mentre il figlio più grande gli mandò un’occhiataccia.
«Si grazie mille.» Risposi gentilmente.
Il signor Matson portò nel frattempo la signora nella camera di fianco per farla calmare un po’, intanto cercai di rompere il ghiaccio con i due ragazzi.
«Mhh.. allora Ian e Frank, che scuola frequentate? Avete fatto per caso la stessa di vostra sorella?» Iniziai ad aprire discussione con una semplice domanda.
«Io no, ho finito due anni fa la scuola e non frequentavo la stessa di Clarissa non eravamo in buoni rapporti.» Sbottò il più grande, Frank.
Royce alzò un sopracciglio, come se fosse turbato dalla situazione.
«Io sono al terzo anno, un anno in meno di Clarissa, eravamo nella stessa scuola, non date retta a mio fratello, è in sotto shock quanto me sulla sua morte»
Questa cosa mi stava già turbando abbastanza però continuai a fargli altre due domande.
«Com’era Clarissa a scuola c’era qualcuno che per caso la voleva morta?»
«Lei era gentile, brava con tutti nessuno poteva odiarla, era l’anima delle feste, tutti i ragazzi gli andavano dietro, però lei non voleva nessuna storia seria; almeno così so» Continuò a dirci il più piccolo…poi..
«AHAHAH Clarissa una brava ragazza?! Sul serio? Era una poco di buono, non si faceva mai gli affari suoi, a me dava fastidio che si intrometteva sempre, per quello ci ho litigato Sono scoppiato non c’è la facevo più, Royce era sbalordito mentre Erika appoggiò la mano sopra la mia come se volesse dire “hai ragione”.
Mi alzai e andai nella sala di fianco dove c’erano i signori Matson, ma nessuno dei due era lì, ritornai in salotto e ne parlai con i miei colleghi che decidemmo insieme di prendere le cose ed esaminarle alla centrale.e non l’ho più vista in questo periodo.» Ian scoppiò in una risata che mi fece girare.
«Basta io mene vado, ho sentito abbastanza, interrogherò uno a uno alla centrale, qua sembra che ci state solo prendendo in giro.»
Sono scoppiato non c’è la facevo più, Royce era sbalordito mentre Erika appoggiò la mano sopra la mia come se volesse dire “hai ragione”.
Mi alzai e andai nella sala di fianco dove c’erano i signori Matson, ma nessuno dei due era lì, ritornai in salotto e ne parlai con i miei colleghi che decidemmo insieme di prendere le cose ed esaminarle alla centrale.

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Lochemartina

Sono una ragazza di 19 anni che gli piace scrivere storie :3 spero vi piaccia la mia storia.

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